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> Nietzsche l'enigmista...
perla negra
messagio Mar 30 2013, 06:43 PM
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Ciao a tutti,

voglio lanciare una discussione su una cosa che ho scritto qualche anno fa. L’oggetto di discussione è il capitolo de La visione e l’enigma.
Non è un’interpretazione classica… è un’interpretazione enigmistica.
A voi il piacere, mi auguro, di leggere quanto segue e di anche di discuterne se capiterà…

Premessa:
«Nicht mehr Hirt, nicht mehr Mensch, - ein Verwandelt, ein Umleuchteter, welcher lachte!»

Ad attirare la mia attenzione sul punto in questione fu un termine, ossia Umleuchteter, con il quale viene descritto il pastore che si è liberato dal morso del serpente. Umleuchteter significa “circonfuso di luce”: secondo il racconto della Trasfigurazione sul Tabor di Matteo il volto di Gesù “ brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce”.

La Visione e l'enigma
Il titolo tedesco di questo capitolo è Vom Gesicht und Räthsel. Già il titolo annuncia una visione e un enigma. Ma se in tedesco Räthsel indica inequivocabilmente un indovinello o un enigma, il termine Gesicht in senso proprio significa faccia, viso, volto. Può significare anche: espressione (Ausdruck); smorfia (Grimasse); o aspetto (Aussehen); o contorno (Umriss); o persona (Person). Infine significa Vision, visione che in tedesco è sinonimo di Erscheinung, apparizione.
Tuttavia un lettore italiano non coglierebbe questa sfumatura visto che il titolo nella nostra traduzione è La visione e l'enigma e tra i vari significati del termine visione nessuno di essi rimanda a faccia, viso, volto.

Il termine viso – Gesicht (che in senso proprio e concretamente indica la parte anteriore della testa umana) in questo contesto sembra più appropriato di faccia o volto poiché deriva dal latino visum (part. pass. di video, vedere), che significa cosa veduta, apparizione, visione, immagine. Perciò il viso, in cui ha sede l'organo della vista vede e - seguendo l'etimologia latina - è visto, è esso stesso una visione.

Sul termine enigma - Räthsel non ci sono dubbi ma vale la pena ricordarne una definizione: enigma è «un breve componimento, per lo più in versi, in cui ambiguamente o allusivamente si propone una parola o un concetto da indovinare». Ma Räthsel vuol dire anche indovinello, «un quesito enigmistico, talvolta in forma di breve componimento in versi, presentato con parole equivoche o ambigue o con una perifrasi riguardante la cosa da indovinare».
(Cfr. Giorgio Colli, La Nascita della filosofia, cap. IV e V: «l'enigma è la formulazione di un'impossibilità razionale che esprime tuttavia un oggetto reale»)

Oltre che nel titolo, il termine Gesicht compare anche nell'invocazione di Zarathustra ai marinai della nave salpata dalle Isole Beate:

A voi, temerari della ricerca e del tentativo [...] a voi, ebbri di enigmi [...] giacché voi non volete con mano codarda seguir tentoni un filo; e dove siete in grado di indovinare vi è in odio il dedurre - a voi soli racconterò l'enigma che io vidi, - il viso/la visione [Montinari: visione] del più solitario tra gli uomini. [euch allein erzähle ich das Räthsel, das ich sah, - das Gesicht des Einsamsten]

Se, con Montinari, traduciamo Gesicht con visione allora potremmo intendere dal seguito della lettura che Zarathustra qui si riferisce alla visione della porta carraia “Augenblick” e considera se stesso come «il più solitario tra gli uomini». Se invece, traduciamo con viso, intendiamo il viso visto da Zarathustra nella seconda parte del suo racconto, ossia il viso del pastore che sarebbe ancora «il più solitario tra gli uomini» [das Gesicht des Einsamsten]

Nell'elogiare la virtù del coraggio durante il dialogo col nano Zarathustra dice: «Il coraggio ammazza anche la vertigine in prossimità degli abissi: e dove mai l'uomo non si trova vicino ad abissi! Non è la vista già di per se un vedere abissi? [Ist Sehen nicht selber – Abgründe sehen?]», quasi a ricordarci l'equivocità del termine Gesicht del titolo.

Zarathustra e il nano arrivano alla porta carraia “Augenblick”. Ora Zarathustra si rivolge al nano che intanto gli è sceso dalle spalle e non lo grava più col suo peso:

Guarda questa porta carraia! Nano! Continuai: essa ha due visi/visioni [Montinari: volti]. Due sentieri convergono qui: nessuno li ha mai percorsi fino alla fine. [Siehe diesen Thorweg! Zwerg! sprach ich weiter: der hat zwei Gesichter. Zwei Wege kommen hier zusammen: die gieng noch niemand zu Ende]

La porta carraia ha due visi o volti, ma non comprendiamo se essi siano rivolti l'uno verso l'altro (per così dire fronte contro fronte) o si diano le spalle (nuca contro nuca).
Quindi nel primo caso (fronte contro fronte) i sentieri si congiungerebbero sotto la porta carraia e i visi avrebbero rispettivamente la visione l'uno dell'altro: sarebbero rivolti l'uno contro l'altro: “contraddizione”.
Nel secondo caso (nuca contro nuca) i sentieri si dipartirebbero dalla porta e dunque i due visi sarebbero rivolti in due direzioni diverse e il loro vedere in direzioni opposte darebbe chiaramente luogo a due visioni diverse, che non si “contraddirebbero”.
Prosegue il racconto:

