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> L'eterno ritorno e la volontà di potenza.
NIHILO
messagio Feb 5 2008, 12:02 PM
Messaggio #1


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Cari amici del Forum, mi sembra che sia
giunto il momento opportuno per introdurre
un altro tema centrale del pensiero nicciano,
considerati i buoni sviluppi che sta avendo il
nostro dibattito sull'eterno ritorno.
Come si concilia la dottrina dell'eterno ritorno
con quella della volontà di potenza, o meglio,
c'è, nella prospettiva nicciana di fondare un sapere
che si proponga di penetrare l'ente nel suo insieme,
un nesso sistematico - intendendo per nesso
sistematico un legame che salda ed incardina
in un ordito teoretico coerente le due dottrine -
fra questi due capisaldi?
Taluni autori, in primis Loewith pongono in evidenza
il carattere antinomico di questo nesso, ritengono
che giustificare la compenetrazione tra EWDG e WZM
sia arduo sulpiano della argomentazione logica ma
anche filosofica.
Il dado è tratto.


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NIHILO
messagio Feb 19 2008, 09:05 AM
Messaggio #2


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Secondo Heidegger EWDG e WZM sono strettamente
interconnessi; l'uno è MODO DI ESSERE DELL'ENTE
e l'altro è MODO DI COSTITUZIONE DELL'ENTE.
Nietzsche configurerebbe la volontà di potenza come
tendenza dell'ente al proprio AUTOPOTENZIAMENTO
- SELBSTUEBERMAECHTIGUNG, se ricordo bene il termine
tedesco - quindi come AUTOSUPERAMENTO - SELBST-UEBER-WINDUNG -,
di contro al darwiniano istinto di autoconservazione.
A giorni riporterò su questo topic l'aforisma ANTI-DARWIN, di cui
qualche tempo fa ha parlato diffusamente Joseph.
P.S.
Joseph!
Wilsst du endlich herrauskommen, Mensch!
Himmel!
Besuch uns frueh!!


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Joseph de Sil...
messagio Feb 19 2008, 10:47 PM
Messaggio #3


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CITAZIONE(NIHILO @ Feb 19 2008, 09:05 AM) *
P.S.
Joseph!
Wilsst du endlich herrauskommen, Mensch!
Himmel!
Besuch uns frueh!!

Eccomi qui: sono assente da un po', ma naturalmente ho continuato a seguire il forum. Il tema che proponi è molto denso e spero possa innescare un interessante dibattito. Nei prossimi giorni tornerò a partecipare attivamente.
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NIHILO
messagio Feb 20 2008, 09:24 AM
Messaggio #4


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Wohllllllllllllllll!!!
Wir warten auf Nachrichten von dir.


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NIHILO
messagio Mar 4 2008, 09:24 AM
Messaggio #5


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Af. 684 WZM, sez. 8, gruppo aforismi 14, af. 110, ed. critica Colli-Montinari,
primavera 1888.

