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> FilAsofia, l'avete trovata in qualche libro?
andreademilio
messagio Jul 22 2009, 06:12 PM
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''Un filosofo: che creatura modesta, se rimane fedele al suo nome! Che come tale non designa un ''amico

della sapienxa'', si perdoni un vecchio filologo! Ma solo uno che ''ama gli uomini sapienti''. Se volete

dunque che ci siano dei filosofi, nel senso greco e del termine, per prima cosa avanti con i vostri ''uomini

sapienti''! Ma, amici miei, mi sembra che in fin dei conti noi amiamo più gli uomini non sapienti di quelli

sapienti, posto che esistano dei sapienti. Forse che in loro c'è addirittura maggior sapienxa? O

addirittura i sapienti visti da vicino, magari non sarebbero ''filosofi'' bensì ''filasofi''? Amici della buffoneria,

una buona compagnia per menestrelli e giullari? Ma non per se stessi? ''

Frammenti postumi, 1886, 4(1) tradutione di Carla Buttaxxi (mi piacerebbe conoscerla o almeno avere la sua email)


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'' i pensieri sono azioni '' : facciamo insieme! filAsofia meAfisica fisiofilia 3332725782
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Joseph de Sil...
messagio Aug 3 2009, 06:05 PM
Messaggio #2


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CITAZIONE(andreademilio @ Jul 22 2009, 05:12 PM) *
''Un filosofo: che creatura modesta, se rimane fedele al suo nome! Che come tale non designa un ''amico
della sapienxa'', si perdoni un vecchio filologo! Ma solo uno che ''ama gli uomini sapienti''. Se volete
dunque che ci siano dei filosofi, nel senso greco e del termine, per prima cosa avanti con i vostri ''uomini
sapienti''! Ma, amici miei, mi sembra che in fin dei conti noi amiamo più gli uomini non sapienti di quelli
sapienti, posto che esistano dei sapienti. Forse che in loro c'è addirittura maggior sapienxa? O
addirittura i sapienti visti da vicino, magari non sarebbero ''filosofi'' bensì ''filasofi''? Amici della buffoneria,
una buona compagnia per menestrelli e giullari? Ma non per se stessi? ''
Frammenti postumi, 1886, 4(1) tradutione di Carla Buttaxxi (mi piacerebbe conoscerla o almeno avere la sua email)

Non ricordo di avere mai letto articoli o saggi specificamente inerenti il frammento che segnali; tuttavia esso richiama almeno due ordini di riflessioni:
1) in linea generale rientra a pieno titolo nella polemica che Nietzsche, durante quasi tutto il corso della sua vita, sia nelle opere edite che nei suoi taccuini privati, intrattiene con i “filistei della cultura”, gli “operai della filosofia”, i “commedianti”, gli “attori”, i “giullari” delle idee… insomma contro tutti quelli che rendono la filosofia pura “accademia”. In questo egli è pienamente collocabile nell’ambito della critica della cultura di matrice schopenhaueriana che ben conosciamo, e su cui non credo – almeno in questo intervento – ci sia bisogno di dilungarsi oltre;
2) più nello specifico, e in termini più pregnanti sotto il profilo filosofico, ha a che vedere con la genesi e l’evoluzione dell’idea nietzscheana di “filosofia dell’avvenire”, di cui Al di là del bene e del male – che Nietzsche sta copiando in bella proprio agli inizi del 1886, cioè contemporaneamente alla stesura del frammento 4 [1] che hai riportato – costituisce, come ci avverte esplicitamente il nostro, un “preludio”. Il tema dei “nuovi filosofi”, dei “filosofi dell’avvenire”, dei “filosofi del pericoloso forse”, che Nietzsche evoca soprattutto nei primi due capitoli di questa opera (1) non a caso dedicati ai “Pregiudizi dei filosofi” e allo “Spirito libero”, allude alla necessità di prendere congedo non solo dalla filosofia metafisica, dalla quale già il Nietzsche “illuminista” si era allontanato, ma anche da certo intellettualismo che aveva caratterizzato lo stesso Nietzsche durante il periodo “intermedio”. L’intenzione non è però quella di ripudiare l’importanza del “metodo” (filosofico e scientifico) evocata già in Umano, troppo umano (2), quanto piuttosto di riequilibrarlo con l’elemento dionisiaco, il quale peraltro non si definisce più nella valenza estetico-metafisica della Nascita della Tragedia, ma “emerge ora sul piano etico-teoretico” (3). Dioniso assurge così a simbolo del filosofo dell’avvenire, di colui che supera il bisogno di verità condivisa tipico dei “dogmatici” (etichetta che Nietzsche adopera per alludere ad un atteggiamento, e che dunque riguarda non solo i filosofi del passato ma anche quelli del presente – ivi compresi i positivisti): “«Il mio giudizio è il mio giudizio: difficilmente anche un altro potrà vantare un diritto su di esso» - dirà forse un tale filosofo dell'avvenire. Occorre sbarazzarsi del cattivo gusto di voler andar d'accordo con molti” (4). In Umano, troppo umano Nietzsche aveva contestato la metafisica in nome della “filosofia storica” di matrice positivistica, ma ora si rende conto che neanche questo è sufficiente: occorre lasciarsi totalmente alle spalle l’idea “della” verità per aprirsi a quella della “molteplicità” di prospettive (5). Pertanto, se di illuminismo nietzscheano è legittimo parlare, esso deve essere rapportato sì, ma non appiattito, sul positivismo: “la nouvelle philosophie des lumières ne pouvait pas se réduire à de la science positive” (6). Ecco dove cade la provocazione di Nietzsche nel frammento che stiamo discutendo: “Come, i sapienti stessi sarebbero forse, visti da vicino, non ‘filosofi’, ma ‘filasofi’?” (7). E se il sapiente è in realtà “insipiente” (Fil-a-sofo), allora il filosofo dell’avvenire non si confonderà con il sapiente, cioè con quello che è considerato oggi il filosofo, appunto perché “le philosophe n’est pas le savant” (8). Potrei concludere osservando che sotto questo profilo è senz’altro vero che lo Zarathustra – su cui non a caso Nietzsche stesso afferma che Al di là del bene e del male dice “le stesse cose” (9) – segna un punto di svolta nell’itinerario nietzscheano. Ma a tale tema si dovrebbero riservare spazi ben più ampi.