«Questa lunga via fino alla porta e all'indietro [Diese lange Gasse zurück]: dura un'eternità. E quella lunga via fuori della porta e in avanti [Und jede lange Gasse hinaus]– è un'altra eternità. Si contraddicono a vicenda [Sie wiedersprechen sich, diese Wege], questi sentieri; sbattono la testa l'uno contro l'altro; e qui, a questa porta carraia, essi convergono. In alto sta scritto il nome della porta: “attimo”.
Ma chi ne percorresse uno dei due – sempre più avanti e sempre più lontano: credi tu, nano, che questi sentieri si contraddicano in eterno [glaust du, Zwerg, dass diese Wege sich ewig wiedersprechen]?» «Tutte le cose diritte mentono, borbottò sprezzante il nano. Ogni verità è ricurva, il tempo stesso è un circolo».

Ora comprendiamo che se anche i due visi della porta sono rivolti in direzioni opposte comunque si vedono: il tempo è un circolo, i sentieri sono circolari, l'ottica per così dire sarà circolare: ancora in contraddizione.
Poco dopo il nano, la porta carraia e il ragno scompaiono e cessa anche il bisbigliare. Zarathustra si chiede se sta sognando o se si è appena destato dal sonno: «d'un tratto mi trovai in mezzo a orridi macigni, solo, desolato, al più desolato dei chiari di luna».

E, davvero, ciò che vidi, non l'avevo mai visto [Und, wahrlich, was ich sah, desgleichen sah ich nie]. Vidi un giovane pastore rotolarsi, soffocato, convulso, stravolto in volto [verzerrten Antlitzes] [Montinari: viso], cui un greve serpente nero penzolava dalla bocca. Avevo mai visto tanto schifo e livido raccapriccio dipinto su di un volto [Grauen auf Einem Antlitze] [Montinari: volto]? Forse, mentre dormiva, il serpente gli era strisciato dentro le fauci e – lì si era
abbarbicato mordendo.

Qui Nietzsche usa il termine Antlitz, sinonimo di Gesicht, che in entrambi i casi traduco con volto per non confonderci con viso/visione.
Poi Zarathustra cerca di estrarre il serpente dalla bocca del pastore, ma non ci riesce e così grida.

Il racconto di questa visione si interrompe e Zarathustra ora si rivolge nuovamente ai marinai:

Voi, uomini arditi che mi circondate! Voi, dediti alla ricerca e al tentativo, e chiunque tra di voi si sia mai
imbarcato con vele ingegnose per mari inesplorati! Voi che amate gli enigmi! Sciogliete dunque l'enigma che io allora contemplai, interpretatemi il viso/la visione [Montinari: visione] del più solitario tra gli uomini! Giacché era un viso/una visione [Montinari: visione] e una previsione [Vorhersehn]: - che cosa vidi allora per similitudine [Gleichnisse]? E chi è colui che un giorno non potrà non venire? Chi è il pastore, cui il serpente strisciò in tal modo entro le fauci? Chi è l'uomo, cui le più grevi e le più nere tra le cose strisceranno nelle fauci?

Ora Zarathustra chiede che l'enigma/indovinello narrato in questo secondo racconto venga sciolto, ma qui la seconda visione vista da Zarathustra è un solo viso, quello «del più solitario tra gli uomini». Non due visi come nel caso della porta carraia “Augenblick”, che era bifronte e qualunque fosse la direzione dei due visi o visioni essi avrebbero comunque visto l'uno la visione o il viso dell'altro, contraddicendosi a vicenda. Inoltre, che la visione di Zarathustra di un solo viso sia avvenuta nel sogno o nella realtà non fa alcuna differenza all’interno dl racconto.
Ma la prima visione del «più solitario tra gli uomini»-Zarathustra, era la visione dei due visi della porta carraia che si contraddicevano. Dunque nella seconda visione «il più solitario tra gli uomini»-Zarathustra ha visto la visione di un solo viso, quello del «più solitario tra gli uomini»- Zarathustra.
Zarathustra ha visto la visione o il viso di Zarathustra.

Dunque la risposta dell'enigma è Zarathustra: Zarathustra vede nella visione del pastore il proprio stesso viso, come poi si si narrerà nel capitolo de Il convalescente: Zarathustra si autorispecchia fuori di sé [Selbstspielung]: ha una visione in sequenza di sé stesso: il pastore morente e il pastore trasfigurato: contraddizione: Dioniso… Cristo…

Grazie per l’attenzione.
Perla Negra
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Freddie
messagio Jul 3 2013, 02:26 PM
Messaggio #2


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Davvero molto interessante... e sopratutto ricco di spunti brava Perla

CITAZIONE(perla negra @ Mar 30 2013, 06:43 PM) *
Ciao a tutti,

voglio lanciare una discussione su una cosa che ho scritto qualche anno fa. L’oggetto di discussione è il capitolo de La visione e l’enigma.
Non è un’interpretazione classica… è un’interpretazione enigmistica.
A voi il piacere, mi auguro, di leggere quanto segue e di anche di discuterne se capiterà…

Premessa:
«Nicht mehr Hirt, nicht mehr Mensch, - ein Verwandelt, ein Umleuchteter, welcher lachte!»