ANTI-DARWIN. L'ADDOMESTICAMENTO DEGLI UOMINI: quale valore
definitivo può avere?
Un addomesticamento, in genere, ha valore definitivo?
Si hanno ragioni per negare quest'ultima ipotesi.
A dire il vero, la scuola di Darwin fa grandi sforzi per
persuadere del contrario: sostiene che L'INFLUENZA DELL'ADDOMESTICAMENTO
possa diventare profonda , anzi, fondamentale.
Per ora, noi ci attestiamo sull'antico: nulla finora si è dimostrato, se non
un'influenza del tutto superficiale operata dall'addomesticamento - oppure
la degenerazione.
E tutto ciò che riesce a sfuggire alla mano e all'educazione dell'uomo ritorna
quasi subito al suo stato naturale.
Il tipo rimane costante: non si può "dènaturer la nature".
Si mette in conto alla lotta per l'esistenza la morte delle nature
più deboli e la sopravvivenza delle più robuste e meglio dotate:
quindi si immagina UNA CRESCITA COSTANTE DELLA PERFEZIONE DELLE CREATURE.
Al contrario, noi abbiamo accertato che nella lotta per l'esistenza il caso aiuta tanto
i deboli quanto i forti; che spesso l'astuzia supplisce vantaggiosamente alla forza;
che la FECONDITA' della specie si lega in maniera sorprendente con la probabilità della sua distruzione.
Al contempo si attribuiscono alla SELEZIONE NATURALE metamorfosi lente ed infinite; si vuol credere che
ogni vantaggio si trasmetta per eredità e si manifesti con sempre maggiore forza nelle generazioni successive
( mentre l'ereditarietà è così capricciosa...); si osservano i felici adattamenti di certe creature
a condizioni di vita molto speciali e si spiega che furono ottenuti mediante L'INFLUENZA DELL'AMBIENTE.
Ma non si trovano in nessun luogo esempi di SELEZIONE INCONSAPEVOLE( in alcun modo ).
Gli individui più disparati si uniscono, gli estremi si mescolano nella massa.
Tutto concorre a conservare il tipo: creature che posseggono dei tratti esteriori che le proteggano da certi
pericoli non li perdono quando vengono a trovarsi in circostanze in cui vivono senza pericolo...
Se abitano luoghi in cui la loro veste cessa di nasconderle non si assimilano affatto all'ambiente.
Si è ESAGERATA LA SELEZIONE DEGLI ESEMPLARI PIU' BELLI in un modo tale da farle superare l'impulso alla
bellezza della nostra razza! In realtà, il più bello si unisce con le creature più diseredate, il più grande
con il più piccolo.
Quasi sempre vediamo cavie, maschi e femmine, approfittare di ogni incontro occasionale e non mostrarsi
affatto difficili nella scelta. Il clima e la nutrizione apportano qualche cambiamento: ma, in realtà, questo
è assolutamente indifferente.
Non ci sono FORME DI TRANSIZIONE....
Si sostiene che l'evoluzione degli esseri vada continuamente crescendo. Ma è un'affermazione infondata.
Ogni tipo ha i suoi CONFINI: di là da questi non c'è alcuna evoluzione. Fin qui, regolarità assoluta.


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phys-
messagio Mar 4 2008, 10:53 PM
Messaggio #6


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Perché estrapolare il senso della teoria darwiniana al di fuori dei confini empirici che essa si è posta?
Ha forse mai detto Darwin che l'evoluzione "avanza verso una forma sempre più perfetta"?
L'osservazione che non sempre ciò che è migliore sopravvive può forse essere un ironico complemento, non certo un argomento contro.

[EDIT] L'uomo di Neanderthal aveva un cervello di dimensioni superiori a quelle dell'Homo Sapiens, magari quest'ultimo era semplicemente più violento e ha prevalso nella lotta per la sopravvivenza mentre il primo al termine dell'ultima era glaciale avrebbe potuto sviluppare una cultura straordinaria, e forse più spirituale e meno violenta, se non si fosse estinto.
O magari no.
D'altra parte il concetto di "forma superiore" non è quanto di più opinabile, tanto più alla luce della relativizzazione dei valori operata dallo stesso Nietzsche?


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Non ci sono labirinti da cui tu non possa uscire - M. Frost
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NIHILO
messagio Mar 5 2008, 11:45 AM
Messaggio #7


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Ho citato quest'aforisma di Nietzsche confidando nella
sua buona conoscenza della teoria di Darwin.
Premettendo che io conosco la teoria darwiniana
per sommi capi, forse qui si potrebbe fare una piccola notazione
ermeneutica.
Nietzsche presumibilmente intende perfezionamento darwiniano- e qui dovrei
andare a vedere il termine tedesco usato da Nietzsche, il che non è secondario -
come corollario dell'evoluzione, così come scorgeva nella lettura di Darwin una
corrispondenza biunivoca tra conservazione ed evoluzione.
Non mi sembra equivoco che Darwin dava una connotazione ottimistica al termine
evoluzione, che di per sè può significare semplicemente "transizione da uno stato ad un altro",
e quindi la evidenziava come, diciamo, miglioramento.
L'argomento principale della critica di Nietzsche al darwinismo sta in tre punti focali,
non subordinati l'uno rispetto all'altro:
1) evoluzione non vuol dire - necessariamente - perfezionamento della specie;
2) la lotta della vita - vita = ente nel suo insieme, per gli scienziati cosmo e/o natura -
non è finalizzata precipuamente alla conservazione, bensì al POTENZIAMENTO,
che può giocare a detrimento della conservazione;
3) la lotta per la vita dimostra che i tipi più forti - che hanno più qualità - non sono
sempre i più adattati, e quindi possono soccombere ad opera dei più deboli che
si coalizzano fra di loro - vedere, sul terreno della antropologia TOTEM E TABU' di Freud -.


