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> Rainer Maria Rilke
Sgubonius
messagio Feb 18 2009, 04:36 PM
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Recentemente ho letto un po' di Rilke (Sonetti a Orfeo e Poesie Sparse) ed è fulminante.
Sicuramente uno dei poeti che più ha assimilato la lezione di Nietzsche e che più ha saputo superare il nichilismo insito (anche se latente) nel romanticismo di illustri poeti tedeschi predecessori. Se nel romanticismo veniva portato all'estremo il contrasto fra l'io (lirico e non) e l'ambiente esterno, nella ricerca dell'assoluto hegeliano di sintesi di natura e spirito, qui la barriera del soggetto diventa sempre più blanda (lo spazio che entra nell'io e l'io nello spazio è simbolizzato nel respiro per esempio) e lo stesso poeta invita spesso a "diventare vento", a bruciarsi nel fuoco della metamorfosi eterna, senza un assoluto come scopo, fine, meta. "Nichts wiegend als die Ankunft", niente è pesante come l'arrivo.
E' evidente in versi come questo la disillusione dall'idealismo ottocentesco e l'esaltazione dell'accettazione totale della vita di Nietzsche, con l'inevitabile assunto dell'eterno ritorno ("mit Anfang oft schließt und mit Ende beginnt") e il richiamo al mondo greco, di Dioniso, di Orfeo, del mondo della lira, della musica che sorge dove il linguaggio distrugge se stesso. Il mondo di Rilke è infatti un mondo di incertezza, di impossibilità di conoscere, dove non resta che celebrare ("ich rühme") la transitorietà di un Dio assente, di una mancanza di assoluto che è e spinta vitale, un salto al superuomo, dall'impotenza alla potenza, dalla vaghezza dell'aere alla certezza della fedeltà alla terra, tema già caro a Holderlin (e Nietzsche ovviamente).

Vabbè le parole poi sono sprecate, va letto (meglio se in tedesco!)!
Propongo l'ultimo sonetto (XXIX della seconda parte) dei "Sonetti ad Orfeo", credo che sia eloquente già di suo il riferimento al dionisiaco ("werde Wein") e al contrasto fra divenire (volontà di potenza) ed essere (eterno ritorno) in cui l'uomo è incuneato:


Stiller Freund der vielen Fernen, fühle,
wie dein Atem noch den Raum vermehrt.
Im Gebälk der finstern Glockenstühle
laß dich läuten. Das, was an dir zehrt,

wird ein Starkes über dieser Nahrung.
Geh in der Verwandlung aus und ein.
Was ist deine leidendste Erfahrung?
Ist dir Trinken bitter, werde Wein.

Sei in dieser Nacht aus Übermaß
Zauberkraft am Kreuzweg deiner Sinne,
ihrer seltsamen Begegnung Sinn.

Und wenn dich das Irdische vergaß,
zu der stillen Erde sag: Ich rinne.
Zu dem raschen Wasser sprich: Ich bin.

***

(Traduzione italiana di G. Cacciapaglia)

Tacito amico delle molte lontananza, senti
come lo spazio accresci ad ogni tuo respiro.
Con le fosche campane nella cella oscillando
rintocca anche tu. Ciò che ti consuma

diverrà forza grazie a questo cibo.
Tu entra ed esci dalla metamorfosi.
Qual è la tua esperienza che più duole?
Se t'è amaro il bere, fatti vino.

In questa notte in cui tutto trabocca
sii magica virtù all'incrocio dei tuoi sensi,
dei loro strani incontri sii tu il senso.

E se il mondo ti avrà dimenticato,
di' alla terra immovile: Io scorro.
All'acqua rapida ripeti: Io sono.


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Colui che ha ...
messagio Jun 16 2009, 10:26 PM
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Che i Sonetti siano magnifici non è in dubbio, ma che diventino un simbolo dell'Eterno è affidargli un titolo troppo elevato: non è una poesia così 'abissale'.


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Sgubonius
messagio Jun 17 2009, 02:48 PM
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CITAZIONE(Colui che ha trovato @ Jun 16 2009, 11:26 PM) *
Che i Sonetti siano magnifici non è in dubbio, ma che diventino un simbolo dell'Eterno è affidargli un titolo troppo elevato: non è una poesia così 'abissale'.


Beh è quello che ci si è avvicinato di più forse, no?


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Colui che ha ...
messagio Jun 17 2009, 05:51 PM
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CITAZIONE(Sgubonius @ Jun 17 2009, 03:48 PM) *
Beh è quello che ci si è avvicinato di più forse, no?


Beh è stato uno dei pochi poeti post-Nietzsche. laugh.gif

Comunque nel centesimo della commedia di Dante vi sono sei versi che, seppur non riguardano l'Eterno Ritorno, parlando dell'eternità rivelano in parte una questione molto affine: il rapporto con l'Eterno.


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