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> Nietzsche su Platone, Dalle lezioni basileesi
andreademilio
messagio Dec 16 2008, 05:22 PM
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( purtroppo nel mio cd rom con l'archivio de Il sole 24 ore- Domenica, agli articoli mancano alcune parole)


Data 21/04/1991
Occhiello Stanno per uscire da Bollati Boringhieri le lezioni sul filosofo
greco che il grande tedesco tenne, venticinquenne, a Basilea
Titolo PLATONE? PIACERE, NIETZSCHE
Sommario I temi analizzati vanno dalla politica all' ideale della perfezione
filosofica contro il dominio dei sensi, allo scontro scienza-arte
Autore FriedrichNietzsche


Nel 1869 Friedrich Nietzsche, a quasi venticinque anni, e' chiamato a ricoprire l' incarico di filologia classica all' Universita' di Basilea. Allievo del celebre Friedrich Ritschl, ha al suo attivo parecchie ricerche pubblicate sul prestigioso , diretto dal maestro. La sua cultura e' gia' vasta e profonda: si e' occupato delle fonti del , un' opera enciclopedica del periodo bizantino fondamentale per conoscere gli antichi filosofi; addirittura ha accarezzato l' idea di diventare l' editore di Diogene Laerzio, il dossografo che ci ha lasciato le importantissime , di cui manca ancor oggi un' edizione definitiva. Le sue letture sono sterminate, sarebbe troppo lungo elencarle. Una cosa e' certa: accanto a Teognide, Eschilo e a tanti altri antichi, Nietzsche inizia lo studio e i corsi su Platone. Come ogni docente meticoloso, il giovane professore ha la buona abitudine di preparare (appuntandole o scrivendole per esteso) le proprie lezioni, che ospitano qualcosa di piu' delle osservazioni filologiche. I semestri invernali degli anni accademici 1871_72 e 1873_74 sono dedicati alla , mentre il semestre estivo del 1876 il professor Nietsche lo consacra a indagare . Per la prima volta escono in Italia gli appunti di queste lezioni. Saranno disponibili tra qualche giorno, nella cura di Piero Di Giovanni, presso l' editore Bollati Boringhieri di Torino (tra l' altro, aprono una nuova collana di classici). In questa pagina, per gentile concessione, ne ospitiamo alcuni brani, seguiti da un articolo di Umberto Galimberti che aiuta a leggere la storia dei rapporti tra Platone e Nietzsche, cominciati con queste note e terminati soltanto con la follia di Friedrich. Aggiungiamo che il testo tedesco da cui si sono tradotti e' ancora quello della vecchia edizione Kroner di Lipsia, che raccolse questo genere di scritti in tre volumi, titolandoli e pubblicandoli tra il 1910 e il 1913. Vennero ripresi poi nei dell' editore Musarion di Monaco, che videro la luce in ventitre' volumi tra il 1920 e il 1929. Va ricordato che l' edizione critica Colli_Montinari, in corso di pubblicazione presso de Gruyter di Berlino e tradotta in Italia da Adelphi, non ha ancora preso in esame le carte relative alle lezioni sulla filosofia greca e non si ha nemmeno notizia di una loro pubblicazione. Non si tratta di semplici lezioni filologiche. In esse ci sono considerazioni filosofiche. Ma di questo aveva gia' parlato Heidegger, nel suo del 1961, dove aveva scritto che Friedrich cosiderava .

