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> Dionisiaco e Apollineo & Immaginazione e Razionalità
Dante Gabriel
messagio Jun 29 2010, 10:27 AM
Messaggio #1


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Sto portando come tesina il miglioramento di se stessi inteso come Ubermensh,Abbattimento delle porte della percezione e Ascetismo...quindi la baso fondamentalmente su Nietzsche(Così parlò ...,Nascita della..),Blake(Sposalizio tra inferno e paradiso) e Shopenauher.Per passare dal primo al secondo,ho fatto un paragone tra dionisismo e immaginazione,apollineità e razionalità.Il problema che mi è sorto però è che il dionisiaco nella nascita della tragedia è un istinto sì vitale,ma lo analizza nella sua espressione artistica,e non viene ripreso chiaramente in così parlò,se non nella danza a ritmo della vita del profeta e nel non-affidarsi al metafisico.Quindi la mia domanda è : l'ubermesch come si pone nei confronti del dionisismo,ne è completamente distaccato,o posso metterlo come una delle sue caratteristiche ?Sono disperato ho l'esame tra tre giorni XD
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Sgubonius
messagio Jun 29 2010, 03:34 PM
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Il dionisiaco è indubbiamente tuttuno col superuomo, lasciamo da parte l'evoluzione del concetto di apollineo invece (c'è un topic se ti interessa) che è più complessa e ambigua.
Soprattutto se fai dei confronti fra lo Zarathustra e i Ditirambi di Dioniso, che di fatto si scambiano numerosi rimandi e ricalcano gli stessi concetti di fondo. Provo a farla più breve e semplice possibile: il dionisiaco è fin dalla nascita della tragedia l'immersione completa nell'esistenza in quanto mancanza di forma, di senso e di scopo. La danza sfrenata della baccanti è simbolo del folle e insensato vitalismo che già era stato teorizzato da Schopenhauer ("la volontà è una aspirazione senza fine né scopo"). Il superuomo sarebbe quel tipo di esistenza che ha meno bisogno di formalismi apollinei (di natura reattiva e morali, come avrà modo di rendersi conto Nietzsche nella sua fase più centrale) per sopportare il lacerante (Dioniso è il dio lacerato nella mitologia greca tarda) impulso vitale, cioè la volontà di potenza come gioco di forze insensate.

Qui emerge la grossa differenza con gli ascetismi di tutti i generi e paesi (è lui stesso a dirne peste e corna), perché non si tratta più di "liberarsi" per andare oltre i conflitti in una armonia superiore, né nel nulla totale della nolontà. I conflitti insensati e crudeli della Volontà di Potenza sono l'esistenza stessa, e il superuomo li guarda in faccia e li accetta, senza rimpianti, senza rigurgiti morali e senza sintesi hegeliane. Il divenire è l'unica necessità, e a questo divenire (sempre senza scopo) bisogna rimanere più vicini possibili (fedeltà alla terra, immanenza): l'unica askesis (esercizio) possibile è quella dell'Amor Fati. Fondamentale è qui il pensiero che Nietzsche considerava il più importante, quello dell'eterno ritorno in quanto prova suprema per l'uomo che vuole superare se stesso nell'oltreuomo. Esso infatti imprime il sigillo della necessità sul non-senso (a questo punto sancito da e per sempre) della Volontà di Potenza, sulla sua immanenza, ed è quindi l'unico residuo apollineo che rimane nell'ultimo Nietzsche. E' l'unica "forma" possibile che non sia morale/reattiva/rinunciataria, ma affermatrice.

Se c'è quindi una estensione delle percezioni, è solo nella liberazione dalla morale (morte di Dio e dell'Io), ma senza traslocazioni in retromondi spirituali, anzi è proprio lo spirituale (cioè per Nietzsche il morale) che soffoca l'estensione delle percezioni (Spinoza parlerebbe di affezioni, termine più corretto filosoficamente) e quindi soffoca la vita. Tutto ciò che è ascetismo, pudore, castità, riserbo, esercizio, autocontrollo, in senso più lato diciamo "etica", si libera e distingue dalla morale solo se è esercizio dell'Amor Fati e dell'Eterno Ritorno. Solo cioè se è libero gioco creativo e non rinuncia (Entsagung), di cui l'idea che la volontà di potenza abbia la forma fondamentale dell'arte (e si completa l'idea che il tragico, cioè l'estetico par excellence, sia dionisiaco+apollineo, volontà di potenza + eterno ritorno). In poche parole si è "ribaltato il platonismo" secondo una formula che usa Nietzsche stesso, cioè ci si deve liberare proprio dell'ossessione per il mondo delle idee (cioè la purificazione totale dal mondano, che è sempre il confuso, l'apparenza priva di scopo e rigore, con la pretesa di attingere al noumeno delle sorgenti pure dello spirito, allo Spirito Assoluto chiaro e distinto) per poter sperimentare l'esistenza in massimo grado, perché proprio l'esistenza è una contraddizione, una lotta, un divenire, e cercare di risolvere queste contraddizioni non può che essere la ricerca della cessazione dell'esistenza stessa (cioè nichilismo, e anche l'eterno ritorno e l'amor fati in quanto etiche e askeseis, sono forme di nichilismo, non si sfugge, ma è nichilismo "attivo").

Buona fortuna per l'esame!


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"Innocenza è il fanciullo e oblio, un nuovo inizio, un giuoco, una ruota ruotante da sola, un primo moto, un sacro dire di sì"
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