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Joseph de Sil...
messagio Mar 5 2008, 11:17 PM
Messaggio #8


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Il tema è quanto mai interessante, e vorrei spendere anch’io due parole su di esso. L’idea di un graduale e progressivo perfezionamento evolutivo della natura dalla materia bruta o da forme elementari di vita all’uomo come noto è stata trasmessa al romanticismo (basti pensare a Schelling) da Kant, che nella Critica del Giudizio avanza appunto un’ipotesi del genere. In ambito scientifico, sempre all’inizio dell’Ottocento, è stata fatta propria, per menzionare solo il nome più noto, da Lamarck, uno dei principi del quale è per l’appunto la spinta “interna” dell’organismo verso la perfezione. Il concetto di selezione naturale e quello correlativo di adattamento proposti da Darwin, pur suggerendo un’idea di “miglioramento”, non si accompagnano necessariamente, invece, a quello di perfezione o di progresso (questo è semmai il darwinismo un po’ ingenuo di Spencer); anzi vi sono pagine, sia ne L’origine delle specie che negli Appunti sulla trasmutazione delle specie, che contestano in direzione antiteleologistica proprio tale visione (per ragioni di spazio e di tempo evito citazioni; per una sintetica ma efficace ricostruzione dell’argomento si veda ad es. il Darwin di Jonathan Howard, uscito per le OUP nel 1982 e pubblicato in Italia per Dall’oglio nello stesso anno; cfr. in particolare il settimo capitolo, Perfezione e progresso, pp. 105-115). E’ per questo motivo che fin dal 1911 Claire Richter, nel suo Nietzsche et les Théories biologiques contemporaines, sosteneva che Nietzsche nella sua contestazione del teleologismo evoluzionistico era darwiniano senza saperlo, e anzi utilizzava contro Darwin le stesse tesi che Darwin aveva usato contro Lamarck (cfr. Maurizio Ferraris, Guida a Nietzsche, Laterza, Bari 1999, pp. 258-259). Detto questo si potrebbe liquidare la questione con un semplice “Nietzsche non ha letto di prima mano Darwin, quindi lo ha frainteso” (che poi è un po’ la tesi dello stesso Ferraris). Ma le cose non sono così semplici, per fortuna. Infatti la distanza di Nietzsche da Darwin non riposa tanto (o soltanto) nella quaestio del “perfezionamento”, ma piuttosto in quella di struggle for life. Nietzsche ritiene infatti che Darwin abbia esagerato l’influsso delle circostanze esterne nella formazione dei viventi, e sostiene invece (sotto l’influsso di Lange e Boscovich, ma soprattutto, a partire dal 1881, di La lotta delle parti nell’organismo di Wilhelm Roux, per inciso un testo ritenuto molto importante dallo stesso Darwin) che sia la lotta “interna” all’organismo, la sua “autoregolazione”, a essere prioritaria rispetto alla lotta tra individui (cfr. Wolfgang Müller-Lauter, L’organismo come lotta interna. L’influsso di Wilhelm Roux su Friedrich Nietzsche, in G. Campioni, A. Venturelli, a cura di, La biblioteca ideale di Nietzsche, Guida, Napoli, 1992). Se però per l’anatomista Roux il limite delle teorie darwiniane risiedeva nella loro incapacità a spiegare funzionalità e finalismi endogeni, e pertanto la lotta “interna” integrava la struggle for life risultando anzi preliminare ad essa, la lettura nietzscheana di Roux (e la correlata critica a Darwin) sarà sviluppata nella direzione della tesi sulla mitologizzazione del “soggetto”, con esiti che esorbiteranno, come sappiamo, dall’ambito specificamente biologico.
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NIHILO
messagio Mar 6 2008, 09:20 AM
Messaggio #9


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Zùpaaaaaaa Joseph, Mensch, bist du ja ein Wissenschaftler!!
Anch'io ho letto il Nietzsche di Ferraris, ma non ricordavo quel
passo.
Indubbiamente nelle tesi di Roux c'è un fondo di verità, del resto
la neurobiologia e l'endocrinologia hanno dimostrato che l'equilibrio
endogeno dell'organismo è importante, e può discriminare un tipo
adatto alla lotta per la vita da un tipo meno adatto.