''Soprattutto con Platone. . Il disprezzo e l' avversione di Socrate nei confronti della realta' si manifestavano soprattutto nella sua battaglia contro la realta' immediata, fonte di fastidio per il pensatore: contro la carne e il sangue, contro la passione, l' ira, la volutta' , l' odio. Secondo la testimonianza di Zopiro, egli era fortemente orientato in questa direzione e qui aveva vinto. Egli trasmette a Platone quest' odio contro la sensibilita' : la completa emancipazione dai sensi diviene un compito morale. I sensi come elemento di disturbo dell' uomo morale, del pensatore. Liberandosi di essi, sarebbe effettivamente possibile la vera conoscenza. O invece senza di essi non si da' conoscenza? C' e' un pensare per il quale i sensi non forniscono la materia? Non prima in sensu, ma subito in intellectu. Cosi' egli pensava. I concetti socratici Cos' e giusto, cos' e' bello? Noi non vediamo mai il giusto, il bello, ma definiamo sempre e soltanto il singolo bello e il singolo giusto. Da dove abbiamo preso questi concetti? Dall' esperienza no. Accade piuttosto che siamo noi a trasferirli nell' esperienza e ad applicarli ad essa. Noi li abbiamo in noi; si tratta di qualcosa che non si trova prima in sensu e poi in intellectu. Nessuno ha mai visto il bello, l' uguale e cosi' via; come ne sappiamo qualcosa? Emerge la domanda cardinale sull' origine dei concetti. Si deve pensare che Platone partisse da talune astrazioni come quella di bene, di bello, di giusto, non da concetto di cavallo. Egli negava che l' astrazione fosse astratta. Cio' che e' immutabile, come potrebbe essere astratto da cio' che cambia continuamente? Critica della facolta' conoscitiva Ci sono: 1. rappresentazioni, dipendenti dai sensi, mutevoli, soggette all' errore e alla contraddizione, che rendono l' uomo cattivo, schiavo dei sensi, irrequieto; 2. concetti, non sensibili, senza correlazione con il mondo sensibile, immobili che rendono l' uomo morale, tranquillo, stabile, come Socrate. Il pensare logico come fondamento della moralita' , il rappresentare non logico e l' opinare come fondamento della immoralita' . Dialettic come via per la conoscenza dell' essere Solo un concetto descritto con estrema precisione, un concetto riconosciuto in tutte le sue parti senza lacune, puo' aprire la porta verso l' ente. Quindi ci si deve sforzare di afferrare, attraverso la dialettica, il concetto, di superare tutto il pensare non chiaro, di eliminare ogni inganno e ogni ambiguita' . Cio' ora diviene il compito della vita del filosofo, trovare il regno dei concetti, dedurli singolarmente, divulgare la conoscenza piena. Ogni insediamento nell' Accademia si riferisce alla dialettica. Platone non sa nulla di un' apprensione intuitiva delle idee: il percorso verso il concetto e' sempre costituito dalla dialettica: al concetto giusto corrisponde poi necessariamente un ente, che naturalmente non si puo' ne' vedere ne' percepire se non tramite il concetto. All' insegnamento per mezzo della dialettica e' contrapposta la persuasione per mezzo della retorica e della scrittura. Essa non genera nessun sapere ma solo una doxa (opinione). Immagine del filosofo perfetto Egli vive interamente immerso in astrazioni purissime, non vede e non ascolta piu' , non stima piu' cio' che stimano gli uomini, odia il mondo reale e cerca di divulgare il suo disprezzo. Dopo aver visto la luce del giorno ?...!, vive come in una caverna: gli altri uomini lo devono considerare un folle, se raccomanda loro di non credere piu' nella realta' delle cose che essi vedono e ascoltano. L' uomo platonico si differenzia molto da quello socratico: perche' Socrate dice: . Se Socrate era un buon cittadino, Platone era invece, come Niebuhr osava affermare, un cattivo cittadino. Nel senso che egli combatteva a oltranza contro tutte le forme di organizzazione statale esistenti ed era un rivoluzionario del tipo piu' radicale. L' esigenza di formare i concetti giusti di tutte le cose appare innocua: ma il filosofo che crede di averli trovati tratta tutti gli altri uomini da ignoranti e immorali e tutte le loro istituzioni come sciocchezze e ostacoli al vero pensare. L' uomo