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> Il SUPERUOMO secondo nemo
nemo
messagio Jun 4 2008, 08:26 PM
Messaggio #121





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CITAZIONE(Sgubonius @ Jun 4 2008, 08:04 PM) *
Solo un appunto rapido rapido (non so se poi dico cose che stirner pensa, per ora mi attengo a quello che dice Nietzsche)...
Il meccanismo diciamo della volontà di potenza fa si che si possa leggere una genealogia della morale per la quale i "forti" cotruiscono i valori e li impongono ai "deboli". Ogni giudizio forte/debole dovrebbe basarsi su questa lotta sul piano volontà di potenza. I "deboli" sottostanno a questi valori fino a dimenticare di essere deboli, e pensando che questi valori siano una loro forza e caratteristica. Idealmente una società gerarchica (qualsiasi società praticamente lo è cmq vabbè) è il risultato immediato di questa lotta. Se vuoi è una sorta di equilibrio "gestito" dalla VdP (quindi nessun criterio iniziale, ma dopo diventano i forti a fare le regole) che dà a ognuno la sua posizione, porre delle leggi che snaturino questo equilibrio è teoricamente sbagliato. L'individuo superiore emerge da sè se non viene tenuto in basso dalla reazione del risentimento dell'inferiore, che è esattamente ciò che va evitato.


e non ti viene il dubbio che il vero forte sia quello, al quale, non gliene frega un cazzo di tutto questo?
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Sgubonius
messagio Jun 4 2008, 09:39 PM
Messaggio #122


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Beh è la storia a determinare chi vince no? La lotta avviene da quando l'uomo si è relazionato col mondo, mano mano le cose sono cambiate (forse) ma sempre la "cultura" che si è imposta (secondo Nietzsche) è quella del vincitore, gli altri si sono adeguati fino a pensarla come propria. Se l'uomo ebraico fosse superiore si sarebbe imposta nel mondo come cultura dominante e avrebbe usato il suo dominio per usare i deboli a suo vantaggio. Peraltro la cultura ebraica si è diffusa proprio come etica dei deboli, soprattutto attraverso il cristianesimo, cioè una cultura di risentimento e di allontanamento dal mondo verso un retro-mondo (i deboli non sono in grado di prendere possesso del mondo, e perciò ne professano l'inferiorità rispetto all'aldilà e cercano così di impedire al forte di possedere il mondo a sua volta).
Poi io la genealogia della morale non l'ho letta quindi non saprei dirti bene!


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Sgubonius
messagio Jun 4 2008, 09:40 PM
Messaggio #123


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CITAZIONE(nemo @ Jun 4 2008, 09:26 PM) *
e non ti viene il dubbio che il vero forte sia quello, al quale, non gliene frega un cazzo di tutto questo?


Infatti il motto di Zarathusta è: "che importa!"
Ma qui non si parla ancora di superuomo, è una fase precedente.


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Arsenio
messagio Jun 4 2008, 10:41 PM
Messaggio #124


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se è “la storia a determinare chi vince” se “sempre la cultura che si è imposta è quella del vincitore” allora la democrazia che si è imposta negli ultimi secoli, secondo tale ragionamento, sarebbe in definitiva la cultura vincente e superiore e quindi la più degna di essere “imposta nel mondo” o sbaglio? ma Stirner e, secondo lui, Nietzsche, mi dicono che la democrazia è solo spazzatura e che invece “il fine della società è creare una società organica come un corpo: ogni elemento è importante, la pelle quanto il cervello, ma esso è diviso secondo una gerarchia”. Inoltre se, come ripetuto più volte da Stirner tale società risulta essere la migliore (per lui) perchè mai sarebbe decaduta? ok lui dice “che il mondo dei valori superiori, aristocratici, e gerarchici è stato distrutto dagli ebrei” ma questo non va a discapito di tale società, sconfitta da “una cultura che si è diffusa proprio come etica dei deboli”?
Il problema è che molte cose non mi tornano, trovo alcuni punti contraddittori, ma forse sono io che non ho compreso bene.
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Sgubonius
messagio Jun 4 2008, 11:44 PM
Messaggio #125