Questo per quanto riguarda il contenuto, rispetto a cui questo frammento non è dunque certo un unicum ma di cui, semmai, è un exemplum. Sotto il profilo formale il discorso è diverso, poiché esso si segnala per originalità “letteraria” e mostra il volto del Nietzsche “compositore” di neologismi: come sappiamo egli, padrone della propria lingua madre nonché delle lingue classiche, a volte si divertiva a ironizzare giocando con le parole, con effetti spesso divertenti (qui tralascio gli esempi, ma potremmo rintracciarne tanti). Non so se il frammento ti abbia colpito per la trovata linguistica e se la tua richiesta alluda a questo aspetto. Può darsi che in tal senso esso sia isolato, ma se vorrai comunque provare a fare qualche ricerca in proposito ti descrivo brevemente come mi muovo io in questi casi: in mancanza di diretti riferimenti (formali o contenutistici che siano) a un frammento nell’apparato critico delle OFN o nel materiale a mia disposizione (ma per la verità in questo caso non ho avuto tempo e modo di fare una ricerca capillare), tento di contestualizzarne la genesi a partire dagli elementi della biografia intellettuale nietzscheana, per verificare se da questi siano ricavabili suggerimenti per eventuali approfondimenti. Le domande che mi pongo sono del tipo: dove viveva Nietzsche in questo periodo? quali autori stava leggendo o rileggendo, e quali delle sue opere? quali lavori e progetti stava portando avanti? su quali quaderni e taccuini? e quali di questi stava eventualmente riprendendo in mano? cosa stava scrivendo nelle sue lettere? etc. etc. Poi, se viene fuori qualche traccia interessante, seguo la pista allargando il campo di ricerca (come in minima parte ho tentato di fare qui). E’ un lavoro lungo ma non privo di soddisfazioni. Ti fornisco dunque anche un sommario sfondo biografico dal quale partire, se ti andrà, per un eventuale approfondimento: nei mesi in cui cade la scrittura del frammento (come detto, siamo tra l’inizio e la primavera del 1886) Nietzsche vive a Nizza, nell’elegante Rue St. François de Paule, al n. 26 (10); la sua è una camera “grande quanto a me piace”, dotata di “un grandissimo tavolo da lavoro” e di una poltrona “alla Voltaire” (11), dalla quale, quando il tempo è bello, riesce a vedere la Corsica (12). E non a caso tra i libri che sta leggendo o rileggendo (tra gli altri, i francesi: Stendhal, Paul de Lagarde, Paul Bourget) ci sono anche guide sulla Corsica: Théo, La Corse à travers les Maquis (13), o Gerber, Ajaccio als Winterkurort und die Insel Korsika (14). A volte si reca a Montecarlo per ascoltare concerti di musica classica, tra cui la suite Roma di Bizet (15). Si sente solo, come sempre, tanto che cerca (inutilmente) di convincere Gast a trasferirsi a Nizza (16). La sorella parte per il Paraguay e, malgrado egli rifiuti di contribuire al finanziamento della “Nuova Germania”, questo distacco non è per lui indolore (17). Ha problemi con gli editori per la futura pubblicazione del secondo volume di Aurora (18), che come ho già detto sta copiando in bella per darlo alle stampe e che diventerà Al di là del bene e del male: opera che pubblicherà, come già lo Zarathustra IV, e come tutte sue le opere successive, a proprie spese (19). Scrive la prefazione per la nuova edizione di Umano, troppo umano (20). Tra i vari titoli di opere progettate in questo periodo ne compare uno che forse più di altri attira l’attenzione: La Volontà di potenza (sottotitolo: Saggio di una nuova interpretazione del mondo (21)).

