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> Superuomo: natura o contronatura?
rasema74
messagio Dec 10 2009, 03:52 PM
Messaggio #1


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Ciao ragazzi,
sono ricominciate le vacanze e quindi rieccomi sul forum!
Vengo al dunque. Stavo leggendo tranquillamente "Frammenti di un insegnamento sconosciuto" di P.D. Ouspensky
quando a pagina 56 vengo colto da queste parole di G.I. Gurdjieff:
<<La via dello sviluppo delle possibilita' nascoste e' una via contro la natura, contro Dio>>
Non ho potuto fare a meno di pensare a tutto il discorso di Nietzsche sulla contronatura del Cristianesimo!
Ma veniamo per ordine.

Gurdjieff fa un discorso che si puo' sintetizzare cosi':
L'Assoluto crea l'universo.
Nell'universo l'uomo e' necessario in quanto "fabbrica" spontaneamente una certa sostanza che serve a garantire un certo equilibrio.
Se l'uomo vuole evolversi egli deve risparmiare questa sostanza, non disperderla piu' all'esterno.
L'accumularsi nell'uomo di questa sostanza e' l'inizio dell'evoluzione verso la Liberazione (il Superuomo per me)
Quindi per evolversi verso il Superuomo l'uomo deve andare contro la natura, contro Dio:
la Linea di Creazione e' opposta alla Linea di Evoluzione, l'evoluzione e' sempre e solo cosciente, la creazione e' meccanica.

Nietzsche:
<<Viziosa è ogni specie di contronatura. La più viziosa specie d'uomo è il prete; egli insegna la contronatura>>
<<La predicazione della castità è istigazione pubblica alla contronatura. Ogni disprezzo della vita sessuale, ogni contaminazione della medesima mediante la nozione di "impurità" è vero e proprio peccato contro il sacro spirito della vita>>

E se il Superuomo non seguisse il "sacro spirito della vita" e fosse invece anch'egli un movimento contronatura?
E se a seguire lo spirito della vita fosse l'Ultimo uomo?

Il problema della filosofia di Nietzsche e' proprio questo,
che l'amore per il Superuomo e l'amore per la Vita sono contraddittori!

Ora mi cacciano dal computer, le solite forze dell'oscurita'!
A presto!

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Sgubonius
messagio Dec 11 2009, 12:59 PM
Messaggio #2


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Bentornato!

Però far dire a Nietzsche che la creazione sarebbe opposta alla "evoluzione" verso il Superuomo è proprio troppo!
Anche "l'andare contro Dio" è sempre un andare contro il Dio del retromondo, mai contro un Deus sive natura spinoziano.

Se allora il superuomo è il tipo superiore di tutto ciò che è, esso è anche la massima espressione della vita, della vita come volontà di potenza (non come misera vita psicologica), come creazione (che non capisco come possa essere la meccanicità).


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rasema74
messagio Dec 13 2009, 10:07 AM
Messaggio #3


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Ciao Sgub!
Ieri ti avevo preparato una bella risposta, poi pero' e' saltata la connessione
e stamattina il computer si e' messo a fumare... Ora ci riprovo, partendo dalla fine.

Prima di tutto il concetto di Creazione.
Gurdjieff non la intende come creazione artistica, ma come produzione, fabbricazione.
Per questo e' meccanica, obbedisce a precise leggi.
Ma per G. amche la crazione artistica e' meccanica perche' tutto e' materiale, anche i pensieri, anche Dio stesso.
Cambia solo la finezza o densita' della materia, ma TUTTO e' materiale.

La Vita e' Volonta' di Potenza, di Superamento.
Ma questo superamento potrebbe prendere delle direzioni diverse, ad esempio
potrebbe essere Cosciente o Incosciente, pur restando sempre un Volere di Piu'.
Ebbene il Superuomo dovrebbe essere l'esito dell'Evoluzione Cosciente della Volonta' di Potenza,
mentre l'Ultimo Uomo e' il risultato opposto. Nel secondo caso non si puo' parlare di evoluzione
perche' si tratterebbe di qualcosa di incosciente, meccanico.
E per G. l'evoluzione e' solo Cosciente.

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 11 2009, 01:59 PM) *
Però far dire a Nietzsche che la creazione sarebbe opposta alla "evoluzione" verso il Superuomo è proprio troppo!


Quindi la Creazione non e' alto che la "fabbricazione" dell'Universo a partire
dall'Assoluto->Galassie->Via Lattea->Sistema Solare-> Terra->Vita Organica->ecc.
Cio' avviene in modo meccanico, incosciente, e' la Natura.
Il movimento verso il Superuomo e' contrario perche' e' cosciente.
La VdP in rari casi (anche per G. la grande maggioranza non si evolve, solo pochi riescono a invertire la rotta)
si rivolge verso l'Interno e da ultimo diventa Volonta' di Essere Padrone di Se', la piu' grande forma di VdP possibile.
Infatti che potere possiamo avere sul mondo esterno se non siamo padroni di noi stessi?
Se siamo in balia dei nostri sentimenti, dei nostri stessi pensieri?

Ti chiedo: se TUTTO e' Volonta' di Potenza allora la DIFFERENZA tra il Superuomo e l'Ultimo Uomo la deve fare qualcos'altro no?
Ebbene deve essere la Consapevolezza. E' li' che avviene la separazione nel grande flusso della Vita.
Un cambio di direzione, un movimento contrario al Genio della Specie schpenhaueriano.
Ma la risposta di G. non e' la Nolonta', ma la sola e unica Volonta',
la Volonta' che e' CAPACE di dominarsi perche' CONOSCE il funzionamento della macchina UOMO.

Nolonta'->Volonta' di Potenza->Volonta' di Padronanza



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Sgubonius
messagio Dec 13 2009, 06:34 PM
Messaggio #4


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La questione del "cosciente" in Nietzsche è molto curiosa, onestamente non saprei darti una risposta univoca in questo senso...

Di per sé il cosciente non sembra avere nulla in più dell'inconscio (soprattutto se quanto ha in più, cioè la coscienza, fosse il metro di paragone) e d'altro canto non è affatto appurato che la "materialità" e la meccanicità siano sempre correlate e soprattutto dove sorga eventualmente l'indeterminazione. Ricorderai il clinamen degli epicurei, ancora oltre si potrebbe pensare al cosciente come un semplice ritardo su qualcosa che è inferiore al minor tempo pensabile, con la libertà (apparente) che ne scaturisce (il sasso spinoziano che cadendo è convinto di essersi lanciato di sua spontanea... volontà!). Da Spinoza si potrebbe passare a Bergson: esistono dei centri di indeterminazione (sempre dovuti ad un certo margine di contrattempo che fa nascere la possibilità dal necessario) attraverso cui passa l'evoluzione creatrice. Ma anche in questo caso, l'evoluzione è creatrice perché crea qualcosa di nuovo e non perché è cosciente semplicemente, e l'élan vital è la volontà di potenza stessa (di per sè incosciente).

Venendo al Superuomo, che in qualche modo dovrebbe sovrapporsi parallelamente all'uomo dell'amor dei intellectualis spinoziano o all'evoluzione oltre l'uomo in Bergson, penso che non sia la "coscienza" quindi un elemento determinante, per quanto il gioco dell'amor fati presupponga un cosciente estremamente potenziato proprio nel suo farsi impercettibile. La potenza risiede in quello che da un'ottica metafisica parrebbe massima impotenza (che è poi quello che Heidegger non ha voluto ammettere, e a cui è dovuto arrivare per proprio conto), la potenza non è il potere, anzi ne è l'opposto.

In conclusione, io penso che si debba anche in questo caso giocare su degli ossimori, su delle posizioni limite. Il Superuomo mostra infatti i tratti di una consapevolezza, che però è un sapere di non sapere, e di una coscienza, che è però coscienza di inconscienza. E così via per tutti i dualismi che possono insorgere (istantaneo ed eterno, mobile e fermo, morto vivente, volontà di volontà, serenamente disperato, ecc...). Un paradosso vivente, dilaniato dalla differenza interna che lo percorre, eppure sempre riaffermantesi nell'eterno ritorno, padrone solo del nulla che è, del suo mancare (questo è quanto non si trova in Schopenhauer sostanzialmente). Il Superuomo sarebbe insomma il "tipo superiore di tutto ciò che è", quindi l'espressione più cristallina della volontà di potenza, senza che ci sia "altro" a discriminare fra uomo e superuomo, non c'è negativo.

PS: sorgerebbe qui la domanda "Che cosa si oppone alla volontà di potenza per offuscarne alcune espressioni?" (già critica mossa spesso all'élan vital di Bergson) è un problema molto valido e che mi porterebbe ancora un passino oltre, verso analogie con l'idea di aletheia di Heidegger, di un essere che si cela e dell'ente come palesarsi del velamento stesso, e via dicendo, punti che per ora non so se è il caso di toccare, anche se di fatto l'essenza stessa del discorso di sopra è fondata sull'intuizione di una "differenza interna" che si afferma (è) poiché non si riduce ad un negativo (non essere)...


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rasema74
messagio Dec 15 2009, 07:40 AM
Messaggio #5


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CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 13 2009, 07:34 PM) *
Da Spinoza si potrebbe passare a Bergson: esistono dei centri di indeterminazione (sempre dovuti ad un certo margine di contrattempo che fa nascere la possibilità dal necessario) attraverso cui passa l'evoluzione creatrice. Ma anche in questo caso, l'evoluzione è creatrice perché crea qualcosa di nuovo e non perché è cosciente semplicemente, e l'élan vital è la volontà di potenza stessa (di per sè incosciente).