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No hai capito abbastanza bene, infatti all'epoca di Nietzsche la democrazia era ancora lontana, ed essa è il prevalere del risentimento nei confronti delle forze attive. Quindi è un male. Poi che i forti rivinceranno è probabile ma intanto vincono le forze reattive. Credo che sia una roba del genere... poi come ti ho detto non conosco bene questa teoria quindi boh!


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NIHILO
messagio Jun 5 2008, 11:34 AM
Messaggio #126


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CITAZIONE(Sgubonius @ Jun 4 2008, 06:04 PM) *
Solo un appunto rapido rapido (non so se poi dico cose che stirner pensa, per ora mi attengo a quello che dice Nietzsche)...
Il meccanismo diciamo della volontà di potenza fa si che si possa leggere una genealogia della morale per la quale i "forti" cotruiscono i valori e li impongono ai "deboli". Ogni giudizio forte/debole dovrebbe basarsi su questa lotta sul piano volontà di potenza. I "deboli" sottostanno a questi valori fino a dimenticare di essere deboli, e pensando che questi valori siano una loro forza e caratteristica. Idealmente una società gerarchica (qualsiasi società praticamente lo è cmq vabbè) è il risultato immediato di questa lotta. Se vuoi è una sorta di equilibrio "gestito" dalla VdP (quindi nessun criterio iniziale, ma dopo diventano i forti a fare le regole) che dà a ognuno la sua posizione, porre delle leggi che snaturino questo equilibrio è teoricamente sbagliato. L'individuo superiore emerge da sè se non viene tenuto in basso dalla reazione del risentimento dell'inferiore, che è esattamente ciò che va evitato.

...mi sembra che purtroppo questa reazione sia molto comune, spero di sbagliare.


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NIHILO
messagio Jun 5 2008, 11:40 AM
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Comunque credo che il rapporto forza/debolezza sia dinamico e non statico.
I forti - o la genìa dei forti - non sono forti una volta per tutte, del pari i deboli.
Ad esempio i prinicipi russi del settecento-ottocento, grandi proprietari di terre
e di servi della gleba - fino al 1861, anno dell'abolizione della servitù - discendeva-
no da quelle caste feudali guerriere - come quella del famoso principe Nèvskij, che
salvò la Russia dalla prima invasione germanica, cioè quella dei cavalieri teutonici -
che si erano guadagnati col sangue delle battaglie i loro territori, ma il loro "vivere di
rendita" ha indebolito le loro stirpi, che così sono necessariamente decadute con la rivo-
luzione.


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Sgubonius
messagio Jun 5 2008, 12:13 PM
Messaggio #128


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CITAZIONE(NIHILO @ Jun 5 2008, 12:40 PM) *
Comunque credo che il rapporto forza/debolezza sia dinamico e non statico.


Sicuramente, ma in ogni caso credo che per far cadere i forti sia sempre in atto un atteggiamento "debole" di rivalsa, solo quando i forti sono caduti può esserci lo scambio di potere se gli ex-deboli si propongono attivamente per il mondo, imponendo agli ex-forti i loro valori nuovi (valori attivi e non reattivi).