Ad attirare la mia attenzione sul punto in questione fu un termine, ossia Umleuchteter, con il quale viene descritto il pastore che si è liberato dal morso del serpente. Umleuchteter significa “circonfuso di luce”: secondo il racconto della Trasfigurazione sul Tabor di Matteo il volto di Gesù “ brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce”.

La Visione e l'enigma
Il titolo tedesco di questo capitolo è Vom Gesicht und Räthsel. Già il titolo annuncia una visione e un enigma. Ma se in tedesco Räthsel indica inequivocabilmente un indovinello o un enigma, il termine Gesicht in senso proprio significa faccia, viso, volto. Può significare anche: espressione (Ausdruck); smorfia (Grimasse); o aspetto (Aussehen); o contorno (Umriss); o persona (Person). Infine significa Vision, visione che in tedesco è sinonimo di Erscheinung, apparizione.
Tuttavia un lettore italiano non coglierebbe questa sfumatura visto che il titolo nella nostra traduzione è La visione e l'enigma e tra i vari significati del termine visione nessuno di essi rimanda a faccia, viso, volto.

Il termine viso – Gesicht (che in senso proprio e concretamente indica la parte anteriore della testa umana) in questo contesto sembra più appropriato di faccia o volto poiché deriva dal latino visum (part. pass. di video, vedere), che significa cosa veduta, apparizione, visione, immagine. Perciò il viso, in cui ha sede l'organo della vista vede e - seguendo l'etimologia latina - è visto, è esso stesso una visione.

Sul termine enigma - Räthsel non ci sono dubbi ma vale la pena ricordarne una definizione: enigma è «un breve componimento, per lo più in versi, in cui ambiguamente o allusivamente si propone una parola o un concetto da indovinare». Ma Räthsel vuol dire anche indovinello, «un quesito enigmistico, talvolta in forma di breve componimento in versi, presentato con parole equivoche o ambigue o con una perifrasi riguardante la cosa da indovinare».
(Cfr. Giorgio Colli, La Nascita della filosofia, cap. IV e V: «l'enigma è la formulazione di un'impossibilità razionale che esprime tuttavia un oggetto reale»)

Oltre che nel titolo, il termine Gesicht compare anche nell'invocazione di Zarathustra ai marinai della nave salpata dalle Isole Beate:

A voi, temerari della ricerca e del tentativo [...] a voi, ebbri di enigmi [...] giacché voi non volete con mano codarda seguir tentoni un filo; e dove siete in grado di indovinare vi è in odio il dedurre - a voi soli racconterò l'enigma che io vidi, - il viso/la visione [Montinari: visione] del più solitario tra gli uomini. [euch allein erzähle ich das Räthsel, das ich sah, - das Gesicht des Einsamsten]

Se, con Montinari, traduciamo Gesicht con visione allora potremmo intendere dal seguito della lettura che Zarathustra qui si riferisce alla visione della porta carraia “Augenblick” e considera se stesso come «il più solitario tra gli uomini». Se invece, traduciamo con viso, intendiamo il viso visto da Zarathustra nella seconda parte del suo racconto, ossia il viso del pastore che sarebbe ancora «il più solitario tra gli uomini» [das Gesicht des Einsamsten]

Nell'elogiare la virtù del coraggio durante il dialogo col nano Zarathustra dice: «Il coraggio ammazza anche la vertigine in prossimità degli abissi: e dove mai l'uomo non si trova vicino ad abissi! Non è la vista già di per se un vedere abissi? [Ist Sehen nicht selber – Abgründe sehen?]», quasi a ricordarci l'equivocità del termine Gesicht del titolo.

Zarathustra e il nano arrivano alla porta carraia “Augenblick”. Ora Zarathustra si rivolge al nano che intanto gli è sceso dalle spalle e non lo grava più col suo peso:

Guarda questa porta carraia! Nano! Continuai: essa ha due visi/visioni [Montinari: volti]. Due sentieri convergono qui: nessuno li ha mai percorsi fino alla fine. [Siehe diesen Thorweg! Zwerg! sprach ich weiter: der hat zwei Gesichter. Zwei Wege kommen hier zusammen: die gieng noch niemand zu Ende]

La porta carraia ha due visi o volti, ma non comprendiamo se essi siano rivolti l'uno verso l'altro (per così dire fronte contro fronte) o si diano le spalle (nuca contro nuca).
Quindi nel primo caso (fronte contro fronte) i sentieri si congiungerebbero sotto la porta carraia e i visi avrebbero rispettivamente la visione l'uno dell'altro: sarebbero rivolti l'uno contro l'altro: “contraddizione”.
Nel secondo caso (nuca contro nuca) i sentieri si dipartirebbero dalla porta e dunque i due visi sarebbero rivolti in due direzioni diverse e il loro vedere in direzioni opposte darebbe chiaramente luogo a due visioni diverse, che non si “contraddirebbero”.
Prosegue il racconto:

«Questa lunga via fino alla porta e all'indietro [Diese lange Gasse zurück]: dura un'eternità. E quella lunga via fuori della porta e in avanti [Und jede lange Gasse hinaus]– è un'altra eternità. Si contraddicono a vicenda [Sie wiedersprechen sich, diese Wege], questi sentieri; sbattono la testa l'uno contro l'altro; e qui, a questa porta carraia, essi convergono. In alto sta scritto il nome della porta: “attimo”.
Ma chi ne percorresse uno dei due – sempre più avanti e sempre più lontano: credi tu, nano, che questi sentieri si contraddicano in eterno [glaust du, Zwerg, dass diese Wege sich ewig wiedersprechen]?» «Tutte le cose diritte mentono, borbottò sprezzante il nano. Ogni verità è ricurva, il tempo stesso è un circolo».