Forse e' solo una questione di linguaggio, comunque per Gurdjieff l'evoluzione e' solo cosciente.
Ma questa Coscienza non e' la semplice coscienza dell'uomo ma la Coscienza dell'Illuminato.
Cioe' per G. tra lo scimpanze' e l'uomo non ci sarebbe stata nessuna evoluzione, mentre tra l'uomo e il Buddha si'.

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 13 2009, 07:34 PM) *
Venendo al Superuomo, che in qualche modo dovrebbe sovrapporsi parallelamente all'uomo dell'amor dei intellectualis spinoziano o all'evoluzione oltre l'uomo in Bergson, penso che non sia la "coscienza" quindi un elemento determinante, per quanto il gioco dell'amor fati presupponga un cosciente estremamente potenziato proprio nel suo farsi impercettibile. La potenza risiede in quello che da un'ottica metafisica parrebbe massima impotenza (che è poi quello che Heidegger non ha voluto ammettere, e a cui è dovuto arrivare per proprio conto), la potenza non è il potere, anzi ne è l'opposto.

In conclusione, io penso che si debba anche in questo caso giocare su degli ossimori, su delle posizioni limite. Il Superuomo mostra infatti i tratti di una consapevolezza, che però è un sapere di non sapere, e di una coscienza, che è però coscienza di inconscienza. E così via per tutti i dualismi che possono insorgere (istantaneo ed eterno, mobile e fermo, morto vivente, volontà di volontà, serenamente disperato, ecc...). Un paradosso vivente, dilaniato dalla differenza interna che lo percorre, eppure sempre riaffermantesi nell'eterno ritorno, padrone solo del nulla che è, del suo mancare (questo è quanto non si trova in Schopenhauer sostanzialmente). Il Superuomo sarebbe insomma il "tipo superiore di tutto ciò che è", quindi l'espressione più cristallina della volontà di potenza, senza che ci sia "altro" a discriminare fra uomo e superuomo, non c'è negativo.


Se fosse come dici tu ne sarei ben contento: finalmente potrei voltare pagina e chiudere il capitolo "Nietzsche" della mia vita!
Perche' al momento non c'e' nulla che mi interessa DI PIU' dell'evoluzione della coscienza.
Alla fine nel Superuomo ognuno ci vede quello che gli pare: io l'Illuminato, tu il Mastroianni della Dolce Vita.

Pero' abbiamo due modi diversi di procedere:
io VOGLIO ESSERE UN SUPERUOMO, e siccome so per certo che Nietzsche si e' sbagliato in qualche cosa
(altrimenti non sarebbe impazzito) sto cercando di colmare alcune evidenti lacune nel suo pensiero.
Tu invece mi sembri piu' interessato a risolvere un rebus, come se stessi giocando con qualcosa che non ti riguarda veramente.
Sei molto attento a considerare se un'affermazione puo' stare o meno all'interno del pensiero di Nietzsche
e fai finta di non vedere l'esito tragico di questo pensiero.
Questo e' un errore che feci anch'io a suo tempo...

La questione che pone Gurdjieff e' semplice: come fai a dire di creare qualcosa se ANCORA NON SEI?
Un non liberato NON PUO' FARE, questo e' il suo problema, le cose in lui ACCADONO naturalmente.
Nietzsche ha visto questo punto, i numerosi piccoli io che si agitano e lottano dentro l'uomo e che minano la sua Volonta'
("Formula della mia felicità: un sì, un no, una linea retta, una meta...") ma gli mancava
la conoscenza necessaria per poter RIFONDERE tutti questi piccoli io nell'IO PADRONE.

Non riuscendo ad ESSERE il Superuomo, ha tirato a indovinare...
Ma chi e' in BASSO non puo' sapere nulla di chi sta sopra di lui, questa e' una regola certa! E sarebbe d'accordo anche Nietzsche!
Ora NOI, anno 2009, abbiamo a portata questo SAPERE! Perche' non approfittarne?
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Sgubonius
messagio Dec 15 2009, 03:29 PM
Messaggio #6


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C'è troppa trascendenza... il superuomo non è superiore come le emanazioni neoplatoniche, è semplicemente Altro, è semplicemente differente (nel doppio significato di diverso + attuante una differita).

La follia stessa non è un metro di misurazione del fallimento, tuttaltro, la schizofrenia è anzi uno dei casi psicologici che più si avvicina a quel pathos della contraddizione interna (rimando a Deleuze per dettagli). Così per il suo pensiero, che non ha lacune (che prevederebbo un sistema di cui sono lacune), dato che è un pensiero problematico nella sua stessa essenza, è "differenza in sé", qualcosa che tornando torna diverso ogni volta, inesauribile. Questo è l'esito tragico, e si tratta, come Dioniso, di incarnare questa lacerazione/differenza. La coscienza è sempre qualcosa di riflessivo, un pensiero che pensa se stesso, un ricucire, e in quanto tale una chiusura (hegeliana) che neutralizza tutto il potenziale vitale. Non si E' mai un superuomo, lo si DIVIENE soltanto. Con Nietzsche è finalmente finita l'epoca dell'io, dei padroni, della dialettica, si tratta di immergersi in un monismo immanente dove non sussiste padrone né servo (non discuto qui le analogie e differenze con lo Spirito Assoluto).

L'unica coscienza che veramente trascina verso il superuomo è la coscienza di essere dei mostri inconsci, delle macchine che creano il senso, ma che non hanno alcun senso in sé e per sé. Si può essere padroni solo del nostro essere schiavi, amor fati, si può essere coscienti solo di non-esserci, di mancare, continuamente a sé. E' una lacuna unica, nel senso che è una filosofia delle lacune, del mancare, del differire, ma è anche una ontologia del mancare, della potenza, e quindi pienamente affermativa (non c'è più l'idea che la lacuna sia un momento negativo della coscienza, come in Hegel, ma anche in Schopenhauer, con esisti opposti).

Tutto qui. Bisogna entrare in un'ottica in cui non c'è negativo e in cui più si manca e meglio è. La metafisica e il buddhismo non riescono a sostenere questa tragedia, l'una riaffermando il ritorno all'unità del soggetto, l'altra lasciando perdere tutto per il nulla puro e semplice che termini la sofferenza. Che poi ci sia un proliferare di "maestri" che predicano delle vie intermedie è comprensibilissimo, ma, se vuoi un consiglio, i filosofi pensano per professione, quindi teoricamente lo fanno meglio!


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rasema74
messagio Dec 16 2009, 09:59 AM
Messaggio #7


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CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 15 2009, 04:29 PM) *
C'è troppa trascendenza... il superuomo non è superiore come le emanazioni neoplatoniche, è semplicemente Altro, è semplicemente differente (nel doppio significato di diverso + attuante una differita).

La follia stessa non è un metro di misurazione del fallimento, tuttaltro, la schizofrenia è anzi uno dei casi psicologici che più si avvicina a quel pathos della contraddizione interna (rimando a Deleuze per dettagli). Così per il suo pensiero, che non ha lacune (che prevederebbo un sistema di cui sono lacune), dato che è un pensiero problematico nella sua stessa essenza, è "differenza in sé", qualcosa che tornando torna diverso ogni volta, inesauribile. Questo è l'esito tragico, e si tratta, come Dioniso, di incarnare questa lacerazione/differenza. La coscienza è sempre qualcosa di riflessivo, un pensiero che pensa se stesso, un ricucire, e in quanto tale una chiusura (hegeliana) che neutralizza tutto il potenziale vitale. Non si E' mai un superuomo, lo si DIVIENE soltanto. Con Nietzsche è finalmente finita l'epoca dell'io, dei padroni, della dialettica, si tratta di immergersi in un monismo immanente dove non sussiste padrone né servo (non discuto qui le analogie e differenze con lo Spirito Assoluto).

L'unica coscienza che veramente trascina verso il superuomo è la coscienza di essere dei mostri inconsci, delle macchine che creano il senso, ma che non hanno alcun senso in sé e per sé. Si può essere padroni solo del nostro essere schiavi, amor fati, si può essere coscienti solo di non-esserci, di mancare, continuamente a sé. E' una lacuna unica, nel senso che è una filosofia delle lacune, del mancare, del differire, ma è anche una ontologia del mancare, della potenza, e quindi pienamente affermativa (non c'è più l'idea che la lacuna sia un momento negativo della coscienza, come in Hegel, ma anche in Schopenhauer, con esisti opposti).

Tutto qui. Bisogna entrare in un'ottica in cui non c'è negativo e in cui più si manca e meglio è. La metafisica e il buddhismo non riescono a sostenere questa tragedia, l'una riaffermando il ritorno all'unità del soggetto, l'altra lasciando perdere tutto per il nulla puro e semplice che termini la sofferenza.


« Siamo ignoti a noi medesimi, noi uomini della conoscenza, noi stessi a noi stessi: è questo un fatto che ha le sue buone ragioni. Non abbiamo mai cercato noi stessi - come potrebbe mai accadere, un bel giorno, di trovarsi? »
(Nietzsche, Prefazione alla Genealogia della morale)

Mi dai sempre piu' l'impressione che leggi poco Nietzsche e troppo quelli che hanno scritto su di lui...
Ma dove la vedi in Nietzsche tutta questa apologia della differenza, della mancanza?
Ti posso chiedere QUALI opere di Nietzsche hai letto?