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lou
messagio Mar 6 2008, 10:44 AM
Messaggio #10


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CITAZIONE(NIHILO @ Mar 5 2008, 11:45 AM) *
3) la lotta per la vita dimostra che i tipi più forti - che hanno più qualità - non sono
sempre i più adattati, e quindi possono soccombere ad opera dei più deboli che
si coalizzano fra di loro - vedere, sul terreno della antropologia TOTEM E TABU' di Freud -.


l'essere più adatto alla vita è il parassita
esso si insinua in ogni altro essere entrando in simbiosi con lui
cedendo ed assumendo la sua essenza


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NIHILO
messagio Mar 6 2008, 11:28 AM
Messaggio #11


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CITAZIONE(lou @ Mar 6 2008, 10:44 AM) *
l'essere più adatto alla vita è il parassita
esso si insinua in ogni altro essere entrando in simbiosi con lui
cedendo ed assumendo la sua essenza

.....in effetti non ci sono molte obiezioni contro
questo argomento, fortunatamente non tutti gli
organismi si lasciano invadere dai parassiti.


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lou
messagio Mar 6 2008, 11:57 AM
Messaggio #12


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dimmene uno, cì


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NIHILO
messagio Mar 6 2008, 12:20 PM
Messaggio #13


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...se intendi i parassiti naturali, certo nessuno.


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lou
messagio Mar 6 2008, 12:58 PM
Messaggio #14


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ah,ecco

un giorno scriverò un 'ode al parassita
a colui che si insinua e non conosce remora
senza virtù, senza etica che nn sia quella di penetrare,
subdolo, nell'intimo dell'essere
e di perlustrarlo, incedere, scavare, scarnificare
modificarne la cellula, sviarne il tracciato
imprimere l'impronta, darle un nome
sfidare l'intelligenza di colui che, ignaro, lo ospita
e poi una volta snidato, nominato, appalesato
resistere alla lotta per la remissione...

tutto questo con un solo obiettivo:
persistere
esistere per sempre
invidiare di Dio l'eternità


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NIHILO
messagio Mar 18 2008, 06:26 PM
Messaggio #15


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Voglio fornire altre due tracce:
1) la volontà di potenza come composizione
del chaos che incide una prospettiva tesa a
configurare un orizzonte;
2) la volontà di potenza come arte, cioè l'arte
come forza trasfiguratrice dell'ente nel suo insieme,
che in quanto tale offre la più alta rappresentazione
della vita.


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NIHILO
messagio Mar 20 2008, 10:04 AM
Messaggio #16


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Inserisco l'ultimo aforisma della raccolta dei FP curata da E.Foerster-Nietzsche e P. Gast.

E sapete voi cosa è per me «il mondo»? Devo mostrarvelo nel mio specchio? Questo mondo è un mostro di forza, senza principio, senza fine, una quantità di energia fissa e bronzea, che non diventa né più grande né più piccola, che non si consuma, ma solo si trasforma, che nella sua totalità è una grandezza invariabile, un'economia senza profitti né perdite, ma anche senza incremento, senza entrate, circondata dal «nulla» come dal suo limite; non svanisce né si sperpera, non è infinitamente esteso, ma inserito come un'energia determinata in uno spazio determinato, e non in uno spazio che in qualche punto sia «vuoto», ma che è dappertutto pieno di forze, un gioco di forze, di onde di energia che è insieme uno e molteplice, di forze che qui si accumulano e là diminuiscono, un mare di forze che fluiscono e si agitano su se stesse, in eterna trasformazione, che scorrono in eterno a ritroso, un mondo che ritorna in anni incalcolabili, il perpetuo fluttuare delle sue forme, in evoluzione dalle più semplici alle più complesse; un mondo che da ciò che è più calmo, rigido, freddo, trapassa in ciò che è più ardente, selvaggio, contraddittorio, e poi dall'abbondanza torna di nuovo alla semplicità, dal gioco delle contraddizioni torna al gusto dell'armonia e afferma se stesso anche nell'uguaglianza delle sue vie e dei suoi anni, e benedice se stesso come ciò che deve eternamente tornare, come un divenire che non conosce né sazietà, né disgusto, né stanchezza. Questo mio mondo dionisiaco che si crea eternamente, che distrugge eternamente se stesso, questo mondo misterioso di voluttà ancipiti, questo mio «al di là del bene e del male», senza scopo, a meno che non si trovi uno scopo nella felicità del ciclo senza volontà, a meno che un anello non dimostri buona volontà verso di sé -- per questo mondo volete un nome? Una soluzione per tutti i suoi enigmi? E una luce anche per voi, i più nascosti, i più forti, i più impavidi, o uomini della mezzanotte? Questo mondo è la volontà di potenza -- e nient'altro! E anche voi siete questa volontà di potenza -- e nient'altro!