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Arsenio
messagio Jun 5 2008, 01:26 PM
Messaggio #129


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Provo a fare un piccolo sunto:
secondo Sgubonius è la storia, o meglio la “lotta sul piano volontà di potenza”, a determinare il “giudizio forte/debole”. E' tale lotta, quindi, ed il suo evolversi nel tempo a fungere da discriminante e in definitiva da “giudice”sul chi è degno di essere al mondo. Quindi alla mia domanda: CHI è che stabilisce i criteri in base ai quali è possibile fare un distinguo (degno/ non degno, meritevole/non meritevole, giusto/ sbagliato) Sgubonius risponde: “è la storia a determinare chi vince no?”. Ora, fin qui il discorso sembra avere una certa logica, anche se tale approccio risulta molto simile ad una visione darwiniana o meglio assimilabile ad un selvaggio realismo politico (Nietzsche neodarwiniano? Nietzsche machiavellico?). Questo ragionamento sarebbe ancor più logico se si ammettesse che la democrazia, che domina l'età contemporanea, e pertanto uscita vincitrice dalla “lotta”, fosse senza ombra di dubbio la più idonea, la migliore nel governare, avesse il pieno diritto di esercitare il suo dominio. Il mio dubbio è capire se è proprio così: Sgubonius dice che la democrazia “è un male”, “è il prevalere del risentimento nei confronti delle FORZE ATTIVE”, e conclude dicendo.. “che i FORTI rivinceranno è probabile ma intanto vincono le forze reattive”. Sembra quasi, ma potrei sbagliarmi, che Sgubonius e in misura ancora maggiore Stirner, parteggino per un determinato tipo di società (il che è un giudizio rispettabile) che reputano come forza attiva, ossia come forte. Ma questo contraddice il nostro ragionamento iniziale e le stesse parole di Sgubonius (“è la storia a determinare chi vince no?”): insomma delle due l'una! o si reputa la storia ( nel senso di “lotta”) come magistra vitae oppure si da una risposta diversa alla mia domanda CHI è che stabilisce i criteri in base ai quali è possibile fare un distinguo (degno/ non degno, meritevole/non meritevole, giusto/ sbagliato)? e si risponde che è il giudizio soggettivo dell'uomo (o di una cerchia ristretta di uomini) a dare questa risposta ( vero Stirner?); risposta che però rimane limitata, partigiana, interessata, proprio per il semplice fatto di scaturire da un uomo o da alcuni uomini, ma soprattutto per il fatto che mancano le coordinate CERTE per stabilire “questo è meglio di quello” ( riprendendo la mia metafora precedente... l'unico modo per appianare il contrasto tra me e il mio amico Ernesto è quello di IMPORRE uno “standard” di bellezza, mio, suo, di un altro, ma questo non significa scegliere lo standard migliore ne tanto meno quello più vero. Altre soluzioni sono il negoziato oppure la cosiddetta “dittatura della maggioranza”... qual'è la più efficace?). Non so se ho ben reso le mie perplessità..
Vorrei infine fare una piccola provocazione: non sono un grande conoscitore della filosofia di Nietzsche, ma con questi ultimi discorsi ( “lotta”, volontà di potenza, dominio e così via..) non si cade nello “storico” errore fatto da molti nel passato, i quali nel tentativo di vedere un Nietzsche troppo politicizzato, l'hanno eretto a giustificazione dei loro opinabili comportamenti?
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NIHILO
messagio Jun 5 2008, 01:32 PM
Messaggio #130


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CITAZIONE(Sgubonius @ Jun 5 2008, 11:13 AM) *
Sicuramente, ma in ogni caso credo che per far cadere i forti sia sempre in atto un atteggiamento "debole" di rivalsa, solo quando i forti sono caduti può esserci lo scambio di potere se gli ex-deboli si propongono attivamente per il mondo, imponendo agli ex-forti i loro valori nuovi (valori attivi e non reattivi).

Infatti secondo me i deboli divengono forti solo se superano il risentimento.