A te in questo momento FA COMODO vedere Nietzsche attraverso i suoi commentatori, piu' DILUITO...
Ricordati sempre che quello che scrivi dice MOLTO piu' su di te che su Nietzsche e,
dall'ultimo post, cominci a farmi preoccupare...
Per fortuna che sei ancora giovane a hai tutto il tempo di ravvederti!

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 15 2009, 04:29 PM) *
Che poi ci sia un proliferare di "maestri" che predicano delle vie intermedie è comprensibilissimo, ma, se vuoi un consiglio, i filosofi pensano per professione, quindi teoricamente lo fanno meglio!


Su questo punto Gurdjieff fa un'interessante annotazione.
Egli afferma che il Sapere e l'Essere debbano andare di pari passo, se l'Essere rimane indietro,
allora anche la Conoscenza si arresta. Cioe' uno puo' anche continuare a scrivere tutta la vita, a pensare,
ma questo non ha nessun valore, Heidegger la chiamava "chiacchiera" no?

E poi, visto il tuo ultimo elogio della follia, che cosa ne dici del morbo di Alzheimer,
di cui e' morto il piu' grande filosofo di professione, Kant?
Anche qui, sono certo, si puo' trovare qualcosa di interessante, di sublime no?
Ricordati che il PENSARE e' sempre un'attivita collaterale...
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Sgubonius
messagio Dec 16 2009, 07:59 PM
Messaggio #8


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Non ti seguo, la citazione che metti andrebbe del tutto nella direzione del "mancare a sé" che indicavo... se vuoi qualche citazione di Nietzsche riguardo al fatto che siamo mostri (con rimando a Pascal), o che siamo sempre altro da noi stessi, posso anche cercartele (ancorché non possedendo i libri sarebbe difficile, e non ho nemmeno mai letto molte delle opere giovanili), ma sarebbe un puro esercizio filologico, perchè da un punto di vista concettuale è del tutto evidente che Nietzsche non è un pensatore sistematico e delle totalità complete. Allo stesso modo non si può cercare in Nietzsche un percorso della coscienza verso la sua autoriaffermazione, saremmo in pieno hegelismo, che sta all'apogeo di Nietzsche.

Tutto lo stile aforistico di Nietzsche è la massima evidenza della sua abilità di sfruttare le lacune nel discorso, le ellissi, come potenza di proliferazione di diversi significati, parla per enigmi perché noi stessi siamo degli enigmi (nei ditirambi di Dioniso viene detto in almeno tre punti) che non attendono nessuna soluzione. Zarathustra ad esempio dice nel dei sublimi: "Placido è il fondo del mio mare: chi potrebbe indovinare che esso nasconde mostri scherzosi! Incrollabile è la mia profondità: ma essa luccica di guizzanti enigmi e risate." Per poi mettere in chiaro subito come non si dia risoluzione all'enigma: "[il cosiddetto sublime] Ha soggiogato mostri, ha risolto enigmi: ma egli dovrebbe liberare anche i suoi mostri e i suoi enigmi, dovrebbe trasformarli in figli del cielo".

Si tratta sempre di punti di domanda ("piegati fra due nulla"), di mancanze di soluzioni, di mostri, di distanze (nella Gaia Scienza è più esplicito possibile: "questo è necessario, dapprima e per tutto - Distanza!"), cioè di differenze pure.
Sinceramente mi sembra tutto fuorché diluito pensare Nietzsche secondo questa chiave di lettura, che lo porta proprio al fondo della sua problematicità, pensando la potenza come pathos della distanza, e non come misero possesso padronale. Sarebbe tremendamente più comodo poter continuare a pensare che quando si assimila un panino si sta incrementando la propria volontà di potenza, ma non si è passati da Schopenhauer per niente.

Riguardo al pensare come collaterale, sarebbe un capitolo molto lungo e senza dubbio interessante. Io sarei per il detto parmenideo "pensare è essere sono lo stesso", non so gurdieff come intenda sapere e come intenda essere, ma immagino non si sia mai posto seriamente la domanda sull'essere (che ha per pseudo-risposta il detto parmenideo). Ma per andare lontano col pensiero stesso (e quindi coll'essere) bisogna pur sempre scegliere le giuste "vie", direbbe sempre Parmenide, e in questo eccellono i filosofi (per il semplice fatto che si occupano solo del pensiero e non mescolano altro).


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rasema74
messagio Dec 17 2009, 04:39 AM
Messaggio #9


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Prima pero' ti ringrazio per lo scambio di opinioni,
sto in un posto tranquillo e la sera non esco,
il mal di schiena mi impedisce di fare mediatazione...
senza il forum sarebbe dura farmi passare la giornata!

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 16 2009, 08:59 PM) *
Non ti seguo, la citazione che metti andrebbe del tutto nella direzione del "mancare a sé" che indicavo...


Pero' in quella citazione si puo' anche vedere una certa autocritica, o no?

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 16 2009, 08:59 PM) *
Tutto lo stile aforistico di Nietzsche è la massima evidenza della sua abilità di sfruttare le lacune nel discorso, le ellissi, come potenza di proliferazione di diversi significati, parla per enigmi perché noi stessi siamo degli enigmi che non attendono nessuna soluzione.


<<E questo è tutto il mio poetare e tendere: che io riduco poeticamente ad unità e unisco ciò che è frammento ed enigma e orrida casualita'.>> "Della Redenzione"

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 16 2009, 08:59 PM) *
Zarathustra ad esempio dice nel dei sublimi: "Placido è il fondo del mio mare: chi potrebbe indovinare che esso nasconde mostri scherzosi! Incrollabile è la mia profondità: ma essa luccica di guizzanti enigmi e risate." Per poi mettere in chiaro subito come non si dia risoluzione all'enigma: "[il cosiddetto sublime] Ha soggiogato mostri, ha risolto enigmi: ma egli dovrebbe liberare anche i suoi mostri e i suoi enigmi, dovrebbe trasformarli in figli del cielo".


In un'altra traduzione ho trovato "celestiali bambini".
Trasfornare gli enigmi in celestiali bambini, trasformare l'UOMO, il caos, l'enigma in SUPERUOMO, il fanciullo, la stella danzante.
E ci stavo pensando ieri: ma come fai a mettere insieme il "serenamente disperato" e il fanciullo?
Un Fanciullo serenamente disperato non si e' mai visto, e se anche ce ne fossero da qualche parte,
ebbene questi sarebbero solo i frutti della malattia!
Tu continui a confondere il Superuomo con il decadent, per me sei fuori strada!

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 16 2009, 08:59 PM) *
Si tratta sempre di punti di domanda ("piegati fra due nulla"), di mancanze di soluzioni, di mostri, di distanze (nella Gaia Scienza è più esplicito possibile: "questo è necessario, dapprima e per tutto - Distanza!"), cioè di differenze pure.
Sinceramente mi sembra tutto fuorché diluito pensare Nietzsche secondo questa chiave di lettura, che lo porta proprio al fondo della sua problematicità, pensando la potenza come pathos della distanza, e non come misero possesso padronale. Sarebbe tremendamente più comodo poter continuare a pensare che quando si assimila un panino si sta incrementando la propria volontà di potenza, ma non si è passati da Schopenhauer per niente.


Questo l'ho trovato sul web, magari se lo dice uno "famoso" ti fa piu' effetto:
<<In questo libro (I NIETZSCHEANI DI SINISTRA), muovendo dalla lezione dei francofortesi (non risparmiando critiche neppure a loro), di Gramsci e Bloch, Jan Rehmann discute l’ambiguità di queste nozioni e mostra tutta l’arbitrarietà della lettura postmodernista di Nietzsche. Ed ecco che nelle mani dei “nietzscheani di sinistra” il pathos della distanza che separa gli aristocratici fuorusciti dal gregge degli schiavi si tramuta nel concetto di differenza in quanto tale; e la volontà di potenza viene ingentilita fino a sembrare metafora di una concezione cooperativa del potere. La religione di Zarathustra viene così riproposta come retroterra di “nuovi possibili percorsi individuali” di liberazione per i “nomadi” dei nostri giorni.
Rehmann mostra come questi discorsi siano ben poco fondati in una lettura rigorosa dei testi nietzscheani...>>

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 16 2009, 08:59 PM) *
Riguardo al pensare come collaterale, sarebbe un capitolo molto lungo e senza dubbio interessante. Io sarei per il detto parmenideo "pensare è essere sono lo stesso", non so gurdieff come intenda sapere e come intenda essere, ma immagino non si sia mai posto seriamente la domanda sull'essere (che ha per pseudo-risposta il detto parmenideo). Ma per andare lontano col pensiero stesso (e quindi coll'essere) bisogna pur sempre scegliere le giuste "vie", direbbe sempre Parmenide, e in questo eccellono i filosofi (per il semplice fatto che si occupano solo del pensiero e non mescolano altro).


Ma CHI SCEGLIE?
Lo vuoi capire che se non c'e' prima l'unita', il centro di gravita', allora non c'e' neanche colui che sceglie?
Tu hai forse l'impressione di avere fatto delle scelte nella tua vita,
ma in effetti QUALCOSA in te HA SCELTO di volta in volta, al di la' del tuo controllo,
qualcosa che era di volta in volta istinto, sesso, emozione (altro che pensiero puro!)
e tutto si e' svolto meccanicamente!