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Joseph de Sil...
messagio Mar 20 2008, 07:08 PM
Messaggio #17


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CITAZIONE(NIHILO @ Mar 20 2008, 10:04 AM) *
Inserisco l'ultimo aforisma della raccolta dei FP curata da E.Foerster-Nietzsche e P. Gast.

E sapete voi cosa è per me «il mondo»? Devo mostrarvelo nel mio specchio? Questo mondo è un mostro di forza, senza principio, senza fine, una quantità di energia fissa e bronzea, che non diventa né più grande né più piccola, che non si consuma, ma solo si trasforma, che nella sua totalità è una grandezza invariabile, un'economia senza profitti né perdite, ma anche senza incremento, senza entrate, circondata dal «nulla» come dal suo limite; non svanisce né si sperpera, non è infinitamente esteso, ma inserito come un'energia determinata in uno spazio determinato, e non in uno spazio che in qualche punto sia «vuoto», ma che è dappertutto pieno di forze, un gioco di forze, di onde di energia che è insieme uno e molteplice, di forze che qui si accumulano e là diminuiscono, un mare di forze che fluiscono e si agitano su se stesse, in eterna trasformazione, che scorrono in eterno a ritroso, un mondo che ritorna in anni incalcolabili, il perpetuo fluttuare delle sue forme, in evoluzione dalle più semplici alle più complesse; un mondo che da ciò che è più calmo, rigido, freddo, trapassa in ciò che è più ardente, selvaggio, contraddittorio, e poi dall'abbondanza torna di nuovo alla semplicità, dal gioco delle contraddizioni torna al gusto dell'armonia e afferma se stesso anche nell'uguaglianza delle sue vie e dei suoi anni, e benedice se stesso come ciò che deve eternamente tornare, come un divenire che non conosce né sazietà, né disgusto, né stanchezza. Questo mio mondo dionisiaco che si crea eternamente, che distrugge eternamente se stesso, questo mondo misterioso di voluttà ancipiti, questo mio «al di là del bene e del male», senza scopo, a meno che non si trovi uno scopo nella felicità del ciclo senza volontà, a meno che un anello non dimostri buona volontà verso di sé -- per questo mondo volete un nome? Una soluzione per tutti i suoi enigmi? E una luce anche per voi, i più nascosti, i più forti, i più impavidi, o uomini della mezzanotte? Questo mondo è la volontà di potenza -- e nient'altro! E anche voi siete questa volontà di potenza -- e nient'altro!

Ehilà, Nihilo, come mai non hai citato direttamente - cosa che tu, correttamente, preferisci - dalle OFN di Colli e Montinari? FP 1884-1885, Vol. VII, tomo III (il frammento è il 38 [12] del giugno-luglio 1885).
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NIHILO
messagio Mar 21 2008, 10:15 AM
Messaggio #18


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Sì, hai ragione Joseph, ma non avevo i volumi a portata di
mano, così ho fatto un copia e incolla dal web.
Prometto che non lo farò più, sehr geherrter Meister Lehrer!!


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Joseph de Sil...
messagio Mar 25 2008, 03:23 PM
Messaggio #19