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NIHILO
messagio Jun 5 2008, 01:33 PM
Messaggio #131


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CITAZIONE(Arsenio @ Jun 5 2008, 12:26 PM) *
Provo a fare un piccolo sunto:
secondo Sgubonius è la storia, o meglio la “lotta sul piano volontà di potenza”, a determinare il “giudizio forte/debole”. E' tale lotta, quindi, ed il suo evolversi nel tempo a fungere da discriminante e in definitiva da “giudice”sul chi è degno di essere al mondo. Quindi alla mia domanda: CHI è che stabilisce i criteri in base ai quali è possibile fare un distinguo (degno/ non degno, meritevole/non meritevole, giusto/ sbagliato) Sgubonius risponde: “è la storia a determinare chi vince no?”. Ora, fin qui il discorso sembra avere una certa logica, anche se tale approccio risulta molto simile ad una visione darwiniana o meglio assimilabile ad un selvaggio realismo politico (Nietzsche neodarwiniano? Nietzsche machiavellico?). Questo ragionamento sarebbe ancor più logico se si ammettesse che la democrazia, che domina l'età contemporanea, e pertanto uscita vincitrice dalla “lotta”, fosse senza ombra di dubbio la più idonea, la migliore nel governare, avesse il pieno diritto di esercitare il suo dominio. Il mio dubbio è capire se è proprio così: Sgubonius dice che la democrazia “è un male”, “è il prevalere del risentimento nei confronti delle FORZE ATTIVE”, e conclude dicendo.. “che i FORTI rivinceranno è probabile ma intanto vincono le forze reattive”. Sembra quasi, ma potrei sbagliarmi, che Sgubonius e in misura ancora maggiore Stirner, parteggino per un determinato tipo di società (il che è un giudizio rispettabile) che reputano come forza attiva, ossia come forte. Ma questo contraddice il nostro ragionamento iniziale e le stesse parole di Sgubonius (“è la storia a determinare chi vince no?”): insomma delle due l'una! o si reputa la storia ( nel senso di “lotta”) come magistra vitae oppure si da una risposta diversa alla mia domanda CHI è che stabilisce i criteri in base ai quali è possibile fare un distinguo (degno/ non degno, meritevole/non meritevole, giusto/ sbagliato)? e si risponde che è il giudizio soggettivo dell'uomo (o di una cerchia ristretta di uomini) a dare questa risposta ( vero Stirner?); risposta che però rimane limitata, partigiana, interessata, proprio per il semplice fatto di scaturire da un uomo o da alcuni uomini, ma soprattutto per il fatto che mancano le coordinate CERTE per stabilire “questo è meglio di quello” ( riprendendo la mia metafora precedente... l'unico modo per appianare il contrasto tra me e il mio amico Ernesto è quello di IMPORRE uno “standard” di bellezza, mio, suo, di un altro, ma questo non significa scegliere lo standard migliore ne tanto meno quello più vero. Altre soluzioni sono il negoziato oppure la cosiddetta “dittatura della maggioranza”... qual'è la più efficace?). Non so se ho ben reso le mie perplessità..
Vorrei infine fare una piccola provocazione: non sono un grande conoscitore della filosofia di Nietzsche, ma con questi ultimi discorsi ( “lotta”, volontà di potenza, dominio e così via..) non si cade nello “storico” errore fatto da molti nel passato, i quali nel tentativo di vedere un Nietzsche troppo politicizzato, l'hanno eretto a giustificazione dei loro opinabili comportamenti?

Storico non equivale a politico.


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Arsenio
messagio Jun 5 2008, 02:32 PM
Messaggio #132


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Hai ragione Nihilo, secondo me però storico equivale “anche e non solo” a politico. Io volevo solo cercare di capire su quali fondamenta Stirner, avvalendosi di Nietzsche, reputa una società gerarchica e verticale migliore di una democratica e orizzontale. Se è come dici tu allora tutto il discorso (compreso il tuo relativo ai principi russi del sette-ottocento e alle caste feudali guerriere) perde la sua base, la sua ragion d'essere. E poi, quando Sgubonius dice che “è la storia a determinare chi vince” e quando Stirner parla di “gerarchia come ordine razionale delle cose”, a cosa si riferiscono? perdona la cavillosità..
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Sgubonius
messagio Jun 5 2008, 04:45 PM
Messaggio #133