Ora comprendiamo che se anche i due visi della porta sono rivolti in direzioni opposte comunque si vedono: il tempo è un circolo, i sentieri sono circolari, l'ottica per così dire sarà circolare: ancora in contraddizione.
Poco dopo il nano, la porta carraia e il ragno scompaiono e cessa anche il bisbigliare. Zarathustra si chiede se sta sognando o se si è appena destato dal sonno: «d'un tratto mi trovai in mezzo a orridi macigni, solo, desolato, al più desolato dei chiari di luna».

E, davvero, ciò che vidi, non l'avevo mai visto [Und, wahrlich, was ich sah, desgleichen sah ich nie]. Vidi un giovane pastore rotolarsi, soffocato, convulso, stravolto in volto [verzerrten Antlitzes] [Montinari: viso], cui un greve serpente nero penzolava dalla bocca. Avevo mai visto tanto schifo e livido raccapriccio dipinto su di un volto [Grauen auf Einem Antlitze] [Montinari: volto]? Forse, mentre dormiva, il serpente gli era strisciato dentro le fauci e – lì si era
abbarbicato mordendo.

Qui Nietzsche usa il termine Antlitz, sinonimo di Gesicht, che in entrambi i casi traduco con volto per non confonderci con viso/visione.
Poi Zarathustra cerca di estrarre il serpente dalla bocca del pastore, ma non ci riesce e così grida.

Il racconto di questa visione si interrompe e Zarathustra ora si rivolge nuovamente ai marinai:

Voi, uomini arditi che mi circondate! Voi, dediti alla ricerca e al tentativo, e chiunque tra di voi si sia mai
imbarcato con vele ingegnose per mari inesplorati! Voi che amate gli enigmi! Sciogliete dunque l'enigma che io allora contemplai, interpretatemi il viso/la visione [Montinari: visione] del più solitario tra gli uomini! Giacché era un viso/una visione [Montinari: visione] e una previsione [Vorhersehn]: - che cosa vidi allora per similitudine [Gleichnisse]? E chi è colui che un giorno non potrà non venire? Chi è il pastore, cui il serpente strisciò in tal modo entro le fauci? Chi è l'uomo, cui le più grevi e le più nere tra le cose strisceranno nelle fauci?

Ora Zarathustra chiede che l'enigma/indovinello narrato in questo secondo racconto venga sciolto, ma qui la seconda visione vista da Zarathustra è un solo viso, quello «del più solitario tra gli uomini». Non due visi come nel caso della porta carraia “Augenblick”, che era bifronte e qualunque fosse la direzione dei due visi o visioni essi avrebbero comunque visto l'uno la visione o il viso dell'altro, contraddicendosi a vicenda. Inoltre, che la visione di Zarathustra di un solo viso sia avvenuta nel sogno o nella realtà non fa alcuna differenza all’interno dl racconto.
Ma la prima visione del «più solitario tra gli uomini»-Zarathustra, era la visione dei due visi della porta carraia che si contraddicevano. Dunque nella seconda visione «il più solitario tra gli uomini»-Zarathustra ha visto la visione di un solo viso, quello del «più solitario tra gli uomini»- Zarathustra.
Zarathustra ha visto la visione o il viso di Zarathustra.

Dunque la risposta dell'enigma è Zarathustra: Zarathustra vede nella visione del pastore il proprio stesso viso, come poi si si narrerà nel capitolo de Il convalescente: Zarathustra si autorispecchia fuori di sé [Selbstspielung]: ha una visione in sequenza di sé stesso: il pastore morente e il pastore trasfigurato: contraddizione: Dioniso… Cristo…

Grazie per l’attenzione.
Perla Negra



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CITAZIONE
Dei buoni denti e uno stomaco forte - t'auguro questo!
E se ti sei trovato col mio libro,
ti troverai di certo anche con me.
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perla negra
messagio Jul 23 2013, 04:31 PM
Messaggio #3


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CITAZIONE(Freddie @ Jul 3 2013, 03:26 PM) *
Davvero molto interessante... e sopratutto ricco di spunti brava Perla


Ciao Freddie,
grazie per l'apprezzamento!

Mi rendo conto che il letteralismo può apparire noioso però è anche "ricco di spunti" come dici tu.

Sono di ritorno da un viaggio in bici e son passato per Silvaplana e Sils Maria.
Ho letto sul forum le tue impressioni di qualche anno fa...
Il paesaggio è unico e quando c'è il sole lo scenario è meraviglioso: lago, prati, foreste, cime innevate e il vento di Majola che soffia nella valle al pomeriggio
In tutto questo la Nietzsche Haus è un posto freddo e senza "vita" (preserva la memoria, i testi, il "pensiero").
La "vita" è lì fuori, sono gli elementi di quel luogo "incantato".
Sulla famosa pietra piramidale ora cresce qualche pianta... il sentiero che di lì passa prosegue sulla riva del lago Silvaplana e lì ritorna.

La mia esperienza è quella d'esser passato dalla lettera al luogo, ma senza il suggerimento della lettera quel luogo non l'avrei mai cercato.
Nietzsche ha trasfigurato l'esperienza di quel luogo.
Noi trasfiguariamo e travisiamo la lettera ma il luogo, quel luogo rivela la lettera.

