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> Potenza contro piacere, Analisi di Kaufmann
NIHILO
messagio Apr 9 2008, 08:39 AM
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Walter Kaufmann, intellettuale di origine tedesca ma, come tanti al suo
tempo, trapiantato negli Stati Uniti, ebbe il grande merito di diffondere
oltreoceano la filosofia del nostro.
Il suo più celebre saggio su Nietzsche, "Nietzsche, filosofo, psicologo,
anticristo", contiene un capitolo dal titolo "Potenza contro piacere ".
Voglio invitare chi ha letto questo saggio a commentare questo
capitolo e chi non lo ha letto a esprimere le considerazioni che gli
suggerisce il titolo summenzionato.
Io lo lessi molti anni fa, e questo capitolo mi è rimasto sempre impresso,
ne ricordo in parte il contenuto, ma non ho avuto la possibilità di rinfrescare
la memoria al riguardo perchè non trovo più il libro.
Spero di non aver avuto la sbadataggine di metterlo inavvertitamente tra i libri
che ho dato via.


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NIHILO
messagio May 2 2008, 01:09 PM
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<< Stimo la potenza di una volontà da quanta resistenza, sofferenza,
tortura, tale volontà sopporta e sa trasformare a proprio vantaggio >>.
FP 1887-'88, gr. af.smi 10, af.ma 188.


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NIHILO
messagio May 22 2008, 09:46 AM
Messaggio #3


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CITAZIONE(NIHILO @ May 2 2008, 12:09 PM) *
<< Stimo la potenza di una volontà da quanta resistenza, sofferenza,
tortura, tale volontà sopporta e sa trasformare a proprio vantaggio >>.
FP 1887-'88, gr. af.smi 10, af.ma 188.

Non so se Nietzsche abbia mai letto - ti risulta o meno, Joseph? - il BUSHIDO,
cioè il testo in cui erano codificati i principi - soprattutto psicologici - della guerra,
e che era di fatto il viatico dei samurai, perchè un pensiero come quello espresso
da Nietzsche nell'aforisma surriportato è contenuto, nella sostanza, anche in questo
trattato nipponico, che si riferisce alla capacità di "trasformare lo svantaggio in vantaggio"
come una delle virtu indispensabili del guerriero.


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Sgubonius
messagio May 23 2008, 12:27 PM
Messaggio #4


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CITAZIONE(NIHILO @ May 22 2008, 10:46 AM) *
Non so se Nietzsche abbia mai letto - ti risulta o meno, Joseph? - il BUSHIDO,
cioè il testo in cui erano codificati i principi - soprattutto psicologici - della guerra,
e che era di fatto il viatico dei samurai, perchè un pensiero come quello espresso
da Nietzsche nell'aforisma surriportato è contenuto, nella sostanza, anche in questo
trattato nipponico, che si riferisce alla capacità di "trasformare lo svantaggio in vantaggio"
come una delle virtu indispensabili del guerriero.


Credo che sia molto difficile in quanto il giappone si è fatto conoscere solo verso la fine dell'ottocento, ma certamente un idea di questo tipo è veicolata da tutta la tradizione epicurea che a Nietzsche è molto cara e della quale infatti riprende proprio questa idea.


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"Innocenza è il fanciullo e oblio, un nuovo inizio, un giuoco, una ruota ruotante da sola, un primo moto, un sacro dire di sì"
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NIHILO
messagio May 23 2008, 12:53 PM
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CITAZIONE(Sgubonius @ May 23 2008, 11:27 AM) *
Credo che sia molto difficile in quanto il giappone si è fatto conoscere solo verso la fine dell'ottocento, ma certamente un idea di questo tipo è veicolata da tutta la tradizione epicurea che a Nietzsche è molto cara e della quale infatti riprende proprio questa idea.

Sì è vero, ma sai che Nietzsche, oltre ad avere scritto le sue opere più
importanti alla fine del XIX secolo, era anche molto informato sull'oriente.
Comunque più che di tradizione epicurea penso si possa parlare di tradizione
stoica nel contesto che nella fattispecie ci occupa.

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Sgubonius
messagio May 24 2008, 10:43 PM
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CITAZIONE(NIHILO @ May 23 2008, 01:53 PM) *
Sì è vero, ma sai che Nietzsche, oltre ad avere scritto le sue opere più
importanti alla fine del XIX secolo, era anche molto informato sull'oriente.
Comunque più che di tradizione epicurea penso si possa parlare di tradizione
stoica nel contesto che nella fattispecie ci occupa.