Un certo gruppo di pensieri preesistente si e' trovato davanti altri pensieri, pensieri di altri.
Alcuni dei nuovi pensieri sono stati selezionati, altri messi da parte,
alcuni si sono incastrati con i pensieri preesistenti, altri sono rimasti scollegati.
E cosi' ora si pensa un po' diversamente, ma tutto e' avvenuto meccanicamente!
I pensieri sono sempre materiali e come tali devono per forza rispondere a delle leggi meccaniche!
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Sgubonius
messagio Dec 17 2009, 05:31 PM
Messaggio #10


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E' sempre un piacere discutere così nel vivo!

L'autocritica è fondamentale, intesa proprio come critica feroce del soggetto stesso e della sua unità, compresa la sua coscienza (in questo senso si è consci solo di essere orrido caso). Deleuze diceva che Nietzsche sarebbe in questo un prosecutore del criticismo di Kant portato ancora oltre fino a distruggere le unità del trascendente stesso. In umano troppo umano si dice che il saggio sa di avere sempre torto, qualunque cosa faccia o pensi, ed è in questo nichilismo che bisogna muoversi sempre.

Introduci poi il punto fondamentale: il superamento dell'uomo. Sfondi una porta aperta con me quando evidenzi l'importanza di un certo principio unitario interno al superuomo, ma fin dall'inizio penso di aver tentato di specificare che questa unità non è la semplicità, non è l'uguale a sé, è piuttosto la vibrazione che passa nell'apertura di una "differenza". Per questo a Nietzsche preme continuamente "mettere in moto" le figure del superuomo (la stella danzante, il bambino che fa e disfa i cumuli, la risata), per evitare che si ricada nell'idea di una totalità chiusa e fissa, di un "appagamento" insomma. In altre parole, il superuomo è quell'essere che è all'altezza del fluire stesso della volontà di potenza, un fluire mai appagato, un divenire che non torna mai al punto di partenza senza essere cambiato. E' chiarissima la serie di paradossi che si genera (con l'eterno ritorno in primis, con il nichilismo disperante, con ogni logica) ma il paradosso non è qui altro che la forza divergente che mette in moto il superuomo stesso, e il superuomo non è altro che l'essere che è capace di portare su di sè il paradosso lacerante. C'è una unione, che però non sopprime le mancanze interne (nello Zarathustra dice che non si deve guarire un monco, perderebbe la sua eccezionalità, bisogna piuttosto fare di questa mancanza il motivo stesso dell'eterno ritorno, il famoso "così volli che fosse").
I simboli poi hanno sempre un margine di ambiguità. Il fanciullo rappresenta l'innocenza, non l'ignoranza o l'ingenuità pura e semplice (rousseauiana), non c'è immagine che possa esaurire del tutto la molteplicità del superuomo, al fanciullo va ancora aggiunta una certa dose di disperazione, di nichilismo (superato, ma sempre presente, attivo), che nel bambino che vediamo per strada non c'è, tanto che lo vediamo piangere di continuo e frignare. E' un bambino ideale ovviamente.

In conclusione, non vedo nulla di decadent nel pensare il superuomo come la potenza di mantenere una ferita interna, anzi mi sembra il modo più vitale ed estremo di concepirlo, tutto fuorché edulcorato!! Lo stesso Rehmann (famoso?) mi sembra abbia di mira più un problema politico che altro (ributtare nietzsche nel calderone dei nazismi), ma da un punto di vista essenziale la lettura francese è quella che più è in linea con l'ultima fase del pensiero nietzschiano. D'altronde è noto che partendo dai testi di Nietzsche (proprio perchè sono lacunari, aforistici e contraddittori) si può dimostrare tutto e il contrario di tutto, per cui l'unica cosa possibile è pensare Nietzsche all'interno di queste contraddizioni stesse. E' possibile comunque che N. stesso non pensasse totalmente queste cose che ho espresso, ma in ultima analisi che differenza fa? La questione qui è la nostra possibilità di pensare il superuomo, e mi pare proprio che la lettura "francese" sia la più pregnante.

PS: riguardo al fatto che non c'è colui che sceglie sono d'accordissimo, ma questo non muta lo spessore del pensiero stesso, e l'importanza di vie di pensiero più potenti. Per esempio vie che fanno a meno di un pensatore cosciente.


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messagio Dec 18 2009, 08:24 AM
Messaggio #11


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CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 17 2009, 06:31 PM) *
L'autocritica è fondamentale, intesa proprio come critica feroce del soggetto stesso e della sua unità, compresa la sua coscienza (in questo senso si è consci solo di essere orrido caso)... In umano troppo umano si dice che il saggio sa di avere sempre torto, qualunque cosa faccia o pensi, ed è in questo nichilismo che bisogna muoversi sempre.


Secondo me ci sono almeno tre modi di interpretare il Superuomo, per quel che vedo finora.
1-quello rozzo, che non piace ne' a me ne' a te, vede la potenza rivolgersi all'esterno, sugli altri e sulle cose.
2-il tuo e dei francesi, decostruttivisti vari: l'unita' della coscienza non esiste e NON DEVE ESISTERE! Anzi, piu' questa coscienza si divide e meglio e', piu' ci si avvicina al Superuomo.
3 il mio: l'unita' della Coscienza (e della Volonta', l'Io insomma ) non esiste nell'uomo ordinario ma DEVE ESISTERE nel Superuomo. Per ottenere cio' serve un particolare LAVORO su di se', la volonta' di potenza deve essere rivolta all'INTERNO.

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 17 2009, 06:31 PM) *
Introduci poi il punto fondamentale: il superamento dell'uomo. Sfondi una porta aperta con me quando evidenzi l'importanza di un certo principio unitario interno al superuomo, ma fin dall'inizio penso di aver tentato di specificare che questa unità non è la semplicità, non è l'uguale a sé, è piuttosto la vibrazione che passa nell'apertura di una "differenza".


Sara' che uno dei risultati della Meditazione e' il progressivo restringimento della facolta' dell'immaginazione
ma questa definizione per me e' allucinante, non riesco proprio a cogliervi nulla. Che vuoi dire? Se puoi dirlo con altre parole...

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 17 2009, 06:31 PM) *
Per questo a Nietzsche preme continuamente "mettere in moto" le figure del superuomo (la stella danzante, il bambino che fa e disfa i cumuli, la risata), per evitare che si ricada nell'idea di una totalità chiusa e fissa, di un "appagamento" insomma. In altre parole, il superuomo è quell'essere che è all'altezza del fluire stesso della volontà di potenza, un fluire mai appagato, un divenire che non torna mai al punto di partenza senza essere cambiato.
E' chiarissima la serie di paradossi che si genera (con l'eterno ritorno in primis, con il nichilismo disperante, con ogni logica) ma il paradosso non è qui altro che la forza divergente che mette in moto il superuomo stesso, e il superuomo non è altro che l'essere che è capace di portare su di sè il paradosso lacerante. C'è una unione, che però non sopprime le mancanze interne.


Dimmi la verita', espressioni come quelle che ho sottolineato ti SODDISFANO PIENAMENTE? A me fanno venire la pelle d'oca...
Non si puo' risolvere la questione del Superuomo col LINGUAGGIO, solo la PRATICA puo' fare il miracolo.
Bisogna smetterla di parlare del Superuomo e iniziare a provare ad ESSERE un Superuomo.
Anche perche' mi sembra logico che, come ho detto precedentemente,
CHI STA IN BASSO NON PUO' GIUDICARE CHI STA IN ALTO.
Come fa Deleuze, che si e' suicidato, a giudicare come dovrebbe essere il Superuomo?
Se lui non e' riuscito a "portare su di se' il paradosso lacerante della vita" che credibilita' puo' avere quello che ha detto sul Superuomo? (mi ricorda quelli che giudicano il Berlusca e dicono che al posto suo loro farebbero meglio...)
Non capisci che se l'ESSERE non e' formato, il pensiero e' solo chiacchiera?
Nella "Filosofia Indiana" o Yoga o Buddismo o Quarta Via (Gurdjieff) si INIZIA a parlare solo DOPO che si e' raggiunta la LIBERAZIONE. Il maestro, il GURU ti indica la strada che lui stesso ha compiuto prima di te, conosce le difficolta' e ti sa consigliare di conseguenza...

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 17 2009, 06:31 PM) *
I simboli poi hanno sempre un margine di ambiguità. Il fanciullo rappresenta l'innocenza, non l'ignoranza o l'ingenuità pura e semplice (rousseauiana), non c'è immagine che possa esaurire del tutto la molteplicità del superuomo, al fanciullo va ancora aggiunta una certa dose di disperazione, di nichilismo (superato, ma sempre presente, attivo), che nel bambino che vediamo per strada non c'è, tanto che lo vediamo piangere di continuo e frignare. E' un bambino ideale ovviamente.


Questo sarebbe vero se la disperazione non fosse una cosa che e' ANTITETICA al concetto di FANCIULLO!
L'anno scorso era la MALVAGITA', quest'anno la disperazione e la psicopatia... l'anno prossimo? Pedofilia?

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 17 2009, 06:31 PM) *
In conclusione, non vedo nulla di decadent nel pensare il superuomo come la potenza di mantenere una ferita interna, anzi mi sembra il modo più vitale ed estremo di concepirlo, tutto fuorché edulcorato!!