Per chiudere:
chissà quanti giri si è fatto il buon Nietzsche intorno a quel lago... chissà quante volte è passato da quella pietra piramidale assorto e solitario... in questo senso intendo ancor meglio il suo "esser fedeli alla terra": il mondo/il corpo come base del pensiero...
Una relazione di elementi...

Grazie e a presto
Perla Negra
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Fulcanelli
messagio Dec 15 2013, 03:01 AM
Messaggio #4


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CITAZIONE(perla negra @ Mar 30 2013, 06:43 PM) *
Ciao a tutti,

voglio lanciare una discussione su una cosa che ho scritto qualche anno fa. L’oggetto di discussione è il capitolo de La visione e l’enigma.
Non è un’interpretazione classica… è un’interpretazione enigmistica.
A voi il piacere, mi auguro, di leggere quanto segue e di anche di discuterne se capiterà…

Premessa:
«Nicht mehr Hirt, nicht mehr Mensch, - ein Verwandelt, ein Umleuchteter, welcher lachte!»

Ad attirare la mia attenzione sul punto in questione fu un termine, ossia Umleuchteter, con il quale viene descritto il pastore che si è liberato dal morso del serpente. Umleuchteter significa “circonfuso di luce”: secondo il racconto della Trasfigurazione sul Tabor di Matteo il volto di Gesù “ brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce”.

La Visione e l'enigma
Il titolo tedesco di questo capitolo è Vom Gesicht und Räthsel. Già il titolo annuncia una visione e un enigma. Ma se in tedesco Räthsel indica inequivocabilmente un indovinello o un enigma, il termine Gesicht in senso proprio significa faccia, viso, volto. Può significare anche: espressione (Ausdruck); smorfia (Grimasse); o aspetto (Aussehen); o contorno (Umriss); o persona (Person). Infine significa Vision, visione che in tedesco è sinonimo di Erscheinung, apparizione.
Tuttavia un lettore italiano non coglierebbe questa sfumatura visto che il titolo nella nostra traduzione è La visione e l'enigma e tra i vari significati del termine visione nessuno di essi rimanda a faccia, viso, volto.

Il termine viso – Gesicht (che in senso proprio e concretamente indica la parte anteriore della testa umana) in questo contesto sembra più appropriato di faccia o volto poiché deriva dal latino visum (part. pass. di video, vedere), che significa cosa veduta, apparizione, visione, immagine. Perciò il viso, in cui ha sede l'organo della vista vede e - seguendo l'etimologia latina - è visto, è esso stesso una visione.

Sul termine enigma - Räthsel non ci sono dubbi ma vale la pena ricordarne una definizione: enigma è «un breve componimento, per lo più in versi, in cui ambiguamente o allusivamente si propone una parola o un concetto da indovinare». Ma Räthsel vuol dire anche indovinello, «un quesito enigmistico, talvolta in forma di breve componimento in versi, presentato con parole equivoche o ambigue o con una perifrasi riguardante la cosa da indovinare».
(Cfr. Giorgio Colli, La Nascita della filosofia, cap. IV e V: «l'enigma è la formulazione di un'impossibilità razionale che esprime tuttavia un oggetto reale»)

Oltre che nel titolo, il termine Gesicht compare anche nell'invocazione di Zarathustra ai marinai della nave salpata dalle Isole Beate:

A voi, temerari della ricerca e del tentativo [...] a voi, ebbri di enigmi [...] giacché voi non volete con mano codarda seguir tentoni un filo; e dove siete in grado di indovinare vi è in odio il dedurre - a voi soli racconterò l'enigma che io vidi, - il viso/la visione [Montinari: visione] del più solitario tra gli uomini. [euch allein erzähle ich das Räthsel, das ich sah, - das Gesicht des Einsamsten]

Se, con Montinari, traduciamo Gesicht con visione allora potremmo intendere dal seguito della lettura che Zarathustra qui si riferisce alla visione della porta carraia “Augenblick” e considera se stesso come «il più solitario tra gli uomini». Se invece, traduciamo con viso, intendiamo il viso visto da Zarathustra nella seconda parte del suo racconto, ossia il viso del pastore che sarebbe ancora «il più solitario tra gli uomini» [das Gesicht des Einsamsten]

Nell'elogiare la virtù del coraggio durante il dialogo col nano Zarathustra dice: «Il coraggio ammazza anche la vertigine in prossimità degli abissi: e dove mai l'uomo non si trova vicino ad abissi! Non è la vista già di per se un vedere abissi? [Ist Sehen nicht selber – Abgründe sehen?]», quasi a ricordarci l'equivocità del termine Gesicht del titolo.