(1) F. Nietzsche, Opere, edizione italiana condotta sul testo critico originale stabilito da Giorgio Colli e Mazzino Montinari, Vol. VI, tomo II, Al di là del bene e del male. Genealogia della morale, Adelphi, Milano 1968 (cfr. in particolare gli aforismi 2, 42, 43, 44 e 45, e il VI capitolo, “Noi dotti”).
(2) Cosa che erroneamente ritiene chi legge Nietzsche ancora in chiave tardo-romantica e irrazionalistica. Per un’efficace ricostruzione sull’importanza che Nietzsche assegna al “metodo” (sebbene ne rifiuti l’atteggiamento) della scienza e in generale della tradizione “moderna” cfr. G. Campioni, Nietzsche, Descartes et l’esprit français, primo capitolo del suo Les lectures françaises de Nietzsche, Puf, Paris 2001, pp. 9-50.
(3) G. Colli, M. Montinari, “Notizie e note” a F. Nietzsche, Vol. cit., p. 372.
(4) F. Nietzsche, Vol. cit., af. 43, p. 48.
(5) Nietzsche aveva iniziato ad adoperare il termine “prospettivismo” proprio dalla metà degli anni Ottanta, influenzato in particolare (ma non solo) dalla lettura, effettuata nel 1883 e di nuovo nel 1885, di Die wirkliche und die schienbare Welt dell’ex collega di Basilea G. Teichmüller (cfr. T. H. Brobjer, Nietzsche’s Philosophical Context. An Intellectual Biography, University of Illinois Press, Urbana and Chicago 2008, pp. 96-97).
(6) C. Andler, Nietzsche. Sa vie et sa pensée, Gallimard, Paris 1920-1931, ed. 1958, vol. II, p. 548.
(7) F. Nietzsche, ed. cit., Vol VIII, tomo I, Frammenti postumi 1885-1887, Adelphi, Milano 1975, FP 4 [1], p. 165.
(8) C. Andler, cit., p. 549.
(9) Lettera a Burckhardt del 22 settembre 1886, in Friedrich Nietzsche – Jacob Burckhardt, Carteggio, a cura di M. Montinari, SE, Milano 2003, pp. 31-32. Cfr. anche B. Allason (a cura di), F. Nietzsche. Epistolario 1865-1900, Einaudi, Torino 1962, pp. 247-248.
(10) Lettera a Overbeck dell’inizio di dicembre 1885, in T. Buddensieg, Nietzsches Italien, 2002, tr. it. L’Italia di Nietzsche, ed. Libri Scheiwiller, Milano 2006, p. 250. Per l’alloggio di Nietzsche in questa via cfr. anche M. A. Mügge, Friedrich Nietzsche. His Life and Work, Fisher Unwin, London 1908, p. 77; C. Andler, cit., p. 546; C. P. Janz, Friedrich Nietzsche. Biographie, II vol. 1978, tr. it. Vita di Nietzsche, vol. II, Laterza, Roma-Bari 1981, p. 379; R. J. Benders, S. Oettermann, Friedrich Nietzsche. Chronik in Bildern und Texten, Carl Hanser Verlag, München-Wien, 2000, pp. 622 ss.
(11) Lettera alla madre del 10 dicembre 1885, in T. Buddensieg, cit., pp. 170-171; cfr. anche R. J. Benders, S. Oettermann, cit., pp. 622-623.
(12) Lettera a Gast del 6 dicembre 1885, in R. J. Benders, S. Oettermann, cit., p. 623. I curatori non specificano il destinatario, ma sappiamo sia da Montinari che da Janz che il 6 dicembre Nietzsche scrisse a Gast (cfr. M. Montinari, Aufgaben der Nietzsche-Forschung heute, in S. Bauschinger (a cura di), Nietzsche heute. Die Rezeption seines Werkes nach 1968, 1987, tr. it. Compiti della ricerca nietzscheana oggi, in G. Campioni, A. Venturelli (a cura di), La biblioteca ideale di Nietzsche, Guida, Napoli 1992, pp. 267-282; p. 271; C.P. Janz, cit., p. 387); un riferimento indiretto è anche in C. Andler, cit., p. 546.
(13) Cfr. R. J. Benders, S. Oettermann, cit., p. 629.
(14) Cfr. G. Moore, Nietzsche, Medicine and Meteorology, in G. Moore, T. Brobjer (eds.), Nietzsche and Science, Ashgate Publishing - Aldershot, Burlington, 2004, pp. 71-90; p. 83. Come noto di lì a non molto Nietzsche abbandonerà l’idea, al momento ancora coltivata, di un viaggio nella terra natale di Napoleone.
(15) Cfr. C. Andler, cit., p. 546; R. J. Benders, S. Oettermann, cit., p. 625.
(16) Lettera a Gast del 10 dicembre 1885, in O. Levy (eds.), Selected Letters of Friedrich Nietzsche, Doubleday, Page & Co., N.Y. e Toronto 1921, pp. 174-176. Cfr. anche C.P. Janz, cit., pp. 379-380.
(17) Lettera alla sorella del febbraio 1886, in B. Allason (a cura di), cit., pp. 238-240.
(18) Cfr. C.P. Janz, cit., pp. 386-389 e 402-404.
(19) Cfr. G. Colli, M. Montinari, “Notizie e note” a F. Nietzsche, ed. cit., Vol. VI, tomo II, Al di là del bene e del male. Genealogia della morale, Adelphi, Milano 1968, p. 383.
(20) O almeno inizia a farlo. Nelle diverse biografie nietzscheane ci si riferisce sempre all’estate del 1886, e in effetti Colli e Montinari ci fanno sapere che Nietzsche la invia all’editore Fritzsch il 16 agosto 1886 (cfr. le “Notizie e note” a F. Nietzsche, ed. cit., Vol VIII, tomo I, Frammenti postumi 1885-1887, Adelphi, Milano 1975, p. 336); di fatto, però, egli l’ha datata “Nizza, nella primavera dell'anno 1886” (F. Nietzsche, ed. cit., Vol IV, tomo II, Umano, troppo umano, volume primo; Frammenti postumi 1876-1878, Adelphi, Milano 1965, p. 11).
(21) F. Nietzsche, ed. cit., Vol VIII, tomo I, Frammenti postumi 1885-1887, Adelphi, Milano 1975, FP 2 [73], datato da Nietzsche “Primavera 1886”, p. 83. (cfr. anche le “Notizie e note” dei curatori, ivi, pp. 342-343). Per una ricostruzione della genesi di questo titolo (apparso per la prima volta nel FP 39 [1] dell’agosto 1885) cfr. M. Montinari, Che cosa ha veramente detto Nietzsche, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1975, pp. 109 ss.