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CITAZIONE(Arsenio @ Jun 5 2008, 03:32 PM) *
Hai ragione Nihilo, secondo me però storico equivale “anche e non solo” a politico. Io volevo solo cercare di capire su quali fondamenta Stirner, avvalendosi di Nietzsche, reputa una società gerarchica e verticale migliore di una democratica e orizzontale. Se è come dici tu allora tutto il discorso (compreso il tuo relativo ai principi russi del sette-ottocento e alle caste feudali guerriere) perde la sua base, la sua ragion d'essere. E poi, quando Sgubonius dice che “è la storia a determinare chi vince” e quando Stirner parla di “gerarchia come ordine razionale delle cose”, a cosa si riferiscono? perdona la cavillosità..


La cosa della storia prendila colle pinze, è per dire che ciò che avviene determina la vittoria di uno tongue.gif

Semplicemente diciamo che il vero valore che determina forti e deboli è la volontà (dire sì) alla vita: i signori che ne sono capaci sono attivi, gli altri che non riescono ad accettarlo vogliono imporre una morale del risentimento che predichi l'importanza di un retromondo in modo da privare i signori della loro superiorità. Chi vince determina cosa è buono e giusto. La lotta fra le due forze non porta necessariamente i forti alla vittoria in effetti, è probabile che ora stia vincendo il sentimento del gregge dato che emergono come valori condivisi la democrazia, l'uguaglianza e una certa morale di compassione e oblio del mondo.

Quello che diceva stirner era probabilmente un giudizio di questo tipo: coloro che sono capaci di vivere la vita devono essere gerarchicamente superiori e dettare ciò che è giusto per evitare travisamenti (tipo si creda buono il risentimento e l'ascetismo).


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Arsenio
messagio Jun 5 2008, 05:56 PM
Messaggio #134


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Scusami Sgubonius se insisto su questo punto, ma CHI è che decide come si deve vivere la vita? CHI decide quali sono “coloro capaci di vivere la vita”? tu dici “è probabile che ora stia vincendo il sentimento del gregge dato che emergono come valori condivisi la democrazia, l'uguaglianza”, e se io ti dicessi che per me proprio questo sentimento del gregge equivale al vero modo di vivere la vita? Se ti dicessi che per me l'uguaglianza e la democrazia rappresentano quelli che tu definisci I FORTI , mentre tu l'appelli come deboli? Non credi che così facendo entriamo nella pura e semplice opinabilità? dov'è l'epistéme? ciò che sta su da solo ed è evidente?
Mi sembra di ricadere nel paradosso che ho esposto qualche post fa.. ma allora l'unica soluzione è l'imposizione e SOLO DOPO è possibile stabilire un alto e un basso.. ma chi è che decide quale sia l'imposizione migliore? La forza ( nelle sue varie accezioni)? ma allora non c'è differenza, s-cadendo nel politico, tra democrazia e gerarchia perchè chi vince ha ragione.. tutto il resto, ahimè, è partigianeria?

Ragazzi vi ho annoiato abbastanza.. mi sa che è ora che mi metta a leggere Nietzsche così da trovare da me, le risposte che cerco..
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Sgubonius
messagio Jun 6 2008, 01:53 AM
Messaggio #135


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CITAZIONE(Arsenio @ Jun 5 2008, 06:56 PM) *
Ragazzi vi ho annoiato abbastanza.. mi sa che è ora che mi metta a leggere Nietzsche così da trovare da me, le risposte che cerco..