Zarathustra e il nano arrivano alla porta carraia “Augenblick”. Ora Zarathustra si rivolge al nano che intanto gli è sceso dalle spalle e non lo grava più col suo peso:

Guarda questa porta carraia! Nano! Continuai: essa ha due visi/visioni [Montinari: volti]. Due sentieri convergono qui: nessuno li ha mai percorsi fino alla fine. [Siehe diesen Thorweg! Zwerg! sprach ich weiter: der hat zwei Gesichter. Zwei Wege kommen hier zusammen: die gieng noch niemand zu Ende]

La porta carraia ha due visi o volti, ma non comprendiamo se essi siano rivolti l'uno verso l'altro (per così dire fronte contro fronte) o si diano le spalle (nuca contro nuca).
Quindi nel primo caso (fronte contro fronte) i sentieri si congiungerebbero sotto la porta carraia e i visi avrebbero rispettivamente la visione l'uno dell'altro: sarebbero rivolti l'uno contro l'altro: “contraddizione”.
Nel secondo caso (nuca contro nuca) i sentieri si dipartirebbero dalla porta e dunque i due visi sarebbero rivolti in due direzioni diverse e il loro vedere in direzioni opposte darebbe chiaramente luogo a due visioni diverse, che non si “contraddirebbero”.
Prosegue il racconto:

«Questa lunga via fino alla porta e all'indietro [Diese lange Gasse zurück]: dura un'eternità. E quella lunga via fuori della porta e in avanti [Und jede lange Gasse hinaus]– è un'altra eternità. Si contraddicono a vicenda [Sie wiedersprechen sich, diese Wege], questi sentieri; sbattono la testa l'uno contro l'altro; e qui, a questa porta carraia, essi convergono. In alto sta scritto il nome della porta: “attimo”.
Ma chi ne percorresse uno dei due – sempre più avanti e sempre più lontano: credi tu, nano, che questi sentieri si contraddicano in eterno [glaust du, Zwerg, dass diese Wege sich ewig wiedersprechen]?» «Tutte le cose diritte mentono, borbottò sprezzante il nano. Ogni verità è ricurva, il tempo stesso è un circolo».

Ora comprendiamo che se anche i due visi della porta sono rivolti in direzioni opposte comunque si vedono: il tempo è un circolo, i sentieri sono circolari, l'ottica per così dire sarà circolare: ancora in contraddizione.
Poco dopo il nano, la porta carraia e il ragno scompaiono e cessa anche il bisbigliare. Zarathustra si chiede se sta sognando o se si è appena destato dal sonno: «d'un tratto mi trovai in mezzo a orridi macigni, solo, desolato, al più desolato dei chiari di luna».

E, davvero, ciò che vidi, non l'avevo mai visto [Und, wahrlich, was ich sah, desgleichen sah ich nie]. Vidi un giovane pastore rotolarsi, soffocato, convulso, stravolto in volto [verzerrten Antlitzes] [Montinari: viso], cui un greve serpente nero penzolava dalla bocca. Avevo mai visto tanto schifo e livido raccapriccio dipinto su di un volto [Grauen auf Einem Antlitze] [Montinari: volto]? Forse, mentre dormiva, il serpente gli era strisciato dentro le fauci e – lì si era
abbarbicato mordendo.

Qui Nietzsche usa il termine Antlitz, sinonimo di Gesicht, che in entrambi i casi traduco con volto per non confonderci con viso/visione.
Poi Zarathustra cerca di estrarre il serpente dalla bocca del pastore, ma non ci riesce e così grida.

Il racconto di questa visione si interrompe e Zarathustra ora si rivolge nuovamente ai marinai:

Voi, uomini arditi che mi circondate! Voi, dediti alla ricerca e al tentativo, e chiunque tra di voi si sia mai
imbarcato con vele ingegnose per mari inesplorati! Voi che amate gli enigmi! Sciogliete dunque l'enigma che io allora contemplai, interpretatemi il viso/la visione [Montinari: visione] del più solitario tra gli uomini! Giacché era un viso/una visione [Montinari: visione] e una previsione [Vorhersehn]: - che cosa vidi allora per similitudine [Gleichnisse]? E chi è colui che un giorno non potrà non venire? Chi è il pastore, cui il serpente strisciò in tal modo entro le fauci? Chi è l'uomo, cui le più grevi e le più nere tra le cose strisceranno nelle fauci?

Ora Zarathustra chiede che l'enigma/indovinello narrato in questo secondo racconto venga sciolto, ma qui la seconda visione vista da Zarathustra è un solo viso, quello «del più solitario tra gli uomini». Non due visi come nel caso della porta carraia “Augenblick”, che era bifronte e qualunque fosse la direzione dei due visi o visioni essi avrebbero comunque visto l'uno la visione o il viso dell'altro, contraddicendosi a vicenda. Inoltre, che la visione di Zarathustra di un solo viso sia avvenuta nel sogno o nella realtà non fa alcuna differenza all’interno dl racconto.
Ma la prima visione del «più solitario tra gli uomini»-Zarathustra, era la visione dei due visi della porta carraia che si contraddicevano. Dunque nella seconda visione «il più solitario tra gli uomini»-Zarathustra ha visto la visione di un solo viso, quello del «più solitario tra gli uomini»- Zarathustra.
Zarathustra ha visto la visione o il viso di Zarathustra.