Questa immagine mi piace molto di piu' della precedente! Anche se ovviamente non sono d'accordo!

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 17 2009, 06:31 PM) *
D'altronde è noto che partendo dai testi di Nietzsche (proprio perchè sono lacunari, aforistici e contraddittori) si può dimostrare tutto e il contrario di tutto, per cui l'unica cosa possibile è pensare Nietzsche all'interno di queste contraddizioni stesse. E' possibile comunque che N. stesso non pensasse totalmente queste cose che ho espresso, ma in ultima analisi che differenza fa? La questione qui è la nostra possibilità di pensare il superuomo, e mi pare proprio che la lettura "francese" sia la più pregnante.


Come sopra...

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 17 2009, 06:31 PM) *
PS: riguardo al fatto che non c'è colui che sceglie sono d'accordissimo, ma questo non muta lo spessore del pensiero stesso, e l'importanza di vie di pensiero più potenti. Per esempio vie che fanno a meno di un pensatore cosciente.


Quindi che si fa, ci si fa ipnotizzare prima?
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Sgubonius
messagio Dec 18 2009, 03:43 PM
Messaggio #12


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Hai frainteso un po' l'insieme del mio discorso.

Delle 3 vie da te indicate, io tenderei a posizionarmi FRA le ultime due. L'uomo è la coscienza scissa che si illude continuamente di essere "ego cogito". Il superuomo non è quindi la scissione squallida della psiche (la schizofrenia non è ancora la soluzione), è piuttosto il vivente che sia in grado di accettare sommamente la propria finitezza/manchevolezza/lacerazione interna (cfr. Hegel e la coscienza infelice o Heidegger e l'autenticità, seppur ciascuno concepisca la cosa in modo diverso, con risultati anche opposti).

Proprio il paragone con Hegel sarebbe cruciale. Hegel passa dalla scissione solo per riaffermare una sintesi ulteriore, cercando così di non sopprimere la diferenza nell'uno. Per Nietzsche il problema è analogo, ma ribaltato testa-piedi. Per questo se in Hegel è la coscienza a percorrere tutta la fenomenologia fino allo Spirito (l'auto-coscienza di essere in sé e per sé la verità), in Nietzsche non si può pensare che sia sempre una coscienza a ristabilirsi dialetticamente. Deleuze parte soprattutto dal tentativo di pensare la differenza fuori dalla dialettica, toglierla insomma dal negativo.

Le conseguenze sono molte, per esempio una certa abolizione della distinzione fra linguaggio e cosa (tutto è linguaggio), di teoria e prassi (su una scia un po' neoplatonica) o più in generale fra alto e basso. E' la questione dell'immanenza, che si lega a doppio filo con le tematiche nietzschiane dell'affermazione di questo mondo, senza negatività soprassensibili, senza ritorni nell'Aldilà (che non sia l'aldilà dal bene e dal male, cioè oltre ogni alto-basso o altro giudizio di valore umano).

Concludo: quello che ho criticato fin dall'inizio è l'idea che il superuomo sia una coscienza unica e certa di sé come unità. Piuttosto il superuomo è quell'essere che ha cessato di considerare la mancanza un male, l'esilio una privazione, la morte di Dio come una colpa (vedi lo Zarathustra per tutti questi temi). Per questo non si tratta più di essere "soddisfatti" in generale. Il superuomo è l'insoddisfazione elevata a statuto, è volontà di volontà (cioè come ti dicevo è voler mancare di tutto per poter desiderare tutto, pathos della distanza). Si è solo quando si manca, ovvero l'essere è volontà di potenza. Il superuomo quindi paradossalmente è solo quando manca, non è un obbiettivo che si raggiunga come una sintesi hegeliana. Allo stesso modo non è una coscienza piena e padrona, ma è la coscienza di essere un "mancato" (da-per-sempre), è essere sempre un'altro, mantendo coerente solo la propria incoerenza (come una funzione che cresce sempre può avere derivata fissa). Si tratta in qualche maniera di uno stoicismo in cui all'impassibilità si sostituisce una sensibilità estrema, metamorfosi continua e mostruosa (kafkiana) in cui non c'è più organismo ma solo un corpo senza organi, uno spazio libero da determinazioni, capace di ogni potenza. Questo è quella vibrazione di cui parlavo, attiva e passiva insieme, fanciullo e vecchio disperato insieme, mostro e capolavoro, stasi e dinamismo, eterno ritorno e volontà di potenza, contraddizioni tutte vissute come tali e non risolte. Che altro ti posso dire? Si tratta di essere un attore senza parte fissa, mille maschere senza alcun volto, ecc...


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rasema74
messagio Dec 19 2009, 04:24 AM
Messaggio #13


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Prima di tutto complimenti, questa volta sei stato chiarissimo!
E io provo a risponderti di prima mattina,
senza banane fritte nello stomaco dovrei cavarmela meglio pure io.

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 18 2009, 04:43 PM) *
Delle 3 vie da te indicate, io tenderei a posizionarmi FRA le ultime due. L'uomo è la coscienza scissa che si illude continuamente di essere "ego cogito". Il superuomo non è quindi la scissione squallida della psiche (la schizofrenia non è ancora la soluzione), è piuttosto il vivente che sia in grado di accettare sommamente la propria finitezza/manchevolezza/lacerazione interna (cfr. Hegel e la coscienza infelice o Heidegger e l'autenticità, seppur ciascuno concepisca la cosa in modo diverso, con risultati anche opposti).


Se fosse cosi' anche "L'uomo piu' brutto" sarebbe un Superuomo, tanto piu' che accetta anche l'Eterno ritorno!
E invece anche lui, con tutti gli altri uomini superiori, se la da a gambe davanti al Leone!
Purtroppo non riesco a trovare il passo, ma ricordo bene che a un certo punto Zarathustra
fa capire chiaramente agli uomini superiori che essi non vanno ancora bene,
che lui ha bisogno di specchi lisci e puri (se lo trovi e lo posti mi fai un favore...)
Devi capire che se fosse possibile, per un uomo ordianario, pensare il Superuomo,
allora esso non sarebbe proprio niente di speciale!
Nietzsche, attraverso il pensiero dell'Eterno Ritorno, ha messo una specie di spartiacque ma, come vedi, neanche questo basta!
Cioe' il PENSIERO dell'Eterno Ritorno e' l'unico pensiero che ci puo' fare intuire che cosa puo' essere un Superuomo,
ma nulla di piu'. Perche' il Superuomo non puo' essere pensato, ne' tantomeno comunicato, puo' essere solo VISSUTO.

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 18 2009, 04:43 PM) *
Le conseguenze sono molte, per esempio una certa abolizione della distinzione fra linguaggio e cosa (tutto è linguaggio), di teoria e prassi (su una scia un po' neoplatonica) o più in generale fra alto e basso. E' la questione dell'immanenza, che si lega a doppio filo con le tematiche nietzschiane dell'affermazione di questo mondo, senza negatività soprassensibili, senza ritorni nell'Aldilà (che non sia l'aldilà dal bene e dal male, cioè oltre ogni alto-basso o altro giudizio di valore umano).


E qui infatti c'e' la svolta di Gurdjieff, tieniti forte!
Il Soprasensibile e' al di la' della nostra sensibilita' appunto perche' NOI non facciamo altro che
rivolgere all'ESTERNO la nostra attenzione-coscienza. Se noi invece ci sforzassimo di LAVORARE su noi stessi,
principalmente per mezzo dell'OSSERVAZIONE DI SE', di ogni nostro pensiero, emozione, sensazione, respiro, movimento volontario o involontario, esterno o interno, potremmo forse accedere a quel Soprasensibile che e' ANCHE DENTRO DI NOI e che quindi non puo' essere una nostra negazione!
Anzi siamo noi che negando quel Soprasensibile neghiamo la parte piu' sottile di noi stessi! Con i risultati pratici che conosciamo (vedi che fine hanno fatto Nietzsche e Deleuze).
Ma questo Soprasensibile e' sempre MATERIALE! Solo di una sostanza piu' fine che sfugge normalmente alla coscienza.
Niente di irragiungibile, ammesso di voler lavorare sodo e guidati da un bravo Maestro.
Sfortunatamente in Occidente l'Al di la' e' visto solo come qualcosa di esterno, e quindi alla lunga e' opprimente.
In Oriente invece l'Al di la' e' oltre i limiti della mente oscurata dal velo di Maya, l'oppressione e' un autoinganno,
la Liberazione dipende solo da noi (o meglio dalla felice combinazione di karma e casi della vita...)

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 18 2009, 04:43 PM) *
Concludo: quello che ho criticato fin dall'inizio è l'idea che il superuomo sia una coscienza unica e certa di sé come unità. Piuttosto il superuomo è quell'essere che ha cessato di considerare la mancanza un male, l'esilio una privazione, la morte di Dio come una colpa. Per questo non si tratta più di essere "soddisfatti" in generale. Il superuomo è l'insoddisfazione elevata a statuto, è volontà di volontà (cioè come ti dicevo è voler mancare di tutto per poter desiderare tutto, pathos della distanza). Si è solo quando si manca, ovvero l'essere è volontà di potenza.