No rimani!!!Cerco di spiegare meglio...
Nietzsche ha una certa idea per cui la vita terrena (la terra) deve ritrovare la sua importanza perchè gli uomini vivono troppo di ideali e di religione (hegel e il cristianesimo sono i suoi 2 nemici). Dire sì alla vita significa soltanto questo. Perchè dire si sia meglio che dire no e sperare in un aldilà questo non è epistème, nessuna cosa lo è per Nietzsche, anzi perfino l'idea di poter accomunare due cose col principio di individuazione (base della logica e della scienza) lo disgusta!
Se parti dal presupposto che è meglio la fedeltà alla terra il resto va da sè insomma, la democrazia non riconosce la diversità degli uomini e impone un ideale che nell'interesse dei risentiti toglie diritti ai forti. Questo presupposto è la base di Nietzsche fin dalla nascita della tragedia col dionisiaco e l'apollineo, e poi socrate e euripide per la morte della tragedia (razionalismo, volontà di spiegare tutto e allontanamento dall'abisso di sfrenatezza della vita).
Se ti serve più dettaglio chiedi pure magari poi ti risponde anche qualcuno che conosce meglio i primi libri oppure leggi direttamente che è sempre meglio!


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messagio Jun 6 2008, 07:49 AM
Messaggio #136


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CITAZIONE(Arsenio @ Jun 5 2008, 01:32 PM) *
Hai ragione Nihilo, secondo me però storico equivale “anche e non solo” a politico. Io volevo solo cercare di capire su quali fondamenta Stirner, avvalendosi di Nietzsche, reputa una società gerarchica e verticale migliore di una democratica e orizzontale. Se è come dici tu allora tutto il discorso (compreso il tuo relativo ai principi russi del sette-ottocento e alle caste feudali guerriere) perde la sua base, la sua ragion d'essere. E poi, quando Sgubonius dice che “è la storia a determinare chi vince” e quando Stirner parla di “gerarchia come ordine razionale delle cose”, a cosa si riferiscono? perdona la cavillosità..

Io non so se società rigidamente gerarchizzate come quelle del terzo Reich siano migliori o peggiori delle
democrazie, non so in che senso, non so assolutizzare le categorie di bene e di male.
Posso solo tentare una mia interpretazione,e cioè che l'assetto politico migliore in un dato periodo storico è quello
che è percepito come tale dalla maggioranza degli uomini che vive in quel tempo e in quel dato contesto
politico-sociale, culturale ed economico - e quest'ultimo fattore è tutt'altro che indifferente-.
Io personalmente credo che una democrazia liberale sia il compromesso più equilibrato per le società
dell'occidente moderno, ma questo mio giudizio è, ripeto, funzione di un insieme di fattori, perchè anche
i regimi politici liberali hanno avuto al loro interno delle contraddizioni che sono sfociate in guerre coloniali
e mondiali. Per quanto riguarda il mio breve accenno alla situazione dei principi russi, volevo significare che
le gerarchie esistono, ma si basano su rapporti di forza, e quando questi rapporti variano il quadro storico-politico
si modifica, non vedo una contraddizione in questa mia argomentazione perchè appunto non credo che un dato assetto
gerarchico dei rapporti socio-politici possa perpetuarsi "in sè e per sè", come se fosse una categoria metafisica.
Questo lo credevano - o fingevano per comodità di crederlo - gli Absburgo e i Romànov, secondo cui la loro suprema
ed incondizionata autorità sarebbe discesa a loro direttamente da Dio, ma il movimento dialettico incessante della storia
- o, come direbbe Nietzsche, il flusso perenne ancorchè circolare del divenire -li ha palesemente smentiti.


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messagio Jun 6 2008, 08:10 AM
Messaggio #137