Dunque la risposta dell'enigma è Zarathustra: Zarathustra vede nella visione del pastore il proprio stesso viso, come poi si si narrerà nel capitolo de Il convalescente: Zarathustra si autorispecchia fuori di sé [Selbstspielung]: ha una visione in sequenza di sé stesso: il pastore morente e il pastore trasfigurato: contraddizione: Dioniso… Cristo…

Grazie per l’attenzione.
Perla Negra

Bella intuizione, quella dei due visi... e il parallelo viso-visione è estremamente plausibile, visto che Nietzsche era filologo e quindi tali sfumature o ambivalenze di significati le contemplava sicuramente... Ma quando giungi alla soluzione dell'enigma manca la consequenzialità che ha informato tutto il ragionamento precedente... Il punto non consta nella considerazione della distinzione dei due visi di una stessa entità, Zarathustra, che rappresentano l'aspetto dionisiaco e quello di Cristo, quanto nel fatto che, presa consapevolezza della ciclicità del tempo (il serpente), e che questa abbia come effetto quello di nauseare e soffocare, per cui Zarathustra comprende che il pensiero della ciclicità del tempo determina tale stato, si prende coscienza anche della compresenza con l'attimo... Ecco perché vede se stesso, come pastore... i due visi che si incontrano divengono un volto (da "volgere", determinare un cambiamento nella condizione o destinazione di qualcosa; convertire), nel momento in cui il pastore (e Zarathustra) morde il serpente, il che rappresenta il vivere l'attimo consapevolmente... Questa "autocoscienza" fa dell'attimo, non più qualcosa di dipendente dal passato e dal futuro, un derivato passivo e soffocante, bensì un atto liberatorio, che ridetermina, dalla propria prospettiva attuale, sia il passato che il futuro... Perciò Nietzsche potrà dire di "non voler nulla di diverso da quello che è" e "Così volli che fosse". Il prendere consapevolezza di sé nell'attimo, vince l'essere determinati dal tempo e dagli eventi passati o dall'ansia per il futuro, è aver incontrato se stessi sul varco del tempo, come avviene nella percezione di sé nello scorrere del fiume per Eraclito, o nel clinamen-volontà di Epicuro... La volontà che scopre se stessa, vuole tutto ciò che è stato e ciò che sarà, essendone l'unica vera artefice... La volontà di potenza individuata si scopre parte integrante della Volontà di potenza universale e solo così ne viene divinizzata... per questo il pastore, dopo aver morso, si trasfigura, divenendo un dio... un figlio di dio, ma non del dio cristiano, ma di Zeus, Dioniso, appunto... il quale redime il mondo e il male nel mondo, accettandolo e affermandolo per com'è (eterno ritorno), anziché perdonandolo o facendosene carico in quanto peccato, e quindi in realtà condannandolo: "Dioniso contro il Crocifisso... mi si è compreso?"....
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perla negra
messagio Jun 4 2014, 10:39 PM
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CITAZIONE(Fulcanelli @ Dec 15 2013, 03:01 AM) *
Bella intuizione, quella dei due visi... e il parallelo viso-visione è estremamente plausibile, visto che Nietzsche era filologo e quindi tali sfumature o ambivalenze di significati le contemplava sicuramente... Ma quando giungi alla soluzione dell'enigma manca la consequenzialità che ha informato tutto il ragionamento precedente... Il punto non consta nella considerazione della distinzione dei due visi di una stessa entità, Zarathustra, che rappresentano l'aspetto dionisiaco e quello di Cristo, quanto nel fatto che, presa consapevolezza della ciclicità del tempo (il serpente), e che questa abbia come effetto quello di nauseare e soffocare, per cui Zarathustra comprende che il pensiero della ciclicità del tempo determina tale stato, si prende coscienza anche della compresenza con l'attimo... Ecco perché vede se stesso, come pastore... i due visi che si incontrano divengono un volto (da "volgere", determinare un cambiamento nella condizione o destinazione di qualcosa; convertire), nel momento in cui il pastore (e Zarathustra) morde il serpente, il che rappresenta il vivere l'attimo consapevolmente... Questa "autocoscienza" fa dell'attimo, non più qualcosa di dipendente dal passato e dal futuro, un derivato passivo e soffocante, bensì un atto liberatorio, che ridetermina, dalla propria prospettiva attuale, sia il passato che il futuro... Perciò Nietzsche potrà dire di "non voler nulla di diverso da quello che è" e "Così volli che fosse". Il prendere consapevolezza di sé nell'attimo, vince l'essere determinati dal tempo e dagli eventi passati o dall'ansia per il futuro, è aver incontrato se stessi sul varco del tempo, come avviene nella percezione di sé nello scorrere del fiume per Eraclito, o nel clinamen-volontà di Epicuro... La volontà che scopre se stessa, vuole tutto ciò che è stato e ciò che sarà, essendone l'unica vera artefice... La volontà di potenza individuata si scopre parte integrante della Volontà di potenza universale e solo così ne viene divinizzata... per questo il pastore, dopo aver morso, si trasfigura, divenendo un dio... un figlio di dio, ma non del dio cristiano, ma di Zeus, Dioniso, appunto... il quale redime il mondo e il male nel mondo, accettandolo e affermandolo per com'è (eterno ritorno), anziché perdonandolo o facendosene carico in quanto peccato, e quindi in realtà condannandolo: "Dioniso contro il Crocifisso... mi si è compreso?"....


Caro Fulcanelli,
ti ringrazio e anche se è trascorso qualche mese, vorrei fare alcune precisazioni:

1. quanto ho proposto è un'interpretazione in chiave enigmistica: dato un enigma, un gioco poetico, ho cercato una soluzione;
2. il testo de La visione e l'enigma rispetta la forma del gioco: il titolo annuncia che si tratta di un enigma/indovinello e contiene il bisenso (termine con duplice significato, das Gesicht, viso-visione) a cui si riferisce lo svolgimento del gioco: «Sciogliete dunque l'enigma che io allora contemplai, interpretatemi il viso/la visione del più solitario tra gli uomini!»
3. soluzione: das Gesicht des Einsamsten, la visione del più solitario di tutti gli uomini è il viso del più solitario di tutti gli uomini e «il più solitario di tutti gli uomini» è Zarathustra;
4. quanto da te scritto cerca di far quadrare il mio tentativo con un'interpretazione "classica" (se così si può dire) de La visione e l'enigma.