L'essere della VITA e' volonta' di potenza. Ma ti sfido a trovare in tutto lo Zarathustra un solo passo in cui
il concetto di Superuomo e quello di Volonta' di Potenza sono messi uno accanto all'altro!
Anzi, nella mia tesi ho dimostrato abbastanza chiaramente che la Volonta' di Potenza si ESAURISCE
proprio nel momento in cui si raggiunge il Superuomo che E' LA MASSIMA POTENZA e quindi non puo' volerne altra!

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 18 2009, 04:43 PM) *
Allo stesso modo non è una coscienza piena e padrona, ma è la coscienza di essere un "mancato" (da-per-sempre), è essere sempre un altro, mantendo coerente solo la propria incoerenza. Si tratta in qualche maniera di uno stoicismo in cui all'impassibilità si sostituisce una sensibilità estrema, metamorfosi continua e mostruosa (kafkiana) in cui non c'è più organismo ma solo un corpo senza organi, uno spazio libero da determinazioni, capace di ogni potenza.


Ma non ti rendi conto che cosi' stai parlando di un EMBRIONE?
Questo puo' essere semmai l'INIZIO della storia dell'uomo, non la FINE! Ma il Superuomo E' LA FINE!
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Sgubonius
messagio Dec 19 2009, 05:52 PM
Messaggio #14


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Buon appetito per le banane fritte!!

Vediamo se riusciamo a dare una stretta finale all'interessante discussione!
Parto dalla citazione che cercavi, con le possenti funzioni della ricerca di word ho trovato questo, da "Il saluto":
"Ancora: voi non siete per me né abbastanza belli né abbastanza di buona fattura. Per le mie dottrine io ho bisogno di specchi lisci e puri; sulla vostra superficie anche la mia immagine stessa si deforma. Sulle vostre spalle pesa il gravame di certi ricordi; più d’un nano perverso è annidato nelle vostre latebre. Anche dentro di voi si cela plebe. E per quanto siate elevati e di specie superiore: molto in voi è contorto e deforme. E non c’è fabbro al mondo che vi possa raddrizzare come io vorrei."

Questo viene detto prima del momento in cui l'uomo più brutto sembra pensare l'eterno ritorno e segue la canzone di mezzanotte (a mio giudizio il pezzo più bello di tutto lo Zarathustra... "non è divenuto proprio ora perfetto il mondo?"). Seguo qui con due citazioni sempre prese dalle ultime pagine del libro:

"il loro [degli uomini superiori] sogno ha ancora da masticare qualcosa dalle mie mezzenotti. L’orecchio che ascolta "me", – l’orecchio che "obbedisce" manca nelle loro membra"

Che cosa non sono stati ancora del tutto in grado di ascoltare? Il canto di mezzanotte che recita così:

"così ricco è il piacere, che ha sete di sofferenza, d’inferno, di odio, di vergogna, di storpiato, di "mondo", – perché questo mondo: oh, voi lo conoscete! Uomini superiori, il piacere anela a voi, sfrenato, beato, – alla vostra sofferenza, o malriusciti! Ogni eterno piacere anela a ciò che è malriuscito."

Ora è chiaro che non basta "pensare" (intendendo pensare nel senso tradizionale) l'eterno ritorno per essere Superuomini, ma se consideriamo pensare come lo ha sempre fatto Nietzsche, e cioè sinonimo di vivere, di essere come dicevo tirando in ballo Parmenide, allora è chiaro che ogni pensiero deve essere masticato e somatizzato. Ecco perché non entrerei in distinzioni fra "pensare" il superuomo ed esserlo, come se si fosse ancora in un dualismo soggetto-oggetto. Che poi lo stesso Zarathustra sia ancora solo il profeta e la goccia e non il fulmine è indubbio, ma perché è evidente che lui stesso non ha del tutto vissuto l'eterno ritorno (tanto da dire alla fine della visione e l'enigma: "la nostalgia di quel riso mi consuma"). In altre parole, è vero che non si può comunicare il superuomo, come non si può comunicare una differenza ma si comunicano solo identità: la differenza è sempre qualcosa che deve essere strappata. E' il grande problema anche della poesia.



Riguardo al soprassensibile, il fatto di sostituire una trascendenza platonica con una interno-esterno non mi pare cambiare di molto le carte in tavola. Penso che l'insegnamento di Nietzsche sia abbastanza chiaro a riguardo: noi siamo già esterni, non apparteniamo a noi stessi, e l'unica padronanza che possiamo restaurare è sul caos che siamo. Ritorno alla citazione di sopra: il piacere anela a ciò che è malriuscito! Non si può "riuscire", si può solo accettare la mancanza come cifra necessaria, e con questo sottrarla da ogni giudizio di valore (trans-valutare), fuori da ogni negatività. Quanto mi riferisci di gurdieff è invece perfettamente in linea con la tradizione idealista, per esempio in Hegel, in cui l'esterno diventa un interno per doppia negazione, ma la doppia negazione non è una affermazione totale, le vacche non sono tutte nere! La materialità o l'aldilà religioso non sono qui presi in considerazione, qui si parla sempre di categorie del pensiero. Bisogna rovesciare davvero tutte le tavole dei valori, compresa quella di una certa superiorità dell'interiore sull'esteriore. "Io è un altro" si fanno eco Rimbaud e Nietzsche, tutto è esterno (che è lo stesso che il "tutto è interno, quel che divide" di Holderlin), non c'è coscienza certa di nulla, nemmeno del cogito che ha fondato secoli di filosofia (della certezza per l'appunto, come ha mostrato Heidegger). "Io è la Categoria" come dice Hegel (cioè Io sono il soprassensibile se vuoi) si predica solo della Differenza in sé, cioè del mostro metamorfico. Poi ci sono tantissimi punti di contatto fra lo Spirito Assoluto e il Superuomo, come fra Illuminato e Superuomo, ma non bisogna sottovalutare le piccole divergenze. Soprattutto questa questione dell'ingombro del "negativo", in nome di una immanenza totale in cui non si può più dire che questo è meglio e questo peggio, che quello è saggio e quell'altro no, che questo è mio e quello è Altro, tutto è uguale, ovvero tutto è differenza, cito Deleuze e poi chiudo:

“Ma il Tutto è uguale e Tutto torna possono dirsi solo là dove si è raggiunto il punto estremo della differenza. Soltanto allora è possibile una sola e medesima voce per tutto il multiplo delle infinite vie, un solo e medesimo Oceano per tutte le gocce, un solo clamore dell’Essere per tutti gli essenti. Ma occorre che per ogni essente, per ogni goccia e in ogni via, si sia toccato lo stato di eccesso, cioè la differenza che li sposta e traveste, e li fa tornare, ruotando sulla sua mobile estremità.”

Così arrivo all'ultimo punto: VdP e Superuomo. E' chiarissima la contraddizione fra una volontà che deve crescere sempre e comunque, e un concetto come il superuomo che sembra un "punto di arrivo". Ma è proprio qui il genio di Nietzsche, e la potenza della lettura deleuziana. C'è infatti l'eterno ritorno di mezzo, che sfrutta la metafora del cerchio che dai neoplatonici a Hegel ha avuto tanto successo, perchè nasconde qualcosa di straordinario: un punto fisso intorno a cui si muove tutto. Così bisogna pensare la fedeltà alla terra tramite l'anello del ritorno, per evitare di partire per la tangente. Il superuomo è "il tipo superiore di tutto ciò che è", "tutto ciò che è" è volontà di potenza, ergo il superuomo è come dicevo la volontà di potenza più cristallina (perché no anche lo specchio più liscio), quella che fluisce meglio e più velocemente, senza l'ostacolo dei coagulamenti della morale, dei valori, dei retromondi. Ed il soggetto formato, il padrone del corpo, l'organismo burocratico che delega dal cervello i doveri e le funzioni al resto è l'uomo, ovvero quello che deve essere superato. Il fanciullo-embrione ha simbolicamente in sé il segreto dell'immanenza, della potenza più ricca, della fluidità maggiore. D'altronde nell'eterno ritorno... l'inizio è la fine! tongue.gif


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messagio Dec 20 2009, 07:08 AM
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Beata giovinezza!
Pur non facendo nulla tutto il giorno, riesco appena a starti dietro...
Oggi ti rispondo in ritardo perche' la domenica i bambini vietnamiti
riempiono gli internet cafe' e ci ho messoun po' a trovare un posto libero.

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 19 2009, 06:52 PM) *
Ora è chiaro che non basta "pensare" (intendendo pensare nel senso tradizionale) l'eterno ritorno per essere Superuomini, ma se consideriamo pensare come lo ha sempre fatto Nietzsche, e cioè sinonimo di vivere, di essere come dicevo tirando in ballo Parmenide, allora è chiaro che ogni pensiero deve essere masticato e somatizzato. Ecco perché non entrerei in distinzioni fra "pensare" il superuomo ed esserlo, come se si fosse ancora in un dualismo soggetto-oggetto.


Su questo punto non c'e' possibilita' di accordarsi. Nietzsche ha pensato il Superuomo,
ma SAPEVA benissimo di non essere un Superuomo, al massimo "il primo uomo decente nella storia dell'umanita'".
In Ecce Homo ammise quello che si sapeva gia', di essere un decadent, seppur consapevole di esserlo.
E credo si illuse anche di aver compreso il modo di guarirne... (ma ultimamente non riesco piu' a trovare i passi con google!)
Quindi la DISTINZIONE c'e' eccome!
Anzi, si potrebbe addirittura affermare che chi si limita a pensare il Superuomo non e' che un decadent!