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CITAZIONE(Arsenio @ Jun 5 2008, 04:56 PM) *
Scusami Sgubonius se insisto su questo punto, ma CHI è che decide come si deve vivere la vita? CHI decide quali sono “coloro capaci di vivere la vita”? tu dici “è probabile che ora stia vincendo il sentimento del gregge dato che emergono come valori condivisi la democrazia, l'uguaglianza”, e se io ti dicessi che per me proprio questo sentimento del gregge equivale al vero modo di vivere la vita? Se ti dicessi che per me l'uguaglianza e la democrazia rappresentano quelli che tu definisci I FORTI , mentre tu l'appelli come deboli? Non credi che così facendo entriamo nella pura e semplice opinabilità? dov'è l'epistéme? ciò che sta su da solo ed è evidente?
Mi sembra di ricadere nel paradosso che ho esposto qualche post fa.. ma allora l'unica soluzione è l'imposizione e SOLO DOPO è possibile stabilire un alto e un basso.. ma chi è che decide quale sia l'imposizione migliore? La forza ( nelle sue varie accezioni)? ma allora non c'è differenza, s-cadendo nel politico, tra democrazia e gerarchia perchè chi vince ha ragione.. tutto il resto, ahimè, è partigianeria?

Ragazzi vi ho annoiato abbastanza.. mi sa che è ora che mi metta a leggere Nietzsche così da trovare da me, le risposte che cerco..

Come sai Polibio nella sua analisi storiografica enucleò una teoria, chiamiamola politologica, dei cicli storici,
sostenendo che, dopo un periodo di democrazia, in seno alle comunità politiche si può riscontrare un periodo di
"demagogia", cioè un periodo in cui il ceto dirigente, che quindi detiene il potere e la forza che garantisce la sua
sussistenza - il braccio armato - tenta di persuadere quella che potremmo chiamare "l'opinione pubblica" che le ampie
sacche di privilegi quasi castali che ha creato a suo vantaggio e in generale a vantaggio dell'apparato che lo sorregge,
hanno ragione di esistere perchè sono consustanziali al carattere democratico dell'insieme delle leggi e delle istituzioni.
Questo è quello che secondo me più o meno sta accadendo in Italia , paese in cui la democrazia spesso è soltanto formale,
ma le cui sovrastrutture politico-economiche sono congegnate per consentire il perpetuarsi di ceti corporativi in gran parte
parassitari. Quindi non sempre un regime democratico è veramente tale.


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messagio Jun 6 2008, 02:11 PM
Messaggio #138


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CITAZIONE(NIHILO @ Jun 6 2008, 08:49 AM) *
Posso solo tentare una mia interpretazione,e cioè che l'assetto politico migliore in un dato periodo storico è quello
che è percepito come tale dalla maggioranza degli uomini che vive in quel tempo e in quel dato contesto
politico-sociale, culturale ed economico - e quest'ultimo fattore è tutt'altro che indifferente-.


Su questo credo che ci sia ampia condivisione, il punto è che non sempre prevale l'assetto che favorisce il si alla vita, ovviamente questo avviene quando le forze reattive superano quelle attive. Credo si possa distinguere fra forti e deboli (lotta che si decide nella storia) e signori e servi (superiorità individuale che si decide nell'atteggiamento verso la vita)


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messagio Jun 17 2008, 05:11 PM
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Solo per precisare che la mia non intendeva essere un'apologia della democrazia.. era soltanto un esempio.. comunque sto per iniziare a leggere la Gaia Scienza.. vi farò sapere le mie impressioni.. penso sia il libro migliore per iniziare...
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Sgubonius
messagio Jun 18 2008, 01:38 AM
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CITAZIONE(Arsenio @ Jun 17 2008, 06:11 PM) *
Solo per precisare che la mia non intendeva essere un'apologia della democrazia.. era soltanto un esempio.. comunque sto per iniziare a leggere la Gaia Scienza.. vi farò sapere le mie impressioni.. penso sia il libro migliore per iniziare...


Infatti, purtroppo il discorso politico con Nietzsche è sempre delicato perchè in fondo lui stesso credeva nell'individuo più che nello stato per cui... io stesso trovo la politica a tutti i livelli molto simile alle mosche del mercato!


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"Innocenza è il fanciullo e oblio, un nuovo inizio, un giuoco, una ruota ruotante da sola, un primo moto, un sacro dire di sì"
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