P.S.: Per quanto riguarda “il maggior studioso vivente” di Nietzsche, ti risponderò che non oso proclamarne uno. Per fortuna ce ne sono diversi che Nietzsche lo conoscono davvero, e a mio avviso molti di essi sono quelli che lavorano all’archivio di Weimar. Se poi vuoi sapere chi leggo più spesso e volentieri, i nomi emergono da vari dei miei interventi precedenti. In questi mesi per esempio sto leggendo con autentico diletto Thomas Brobjer (che tra l’altro sta curando l’edizione svedese dell’opera nietzscheana): è un vero esperto della biblioteca di Nietzsche e ha pubblicato diversi lavori molto interessanti.
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Sgubonius
messagio Aug 3 2009, 10:01 PM
Messaggio #3


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Ottima panoramica, alcune dei frammenti che hai riportato dipingono molto bene la questione del filosofo "delle molteplicità" che riesce ad andare oltre il riferimento (di matrice rappresentativa) al vero. Già che siamo in ballo, sarebbe interessante affrontare la questione di quali pensatori possono avere seguito queste indicazioni, quali siano insomma le filosofie che l'avvenire ha riservato...

Poi rimbalzo una domanda sciocca ad andrea, perchè le x al posto delle z? laugh.gif


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andreademilio
messagio Aug 6 2009, 02:24 PM
Messaggio #4


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gratie Joseph, come sempre accuratissimo!
Squb, l'ultima lettera dell'alfabeto non mi funtiona


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Sgubonius
messagio Oct 14 2009, 11:59 AM
Messaggio #5


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<< La filosofia non consiste nel sapere, e non è la verità che ispira la filosofia, ma delle categorie come quelle di Interessante, Rimarchevole o Importante cbe decidono della riuscita o dello scacco [dei concetti rispetto al problema a cui rispondono]. Non si può sapere prima di avere costruito. Di molti libri di filosofia non diremo che sono falsi, perchè non vorrebbe dire niente, ma che sono senza importanza o interesse >>

Da Gilles Deleuze - Felix Guattari, "Qu'est-ce que la philosophie?"
Un possibile esempio di "Filosofia dell'avvenire".


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