dei concetti giusti vuole giudicare e governare: credere di possedere la verita' rende fanatici. Questa filosofia partiva dal disprezzo della realta' e degli uomini: essa ben presto rivela una tendenza tirannica. Platone attraverso l' Apologia di Socrate mostra di avere recepito il pensiero decisivo su come un filosofo si dovrebbe comportare con gli uomini: cioe' come il loro medico, come freno imposto alla nuca degli uomini. Egli accentua l' ideale e formula il pensiero: la scienza deve governare: il sapiente, che e' il piu' vicino agli dei, deve essere legislatore e fondatore dello Stato. I mezzi che egli usa sono: collegamento con i pitagorici, tentativi pratici a Siracusa, fondazione dell' Accademia, produzione letteraria e battaglia indefessa contro il suo tempo. Contrasto tra scienza e arte La scienza si riferisce alle leggi, alla connessione e ai fondamenti delle apparenze, con l' aiuto dei concetti essa coglie l' universale e deriva da esso il particolare. La eziologia considera i mutamenti, la morfologia cio' che rimane. La storia della stirpe umana, la molteplicita' degli avvenimenti, il cambiamento dei tempi, le molte forme della vita umana in diverse regioni e secoli, tutto cio' e' solo la forma casuale dell' apparire delle idee ed e' cosi' lontano dall' idea stessa, tanto estraneo, inessenziale e indifferente quanto lo sono dalle nuvole le figure che esse rappresentano, dal ruscello la forma dei suoi vortici, dal ghiaccio i suoi fiori. Gli avvenimenti del mondo, il tema della scienza, sono solo le lettere dalle quali l' idea di uomo si lascia leggere. Nel mondo le cose vanno come nei drammi di Gozzi, dove compaiono sempre gli stessi personaggi con uguale intenzione e uguale destino. I motivi e gli avvenimenti sono ovviamente in ogni opera diversi, ma lo spirito degli avvenimenti e' lo stesso. I personaggi di un' opera non sanno nulla degli eventi dell' altra, dove pure agivano loro stessi. Il mondo del cambiamento, delle leggi e delle relazioni e' il tema della scienza. Il suo materiale sono i concetti, il suo metodo sono le cause. L' arte invece, l' opera del genio, considera l' unico elemento essenziale del mondo, il contenuto dei fenomeni, ripete le idee eterne offerte mediante la contemplazione. Il primo tipo di contemplazione e' quello di Aristotele, il secondo deve essere quello di Platone? Il primo assomiglia alle innumerevoli gocce della cascata in continuo movimento, il secondo all' arcobaleno che riposa silente su questa mischia strepitosa. Genialita' e' la capacita' di agire intuendo in modo puro, di perdersi nell' intuizione. L' uomo di genio nelle cose non vede cio' che la natura realmente ha fatto, ma cio' che essa si adoperava di fare e che pero' non e' riuscita a fare. Egli comprende la natura a meta' e pronuncia in modo puro cio' che essa balbetta soltanto; egli scolpisce nel duro marmo la forma della bellezza, che ad essa, pur in mille forme, non riesce, e quasi dice alla natura: . Solo cosi' il greco poteva trovare l' archetipo della forma umana e stabilirlo come canone della scultura. E solo in virtu' di tale anticipazione e' possibile a noi tutti riconoscere il bello laddove e' riuscito alla natura. Tale anticipazione e' l' ideale. L' anima umana oltrepassa nell' arte la bellezza data dalla natura, ma cio' sarebbe da ritenere impossibile se nell' anima non abitasse un' idea del bello, detto ideale, il cui paragone con la natura esistente determina anzitutto cio' che in essa e' bello e cio' che non e' bello. La natura e' opaca, l' artista la deve illuminare, dice Hillebrand. Chi guarda attentamente un dipinto di Tiziano scoprira' un gran numero di colori, blu, rosso, giallo, verde, che egli non ha mai percepito nella materia della natura, e cosi' avviene per le linee dei muscoli e delle ossa che lo scultore ci mostra. L' artista non inventa affatto questi colori e queste linee; essi sono in natura, ma l' artista li esalta, li sottolinea teneramente. Il nostro occhio e' indifferente ai colori e alle linee; noi, se guardiamo una testa, non pensiamo che la pelle va disegnata in un modo sull' osso, in un altro sulla cartilagine, in un terzo sulla carne, in un quarto sul grasso: l' artista ce lo fa percepire di nuovo immediatamente. . ''


