Della categoria degli scrittori seri, Friedrich Wilhelm Nietzsche è tuttora il più letto. Il superbo desiderio da lui espresso un giorno in una lettera contro Brandes : « un paio di lettori, di cui si nutra stima, altrimenti nessun lettore », non si è adempito. Si moltiplicano le edizioni delle sue opere e si moltiplicano gli scritti che trattano di lui. Una schiera di solerti discepoli, in massima parte letterati e artisti, seguono il suo nome. Le sue teorie si trasformano in articoli di fede, che vengono fraintesi e compromettono Nietzsche. È manifesta l'influenza del suo stile sui rappresentanti del « moderno » nella nostra letteratura. Si cerca di imitar lui, che né è imitabile, né è da imitare. E la no stra epoca ne ha fatto il filosofo di moda solo perchè non lo ha compreso.
A volerlo lodare, si urta contro il suo sentimento: « Io tesi l'orecchio a l'eco ed ascoltai soltanto lodi », dice in nome suo il « deluso ». Ma col volerlo confutare ci si accosta troppo tardi a lui. Egli accenna a se stesso, quando dice, nel Viandante e la sua ombra (Afor. 249) : « Questo pensatore non ha bisogno di nessuno che lo confuti : a ciò basta lui stesso ». E poi, quando si ha da fare con una personalità, non la si confuta; si cerca di intenderla.
Un principio direttivo dell' estetica moderna antepone all'opera la personalità dell'artista. Ciò dieci è comunicato dall'artista e su cui riposa la sua vera azione, non è soltanto — o non è in prima linea — l'obietto dell'opera sua, ma è bensì egli stesso nell'opera sua, il suo modo di concepire l'oggetto, la sua disposizione di animo, la sua gioia di creare. Opera e persona sono divenute tutt' uno in ogni creazione puramente artistica. Questo principio può venire applicato anche alle creazioni del pensiero filosofico, se queste, per la origine loro, sono affini a opere d'arte, e precisamente può venire applicato ai pensieri contenuti negli scritti di Nietzsche.
Nietzscheè il più personale dei pensatori. Egli ha attinto alla sua personalissima esperienza l'affermazione , che ogni filosofia è stata finora « l' autoconfessione del suo autore ed una specie di mémoires involontarie, e che « nei filosofi non esiste assolutamente nulla di impersonale». Milli ipsi scripsi !— per me medesimo lo scrissi — esclama egli riferendosi a ciascuna delle sue opere. « I miei scritti parlano esclusivamente delle mie vittorie, — è detto nel proemio al secondo volume di Cose umane, troppo amane — «io vi sono dentro con tutto ciò che mi fu ostile, ego ipsissimus, anzi addirittura, se è lecita un'espressione più audace, ego ipsissimum ». E perciò i suoi libri non debbono nemmeno essere i « soliti libri »; essi sono cose vissute, i libri « più vissuti »,.... pensieri sotto forma di cose vissute.

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 01 Marzo 2012 19:46 )

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