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 19 2009, 06:52 PM) *
Riguardo al soprassensibile, il fatto di sostituire una trascendenza platonica con una interno-esterno non mi pare cambiare di molto le carte in tavola. Penso che l'insegnamento di Nietzsche sia abbastanza chiaro a riguardo: noi siamo già esterni, non apparteniamo a noi stessi, e l'unica padronanza che possiamo restaurare è sul caos che siamo.


Qui mi va bene, ma non e' che ti sei sbagliato a scrivere?
E' esattamente quello che dice Gurdjieff: dobbiamo creare un "Centro di graviata' permanente"
(e gia', anche Battiato e' un ammiratore del vecchio Georges...),
dobbiamo riuscire a INDIVIDUARE un Io che riesca ad assoggettare tutti gli altri piccoli io che creano il caos che siamo.
Oltre cio' parlava anche del lavoro dei diversi centri nell'uomo (intelletuale, emozionale, motore, sessuale, istintivo...)
e di come il caos era dovuto al fatto che ognuno lavorasse con l'energia degli altri...

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 19 2009, 06:52 PM) *
Ritorno alla citazione di sopra: il piacere anela a ciò che è malriuscito! Non si può "riuscire", si può solo accettare la mancanza come cifra necessaria, e con questo sottrarla a ogni giudizio di valore (trans-valutare), fuori da ogni negatività.


E ancora: la citazione sopra era rivolta agli Uomini Superiori che NON SONO IL SUPERUOMO.
Il Superuomo non puo' essere un MALRIUSCITO!
Anzi, se proprio per questo fatto il Superuomo e' anche al di la' del PIACERE (e quindi anche della sofferenza),
allora mi va ancora meglio!
Ti riporto un dialogo con Sri Nisargadatta Maharaj:
I.: Se il sé che è in me, è pace e amore, perché è così inquieto?
M.: Il tuo vero essere non è inquieto; il suo riflesso nella mente appare inquieto perché la mente lo è. È come il riflesso della luna nell'acqua increspata dal vento. Il vento del desiderio increspa la mente, e fa apparire mutevole il "me", che è solo il riflesso del sé nella mente. Ma queste idee di movimento, agitazione, piacere e dolore sono tutte nella mente. Il Sé sta oltre, consapevole, ma impassibile.
I.: Come lo raggiungo?
M.: Tu sei il sé, qui-ora. Lascia la mente sola, fissati nella consapevolezza impassibile, e ti avvedrai che la condizione di vigilanza distaccata, mentre gli eventi vanno e vengono, è un aspetto della tua vera natura.

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 19 2009, 06:52 PM) *
Bisogna rovesciare davvero tutte le tavole dei valori, compresa quella di una certa superiorità dell'interiore sull'esteriore.


Te lo stavo per scrivere ieri, solo che ero stremato. Ma oggi me ne dai l'opportunita'.
Questo anche fa parte dell'insegnamento di Gurdjieff:
<<Il principio su cui si basa la moderna astrologia è quello espresso in sintesi dalla massima che Ermete Trismegisto - il sovrano sacerdote egizio assurto a dignità divina - avrebbe scolpito sulla famosa Tavola di Smeraldo:
"Ciò che è in alto è come ciò che è in basso e ciò che è in basso è come ciò che è in alto".
Cioè: tutto quanto nasce, vive e muore sulla Terra sarebbe regolato dalle stesse leggi che governano il cielo.
L'energia che muove i corpi celesti è dello stesso tipo di quella che anima il corpo umano. Il mondo delle particelle elementari e quello astronomico appartengono ad un unico organismo cosmico nel quale ogni parte è collegata.>>
Come vedi non c'e' nessuna superiorita' dell'interiore sull'esteriore. Tutto e' strettamente connesso.
Ma per cogliere questa connessione BISOGNA andare all'interno ad "aggiustare" quello che non va.
Se non vediamo la connessione e' per un limite della mente:
“L'antico detto 'Come sopra, così sotto' contiene una delle più fondamentali verità sul misticismo.
Significa che non c'è sopra, né sotto, che l'esistenza è una.
Le divisioni sono una creazione della mente.
L'esistenza è senza divisioni.” Osho

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 19 2009, 06:52 PM) *
"Io è un altro" si fanno eco Rimbaud e Nietzsche, tutto è esterno, non c'è coscienza certa di nulla, nemmeno del cogito che ha fondato secoli di filosofia (della certezza per l'appunto, come ha mostrato Heidegger).


Infatti per Nisargadatta & company l'unica certezza e' che IO SONO!
Il "Cogito ergo sum" e' l'inizio dell'errore.

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 19 2009, 06:52 PM) *
Il superuomo è "il tipo superiore di tutto ciò che è", "tutto ciò che è" è volontà di potenza, ergo il superuomo è come dicevo la volontà di potenza più cristallina (perché no anche lo specchio più liscio), quella che fluisce meglio e più velocemente, senza l'ostacolo dei coagulamenti della morale, dei valori, dei retromondi. Ed il soggetto formato, il padrone del corpo, l'organismo burocratico che delega dal cervello i doveri e le funzioni al resto è l'uomo, ovvero quello che deve essere superato. Il fanciullo-embrione ha simbolicamente in sé il segreto dell'immanenza, della potenza più ricca, della fluidità maggiore.


Ma una volonta' cosi' si puo' ancora chiamare Volonta' di Potenza?
La Volonta' di Potenza deve avere quantomeno uno SCOPO, giusto?
Per questo io, nella mia tesi, avevo individuato nel "Popolo Eletto" coloro che avrebbero
"incarnato" la Volonta' di Potenza come "Volonta' di Superuomo".
Il Popolo Eletto aveva una volonta', uno scopo, anche una morale, le nuove tavole dei valori,
perche' aveva la responsabilita' di raggiungere il Superuomo.
Ma per il Superuomo non e' cosi', egli E' LA POTENZA.

La tua sembra una deduzione ineccepibile:

Il superuomo è "il tipo superiore di tutto ciò che è"
"tutto ciò che è" è volontà di potenza
ergo il superuomo è la volontà di potenza più cristallina...

Pero' si potrebbe anche concludere con:

ergo il superuomo è la volontà di potenza più POTENTE,

a tal punto potente da non POTER VOLERE PIU' ALTRA POTENZA!
E quindi, come dicevo, NON E' PIU' Volonta' di Potenza!

Che fatica!
Ci facciamo un crodino?
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Sgubonius
messagio Dec 20 2009, 04:05 PM
Messaggio #16


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Se trovi il crodino in vietnam sì ! laugh.gif

Penso che ci sia solo da limare alcuni dettagli, e arrivare così a definire bene le posizioni.
Siamo praticamente d'accordo per i primi due punti: Nietzsche ha "pensato" il superuomo, cioè lo ha definito e considerato a partire dall'uomo, ma essere il superuomo significa entrare in una condizione in cui pensiero ed essere non sono divisi, per questo non è certo in uno scritto che si può trovare l'evidenza di questa unità. Se poi Nietzsche lo sia "stato" o meno, magari nella catatonia della sua follia, questo non è dato saperlo, e non è nemmeno interessante. Qui siamo nella stessa identica situazione della "teologia negativa": qualunque descrizione, logica, immagine, è ancora una grazia non sufficiente, ma la strada passa da qui se vogliamo intenderci, poi il salto finale sta a ciascuno.

Ora però c'è una differenza grossa rispetto ad ogni "ricongiungimento col Tutto" (un classico della filosofia). In questo caso, il Tutto è un Tutto che manca sempre, è n-1, è il centro di gravità che si sposta, in quanto solo cercato e mai trovato, altro che permanente. Il Superuomo non è la massima potenza, altrimenti sarebbe la morte della volontà di potenza (non posso volere qualcosa che ho o che sono, ed è il motivo per cui la volontà di vita si dimostra inadeguata), ovvero il non-essere puro (per intenderci sarebbe la nolontà). Il Superuomo è invece la volontà che chiude se stessa in circolo, che vuole se stessa (lo scopo quindi è se stessa). La padronanza non è di un Io particolare individuato, è pura impersonalità della VdP. Le cose non mi appartengono più, tutto si coniuga col "si" impersonale o con la formula dell'evento ("piove"). Il caos non si padroneggia, si segue, ci si surfa sopra al più, perchè la coscienza stessa è un flusso tenuto insieme da strali di memoria (pensa alla letteratura, a Joyce)... Davvero bisogna imparare a considerarsi come esteriori a sé, a considerare l'assenza di significato come un monismo del significante, e via dicendo.

Per intenderci, andando proprio sul piatto, Nietzsche è inconciliabile con l'ideale dell'atarassia statica, della quiete eterna. E' tutto l'opposto, e solo questa è la grande novità che ha introdotto rispetto agli altri (tolto in parte Hegel stesso, ma su questo sospendo che c'è da discutere troppo, anche se di fatto la questione della coscienza è proprio centrale). L'esistenza non è senza divisioni, è piuttosto divisione pura, Differenza in sé!!! Tornando alla teologia negativa, siamo in un mondo dove l'uno manca sempre, dove Dio è morto, dove la natura è un Tutto molteplice senza cifra ricorrente, sempre diverso e inappropriabile, nemmeno nel nulla.