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Il frammento 38 [12] del 1885 citato da Nihilo è molto importante: non a caso, tra l’altro, è proprio di qui che inizia Nietzsche. Physiologie de la Volonté de puissance di Wolfgang Müller-Lauter (Allia, 1998), che raccoglie vari saggi dello studioso co-fondatore delle Nietzsche Studien (tra i quali anche L’organismo come lotta interna. L’influsso di Wilhelm Roux su Friedrich Nietzsche, cui ho già fatto riferimento, uscito in origine in tedesco sulle Nietzsche Studien nel 1978 e disponibile anche in italiano). Si tratta di un frammento che, insieme ad altri di questo stesso periodo, testimonia un ulteriore sviluppo della teoria della Volontà di potenza: è in questa fase, infatti, che Nietzsche comincia a porre l’accento sulla pluralità e sulla lotta reciproca di “centri di potenza” in un’ottica ormai completamente svincolata da idee-guida quali quella stessa di “organismo”. Nello specifico, a partire dal 1884 Nietzsche approfondisce in senso critico proprio il concetto di “autoregolazione” mutuato da Wilhelm Roux, di cui ho appunto già parlato: egli comincia infatti a pensare che l’autoconservazione, entro cui il principio di autoregolazione si inscriverebbe, sia solo l’effetto secondario di un più fondamentale principio di “insaziabilità” che caratterizza l’attività di espansione-appropriazione (e il relativo conflitto) dei quanta di potenza: l’organismo stesso, insomma, non sarebbe ciò entro cui accade il processo della lotta, ma il risultato del processo stesso, inteso come momentanea (perché dinamica) configurazione globale di rapporti di dominio. Posto ciò è chiaro che il principio di autoregolazione di Roux, riferendosi ancora al meccanismo di self-preservation dell’organismo, sia pur considerato nel suo essere complesso, appare a Nietzsche inficiato (contro le stesse affermazioni dell’autore, dichiaratamente meccanicista) da un presupposto interpretativo finalistico (e quindi indirettamente sostanzialistico). Ora, non è un caso che tale “correzione”, dal punto di vista nietzscheano, delle tesi di Roux, cada appunto intorno alla metà degli anni Ottanta: essa è infatti dovuta, almeno in parte, a un’altra lettura scientifica: Biologische Probleme zugleich als Versuch zur Entwicklung einer rationellen Ethik, di William Henry Rolph, testo del 1882, la cui seconda edizione del 1884 Nietzsche aveva acquistato e aveva attentamente letto e glossato. Il tema è davvero interessante ma troppo lungo da trattare in un unico intervento, magari ci si torna su: tra gli studiosi che si sono occupati della questione posso indicare, oltre a Müller-Lauter, che nel saggio su Nietzsche e Roux dedica a Rolph uno spunto breve ma importante, anche Gregory Moore con il suo Nietzsche. Biology and Metaphor, Cambridge University Press, 2002. Lo stesso Moore ha inoltre curato, insieme a Thomas H. Brobjer, il collettaneo Nietzsche and Science (Ashgate Publishing Ltd, 2004), in cui è compreso il saggio What Science Did During the Science War di Robin Small, che tocca il tema degli influssi di Rolph su Nietzsche. La questione ad ogni modo è densa di implicazioni, non solo perché costituisce un altro tassello nella comprensione degli sviluppi dell’“officina” nietzscheana (soprattutto nell’ancora troppo trascurato ambito del colloquio di Nietzsche con la scienza del suo tempo), ma anche perché si offre come ulteriore spunto critico nei confronti di interpretazioni anche importanti che trascurano gli aspetti filologici a vantaggio di quelli ermeneutici, i quali spesso presentano “derive” che sovrappongono retrospettivamente l’interprete all’autore. Un solo esempio: posto che i molteplici e dinamici quanta di potenza non sono uno stabile e “sostanziale” quid, in che senso intendere, heideggerianamente, la Volontà di potenza come “costituzione dell’ente”?
Per concludere una curiosità: Yannick Souladié, nel suo “…und nichts außerdem”. La vie comme volonté de puissance (reperibile sul sito dell’HyperNietzsche), discutendo proprio della chiusa di questo frammento, osserva che tradurre il nietzscheano “und nichts außerdem” con “e nient’altro” (nelle edizioni Gallimard, cui Souladié si riferisce, “et rien d’autre”) è fuorviante. Egli preferisce tradurre “et rien en dehors”, quindi “e niente al di fuori”, ritenendo che il “nient’altro” evochi l’assenza di alterità e dunque richiami implicitamente un erroneo concetto di identità, con relativa sostanzializzazione (e perciò “metafisicizzazione”) della Volontà di potenza.
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NIHILO
messagio Mar 28 2008, 11:30 AM
Messaggio #20


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A questo punto penso che anche voi, amici, concordiate sul fatto
che questo sarà probabilmente uno dei "topic permanenti" del Forum,
perchè innumerevoli sono le questioni che i temi qui trattati implicitamente
aprono, importantissima quella analizzata da Joseph nell'intervento precedente.
Io voglio inserire un altro spunto gravido di risvolti.
Joseph, cito il frammento n. 493 WZM, classificato nell'edizione critica Colli-Montinari
del 1964 - Milano, Adelphi - come inserito nel volume VII, tomo III, pag. 182, 1885:
<<La verità è la specie di errore senza la quale una determinata specie di esseri viventi
non potrebbe vivere>>.
A parte l'interpretazione heideggeriana, voi come "leggete" questo passo, possibilmente
in coordinamento sistematico con altri passi che vertono su questa materia?


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DIE EWIGE SANDUHR DES DASEINS WIRD IMMER WIEDER UMGEDREHT
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