-


Stavo pensando anche io allo stoicismo all'inizio, però non saprei perchè lo stoico in fondo dice che ciò che non è in tuo potere è da sopportare come travisamento del logos a causa delle passioni ("ανέχoυ καί απέχoυ" sopporta e astieniti), non c'è un vero e proprio moto di "utilizzo" dello svantaggio a vantaggio, c'è più una remissione.
D'altro canto mi pare che nella gaia scienza (purtroppo sono tirchio e leggo tutto da prestito in biblioteca, quindi non posso consultare nulla!) Nietzsche parli proprio di Epicuro in questi termini di vera e propria "pietra filosofale" che trasforma pietra in oro (cosi infatti viene chiamato zarathustra dal nano, ed è anche l'idea che c'è quando parla del tramonto che rende d'oro anche il remo del pescatore). Le due atarassie (stoica ed epicurea) mi pare si distinguano proprio da una sorta di passività vs. attività, in un caso il male è da sopportare come logos e necessità (e certo può esserci una dimensione di amore per il sopportare che può tramutarlo in un bene, ma non mi pare sia immediato), nell'altro è da curare col tetrafarmaco per renderlo felicità.


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NIHILO
messagio May 26 2008, 10:01 AM
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CITAZIONE(Sgubonius @ May 24 2008, 09:43 PM) *
Stavo pensando anche io allo stoicismo all'inizio, però non saprei perchè lo stoico in fondo dice che ciò che non è in tuo potere è da sopportare come travisamento del logos a causa delle passioni ("ανέχoυ καί απέχoυ" sopporta e astieniti), non c'è un vero e proprio moto di "utilizzo" dello svantaggio a vantaggio, c'è più una remissione.
D'altro canto mi pare che nella gaia scienza (purtroppo sono tirchio e leggo tutto da prestito in biblioteca, quindi non posso consultare nulla!) Nietzsche parli proprio di Epicuro in questi termini di vera e propria "pietra filosofale" che trasforma pietra in oro (cosi infatti viene chiamato zarathustra dal nano, ed è anche l'idea che c'è quando parla del tramonto che rende d'oro anche il remo del pescatore). Le due atarassie (stoica ed epicurea) mi pare si distinguano proprio da una sorta di passività vs. attività, in un caso il male è da sopportare come logos e necessità (e certo può esserci una dimensione di amore per il sopportare che può tramutarlo in un bene, ma non mi pare sia immediato), nell'altro è da curare col tetrafarmaco per renderlo felicità.

Condivido in sostanza l'analisi, con una sola obiezione: nei precetti etici dettati da Epicuro, si raccomanda di
FUGGIRE il dolore, di "starne lontano" - apèchein -, e secondo me il punto debole di questa impostazione sta
nel fatto che non sempre ciò è possibile; mentre l'etica stoica prescrive di AFFRONTARE il dolore , di non sottrarvisi e
di annientarlo, trasformando così lo svantaggio in vantaggio. Pensa ai fachiri che si seggono sui cocci di vetro o attraversano
tappeti di braci ardenti. Ne risulta di necessità che seguendo le rispettive pratiche, l'epicureo diventi "rammollito"
mentre lo stoico si rafforza sempre di più, nel corpo e nello spirito.
L'etica stoica è molto vicina all'etica buddhista, l' "eudemonismo" epicureo illude gli umani che possa esistere
un paradiso in terra, non a caso la tesi di laurea di Marx verteva sull'atomismo democriteo in primis e in via
subordinata sull'etica epicurea.


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Sgubonius
messagio May 26 2008, 09:46 PM
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CITAZIONE(NIHILO @ May 26 2008, 11:01 AM) *
Condivido in sostanza l'analisi, con una sola obiezione: nei precetti etici dettati da Epicuro, si raccomanda di
FUGGIRE il dolore, di "starne lontano" - apèchein -, e secondo me il punto debole di questa impostazione sta
nel fatto che non sempre ciò è possibile; mentre l'etica stoica prescrive di AFFRONTARE il dolore , di non sottrarvisi e
di annientarlo, trasformando così lo svantaggio in vantaggio. Pensa ai fachiri che si seggono sui cocci di vetro o attraversano
tappeti di braci ardenti. Ne risulta di necessità che seguendo le rispettive pratiche, l'epicureo diventi "rammollito"
mentre lo stoico si rafforza sempre di più, nel corpo e nello spirito.
L'etica stoica è molto vicina all'etica buddhista, l' "eudemonismo" epicureo illude gli umani che possa esistere
un paradiso in terra, non a caso la tesi di laurea di Marx verteva sull'atomismo democriteo in primis e in via
subordinata sull'etica epicurea.


Effettivamente io ho sempre avuto un occhio di riguardo per l'epicureismo e anche Nietzsche dice che è probabilmente il parente più prossimo alle sue teorie (un aforisma della gaia scienza s'intitola "perchè sembiamo epicurei" ma non ricordo cosa dicesse!) però non predica una vera trasformazione dello svantaggio in vantaggio, quanto più un allontanarsi come dicevi tu.
Lo stoicismo ha questa dimensione di "ciò che non mi uccide mi rende più forte" ma ha una ragione di fondo che santura tutto il sistema rispetto all'idea nietzschiana nel senso che toglie la priorità al soggetto per metterla in un logos esterno, mentre nell'epicureismo è sempre l'individuo il protagonista.

Ci vorrebbe un mistone!


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