21/04/1991
Titolo Pensatori, attenti a quei due
Autore UmbertoGalimberti


Non ancora laureato e tanto meno abilitato all' insegnamento universitario, Nietzsche ottiene la cattedra di lingua e letteratura greca all' Universita' di Basilea grazie all' appoggio del grande filologo tedesco Friedrich Wilhelm Ritschel che cosi' motiva la sua proposta di nomina: . Nel comunicare a Erwin Rohde, il grande antichista tedesco autore di Psyche, la sua nomina, Nietzsche scrive: . In realta' con Nietzsche l' ordine della ragione e la storia da lei inaugurata subiscono una muta violenza. A provocarla e' l' incedere tranquillo di una domanda che non chiede che cos' e' la ragione, ma come e' venuta al mondo la ragione. Con lucida intuizione Nietzsche scopre che le procedure della ragione sono state fissate da Platone che ha introdotto una forma di interrogazione assolutamente nuova per il mondo greco: l' interrogazione che chiede il ti e' sti, il che cos' e' una cosa, la sua essenza. I dialoghi platonici sono la reiterazione di questa domanda che, proprio perche' si sottrae al linguaggio della sovrabbondanza semantica dei miti e del gioco incontrollato della polivalenza dei significati, fissa le basi discorsive e con esse l' atto di nascita della ragione e delle sue procedure d' esclusione. Se la ragione e' cio' che scaturisce da quel modo di domandare che chiede il che cos' e' , non sara' con questo tipo di domanda che Nietzsche pensa di poter guadagnare uno sguardo sulla ragione e su Platone che l' ha inaugurata, ma solo retrocedendo da quell' ambito per abitare quel terreno da cui e' possibile scorgere che cosa ha reso necessario quel tipo di domanda. Per questo Nietzsche non sta ad ascoltare Socrate, ma, aggirando il filosofo, si fa narrare l' evento dagli de' i, Apollo e Dioniso. La mappa viene sconvolta, perche' , fatto reagire con la sua origine, il volto della ragione non puo' piu' offrirsi sotto la maschera della verita' , ma dovra' confrontarsi con le condizioni che hanno reso necessaria l' assunzione di quella maschera. Il gioco infatti non e' piu' all' interno della ragione, ma tra la ragione e il suo altro. Lo spostamento della domanda ha sottratto a Platone l' inoppugnabilita' delle regole che ora non appaiono piu' come le regole del gioco, ma come le regole del suo gioco. Ma Platone vuol dire Occidente, nel senso radicale che tutti professano Platone quando pensano con categorie che articolano un vero e un falso, un bene e un male, un' anima e un corpo. Opponendosi a Platone, insegnando come , Nietzsche si pone all' estremo limite della parabola occidentale non per confutarla, ma per oltrepassarla. La domanda sull' origine, infatti, relativizza la "ragione" d' Occidente, e il "mondo vero" da essa inaugurato . Sullo sfondo resta <Platone rosso di vergogna, tra il baccano indiavolato di tutti gli spiriti liberi> (Crepuscolo degli idoli). La qualita' della domanda nietzschiana obbliga infatti l' ordine della ragione ad apparire per quello che e' , non un ordine immutabile, ma un percorso necessario della storia. Si tratta di comprendere il senso di questa necessita' . . A quel tempo si indovino' nella razionalita' la salvarice; ne' Socrate ne' i suoi "malati" erano liberi di essere razionali, era di rigore, era il loro ultimo rimedio: si era in pericolo, non c' era una scelta; o andare in rovina o essere assurdamente razionali. Il moralismo dei filosofi greci, a cominciare da Platone, e' patologicamente condizionato: si deve imitare Socrate e stabilire in permanenza contro gli oscuri appetiti una luce diurna, la luce diurna della ragione. Si deve essere saggi, perspiqui, chiari a ogni costo; ogni cedimento agli istinti, all' inconscio, porta a fondo. Sottoponendo la ragione a uno sguardo "clinico" Nietzsche svela la trama sottesa alla ragione che Platone ha inaugurato dove in gioco non e' la verita' , ma il dominio del sapere sulle passioni e della ragione sugli istinti. Un dominio di rigore, per poter sopravvivere. .



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