Dunque non mi sembra che la soluzione dell'enigma manchi di consequenzialità visto che Nietzsche, per bocca di Zarathustra, ne ha pure fornito la soluzione nel capitolo de Il convalescente.
Certo, ho scoperto l'acqua calda, ma lo scopo era leggere il capitolo de La visione e l'enigma come un vero e proprio testo enigmistico compiuto.

Secondo quanto hai scritto “il punto non consta nella considerazione della distinzione dei due visi di una stessa entità, Zarathustra... i due visi che si incontrano divengono un volto (da "volgere", determinare un cambiamento nella condizione o destinazione di qualcosa; convertire)”.
Ho dubbi sull'etimologia che proponi di vólto [lat. vŭltus «faccia, aspetto»] (cfr.: http://www.treccani.it/vocabolario/tag/volto/) che non è vòlto (ibidem:uso sostantivato del part. pass. di volgere)... e mi chiedo: in quale punto del racconto si incontrano? In quale punto del racconto si dice che essi divengono uno?
Mi sembra piuttosto che Z. sia lo spettatore della visione del viso del pastore: cioè Z. è lo spettatore della visione del suo viso (si rispecchia), ma questo lo sappiamo perché abbiamo risolto l'enigma!
Quindi non mi sembra che “i due visi che si incontrano divengono un volto”, ma il viso del pastore pur essendo il viso di Z., è visto da Z. fuori di sé, in visione...
Altrimenti perché al termine della narrazione Zarathustra proverebbe nostalgia, Sehensucht, del riso del pastore?

A presto
Perla Negra

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perla negra
messagio Oct 25 2014, 03:56 AM
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Cari forumisti e lettori di questa discussione,

dopo anni di ricerche finalmente ho trovato: qualcuno aveva già risolto l'enigma usando come chiave il termine Gesicht!
All'interno del volume collettaneo Physiognomie Und Pathognomie pubblicato nel 1994 per Walter de Gruyter è contenuto il saggio "Vom Gesicht und Räthsel" Zarathustras physiognomische Metamorphosen di Wolfram Groddeck, Professore di Letteratura tedesca contemporanea presso l'Università di Zurigo. Per i tedescofili, parte del saggio si può leggere su Google Books: http://books.google.cl/books?id=laK0dNZlUu...p;f=false"

Allego il passo che ritengo essenziale:
File Allegato  Groddeck_p._319.pdf ( 68.09k ) Numero di download: 3


Felice di condividere con voi!

A presto
Perla Negra

CITAZIONE(perla negra @ Jun 4 2014, 10:39 PM) *
Caro Fulcanelli,
ti ringrazio e anche se è trascorso qualche mese, vorrei fare alcune precisazioni:

1. quanto ho proposto è un'interpretazione in chiave enigmistica: dato un enigma, un gioco poetico, ho cercato una soluzione;
2. il testo de La visione e l'enigma rispetta la forma del gioco: il titolo annuncia che si tratta di un enigma/indovinello e contiene il bisenso (termine con duplice significato, das Gesicht, viso-visione) a cui si riferisce lo svolgimento del gioco: «Sciogliete dunque l'enigma che io allora contemplai, interpretatemi il viso/la visione del più solitario tra gli uomini!»
3. soluzione: das Gesicht des Einsamsten, la visione del più solitario di tutti gli uomini è il viso del più solitario di tutti gli uomini e «il più solitario di tutti gli uomini» è Zarathustra;
4. quanto da te scritto cerca di far quadrare il mio tentativo con un'interpretazione "classica" (se così si può dire) de La visione e l'enigma.

Dunque non mi sembra che la soluzione dell'enigma manchi di consequenzialità visto che Nietzsche, per bocca di Zarathustra, ne ha pure fornito la soluzione nel capitolo de Il convalescente.
Certo, ho scoperto l'acqua calda, ma lo scopo era leggere il capitolo de La visione e l'enigma come un vero e proprio testo enigmistico compiuto.

Secondo quanto hai scritto “il punto non consta nella considerazione della distinzione dei due visi di una stessa entità, Zarathustra... i due visi che si incontrano divengono un volto (da "volgere", determinare un cambiamento nella condizione o destinazione di qualcosa; convertire)”.
Ho dubbi sull'etimologia che proponi di vólto [lat. vŭltus «faccia, aspetto»] (cfr.: http://www.treccani.it/vocabolario/tag/volto/) che non è vòlto (ibidem:uso sostantivato del part. pass. di volgere)... e mi chiedo: in quale punto del racconto si incontrano? In quale punto del racconto si dice che essi divengono uno?
Mi sembra piuttosto che Z. sia lo spettatore della visione del viso del pastore: cioè Z. è lo spettatore della visione del suo viso (si rispecchia), ma questo lo sappiamo perché abbiamo risolto l'enigma!
Quindi non mi sembra che “i due visi che si incontrano divengono un volto”, ma il viso del pastore pur essendo il viso di Z., è visto da Z. fuori di sé, in visione...
Altrimenti perché al termine della narrazione Zarathustra proverebbe nostalgia, Sehensucht, del riso del pastore?

A presto
Perla Negra

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