La cosa pià difficile è proprio pensare il superuomo come l'elevazione del malriuscito a scopo (dato che la volontà è di potenza, e quindi è volontà di ciò che manca). Suonerà male, ma basta smettere di fare distinzioni fra il riusciuto/perfetto/giusto/buono/alto e l'imperfetto/desiderante/mancante/potenziale. Tutto è potenza, tutto è differenza, tutto è mancanza e divenire. Che senso ha pensare il superuomo come un riuscito? Sarebbe un non-essere, la morte. Così si intende anche l'eterno ritorno come anello della fede in questo mondo (un mondo imperfetto, desiderante, pieno di divisioni, eracliteo). E il superuomo non è altro che questo voler volere!


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rasema74
messagio Dec 21 2009, 02:38 AM
Messaggio #17


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Ciao Sgub,
anch'io ho l'impressione che va meglio rispetto a qualche mese fa!
Comunque ci sono delle novita' che meritano un nuovo post!
Quindi ti rimando a: Superuomo e Sistema Nervoso Universale (aka Eureka!)
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Sgubonius
messagio Dec 21 2009, 06:22 PM
Messaggio #18


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Ooooook!
Però mi devi ancora spiegare perchè il decadent sarebbe chi sopposta su di sé sta benedetta lacerazione, e non chi si rifugia ancora nella quiete di una coscienza superconsapevole e padrona.


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rasema74
messagio Dec 22 2009, 07:11 AM
Messaggio #19


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Ritorno da questa parte, oggi doppio lavoro!

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 20 2009, 05:05 PM) *
Il Superuomo non è la massima potenza, altrimenti sarebbe la morte della volontà di potenza (non posso volere qualcosa che ho o che sono, ed è il motivo per cui la volontà di vita si dimostra inadeguata), ovvero il non-essere puro (per intenderci sarebbe la nolontà). Il Superuomo è invece la volontà che chiude se stessa in circolo, che vuole se stessa (lo scopo quindi è se stessa). La padronanza non è di un Io particolare individuato, è pura impersonalità della VdP. Le cose non mi appartengono più, tutto si coniuga col "si" impersonale o con la formula dell'evento ("piove").


Vediamo di mettere quello che dici alla prova di alcuni frammenti postumi. Eccone uno:
<< L'unica possibilità di mantenere un senso al concetto di «Dio» starebbe nel concepire Dio non come forza efficiente, ma come stato massimo, come un'epoca... un punto nello sviluppo della volontà di potenza, in base al quale si spiegherebbe tanto lo svolgimento ulteriore quanto il prima, ciò che è stato fino a lui.

Considerata meccanicamente, l'energia del divenire totale rimane costante; considerata economicamente, sale fino a un vertice e ridiscende da esso in un eterno circolo; questa «volontà di potenza» si esprime nell'interpretazione, nel modo di usare l'energia -- la meta appare pertanto la trasformazione dell'energia in vita, vita in massima potenza. Lo stesso quantum di energia significa, nei diversi gradi dello sviluppo, cose diverse >>. Giorgio Colli -- Mazzino Montinari, Opere, cit. alla nt. 8, II ed., vol. VIII, pp. 177-8.

Se mi concedi il passaggio Dio>Superuomo non e' quello che ti dico da un po'?

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 20 2009, 05:05 PM) *
Il caos non si padroneggia, si segue, ci si surfa sopra al più, perchè la coscienza stessa è un flusso tenuto insieme da strali di memoria (pensa alla letteratura, a Joyce)... Davvero bisogna imparare a considerarsi come esteriori a sé, a considerare l'assenza di significato come un monismo del significante, e via dicendo.


E il frammento di sopra continua cosi':
<< Ciò che fa l'incremento della vita è l'economia sempre più parsimoniosa e che calcola sempre più lontano, la quale raggiunge ogni volta di più con una forza ogni volta minore... Come ideale, il principio della minima spesa... >>

Francamente non ci vedo nessun LASCIARSI ANDARE al caos, piuttosto una programmazione diretta a uno scopo!
Anche se questo scopo non PUO' essere mantenuto nel flusso del divenire! E infatti...

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 20 2009, 05:05 PM) *
La cosa pià difficile è proprio pensare il superuomo come l'elevazione del malriuscito a scopo (dato che la volontà è di potenza, e quindi è volontà di ciò che manca). Suonerà male, ma basta smettere di fare distinzioni fra il riusciuto/perfetto/giusto/buono/alto e l'imperfetto/desiderante/mancante/potenziale. Tutto è potenza, tutto è differenza, tutto è mancanza e divenire. Che senso ha pensare il superuomo come un riuscito? Sarebbe un non-essere, la morte.


Altro frammento:
<< Per il piano. [...] «Dio» come momento culminante: l'esistenza una continua divinizzazione e sdivinizzazione. Ma in ciò non un culmine di valore, bensì un culmine di potenza.[...]
Il regresso dal culmine nel divenire (dalla suprema spiritualizzazione della potenza sulla base massimamente servile) da presentare come conseguenza di questa forza suprema che, rivolgendosi contro se stessa, poiché non ha più niente da organizzare, adopera la sua forza a disorganizzare... 1) Il sempre maggiore assoggettamento delle società e soggiogamento delle medesime da parte dei pochi, ma dei più forti, 2) il sempre maggiore assoggettamento dei privilegiati e dei forti, e quindi avvento della democrazia, infine anarchia degli elementi >>.
Giorgio Colli -- Mazzino Montinari, Opere, cit. alla nt. 8, II ed., vol. VIII, p. 6.

Capito Sgub? Questo vuol dire che la forza suprema al culmine e' sommamente organizzata!
E quindi non puo' essere malriuscita, non puo' essere uno specchio deformato!

CITAZIONE(Sgubonius @ Dec 20 2009, 05:05 PM) *
Per intenderci, andando proprio sul piatto, Nietzsche è inconciliabile con l'ideale dell'atarassia statica, della quiete eterna. E' tutto l'opposto, e solo questa è la grande novità che ha introdotto rispetto agli altri. L'esistenza non è senza divisioni, è piuttosto divisione pura, Differenza in sé!!! Tornando alla teologia negativa, siamo in un mondo dove l'uno manca sempre, dove Dio è morto, dove la natura è un Tutto molteplice senza cifra ricorrente, sempre diverso e inappropriabile, nemmeno nel nulla.


Il primo frammento si conclude cosi':
<< Che il mondo non tenda a una situazione permanente, è la sola cosa che sia provata. Quindi bisogna pensare il suo stato culminante in modo che non sia uno stato di equilibrio... >>

Questa parte sembra darti ragione, ma tu poi trai delle conclusioni opposte alle premesse di Nietzsche.
Se nel mondo non c'e' equilibrio e' solo perche', giunta ad un massimo, la forza suprema comincia a sfasciare quello che ha organizzato. Tu invece e' come se dicessi: visto che non puo' esserci equilibrio, allora tanto vale lasciarsi andare al caos!
Tipico di voi decadent! laugh.gif
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Sgubonius
messagio Dec 22 2009, 04:50 PM
Messaggio #20


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Noi chi? tongue.gif

Le citazioni dalla "volontà di potenza" sono sempre molto strane, personalmente ritengo sia una delle cose peggiori che Nietzsche abbia mai scritto (e infatti non era proprio soddisfatto dell'abbozzo). E' correttissimo però porre la questione in termini "economici" e di organizzazione, ma è ancor corretto analizzare come la "potenza" sia il vero metro che giustifica ogni economia, e la potenza si massimizza con la "distanza". Se l'energia segue dei cicli, la potenza (almeno a livello del superuomo) non può permettersi di decrescere. Il superuomo non è il picco della sinusoide, è piuttosto colui che fa dei movimenti della vita la sua stessa etica. Per questo non si abbandona al caos, ma piuttosto lo segue, come il cane stoico trainato dal carro non si abbandona (altrimenti verrebbe ancora trascinato) ma corre nella stessa direzione. Ecco la minima spesa è come il minimo attrito, la minima dispersione di energia, ovvero la massima "distanza" (solo rimanendo troppo vicini si fa attrito, ed è il famoso tema dello spirito di gravità). Questa etica però va al di sopra di ogni calcolo (e qui è quanto Heidegger ha misconosciuto ma qui mi fermo perché sarebbe un lungo discorso), non si tratta di uno "scopo" (entelecheia o telos) appartenente alla metafisica della presenza (par-ousia), si tratta di uno scopo mancante, lo scopo della mancanza di scopi, solo così ha senso la distanza-potenza. In altre parole è la creazione senza altro scopo che l'affermazione della vita (la vita che è senza scopo e senza senso), il fare e disfare cumuli di sabbia, come il fanciullo, nell'innocenza. La creazione è la potenza, è l'esperienza della differenza, dell'estensione fino all'affezione di un intero mondo. Posso concordare con te che il Superuomo e Dio hanno delle vicinanze, ma intendendo Dio in maniera incarnata e paradossale: Dioniso o il Crocefisso.

Il decadent è l'opposto, è la forza reattiva, è la miseria del non voler più creare "perchè tanto è inutile". Certo che è inutile, ma bisogna dirlo lo stesso. Si aprirebbe qui un grande tema, quello che Derrida ha chiamato, seguendo Bataille, del passaggio "dall'economia ristretta all'economia generale", che mette in diretto confronto Hegel e Nietzsche, ritenzione e dispersione, presenza e differanza. Basti accennare alla questione dell'etica della differanza (cioè del differire nel doppio significato di ritardare e di mutare), che è ancora quanto sono andato ripetendo finora.


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