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> Hartmann-Nietzsche, Domanda sul libro....
Stirner
messagio Jun 30 2008, 12:05 AM
Messaggio #1


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Ciao, ho trovato un sito interessantissimo sui rapporti Nietzsche-Stirner: http://www.lsr-projekt.de/poly/ennietzsche.html#30

Ho scoperto che Nietzsche conosceva benissimo un libro di Hartmann chiamato "Filosofia dell'inconscio" (Nietzsche ne parla tanto nella seconda inattuale). Sapete dirmi se esiste in commercio(in italiano)?? Lo sto cercando da tutte le aprti ma non riesco a trovarlo!

ciao grazie


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Soltanto con Nietzsche finisce il Medioevo.

Alfred Bäumler.
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Sgubonius
messagio Jun 30 2008, 01:08 AM
Messaggio #2


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Temo che non sia molto diffuso. Nemmeno in Sormani che è la seconda biblioteca d'italia lo hanno.
L'unico che può darti una mano è Joseph!


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"Innocenza è il fanciullo e oblio, un nuovo inizio, un giuoco, una ruota ruotante da sola, un primo moto, un sacro dire di sì"
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Joseph de Sil...
messagio Jul 1 2008, 11:30 AM
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Non mi risulta che esista una traduzione italiana della Philosophie des Unbewußten di Hartmann. Per chi legge l’inglese ce n’è però una recente edizione, Philosophy Of The Unconscious, ed. Kessinger Publishing, 2007, che si può trovare su Amazon.
La filosofia di Hartmann è particolarmente rappresentativa di quella tendenza di pensiero che nella seconda metà dell’Ottocento cerca di fondare metafisicamente il pessimismo di matrice schopenhaueriana ricorrendo a elementi tratti dall’idealismo tedesco. Spesso ironico con Hartmann, Nietzsche ha però esaminato attentamente la sua soluzione al problema dell’infinità o meno del tempo, tema riproposto al dibattito filosofico dall’estensione del principio di entropia in ambito cosmologico. Seguendo il modello argomentativo di Kant nella prima antinomia della Critica della Ragion pura Hartmann ritiene che, se il mondo fosse infinito nel tempo, allora fino a questo istante sarebbe trascorsa un’eternità; ma l’eternità, intesa come insieme infinito di eventi, non può per definizione essere tutta trascorsa (infatti anche dopo questo istante ce ne saranno infiniti altri): è pertanto necessario ammettere un inizio temporale del mondo. Questo inizio per Hartmann deriva (schopenhauerianamente) dall’obiettivazione della volontà di vivere nelle cose. Ma, siccome ritenere che il mondo provenga dalla sola volontà irrazionale e inconscia non spiegherebbe l’emergere, nell’uomo, della ragione e della coscienza, è necessario spingersi oltre Schopenhauer e introdurre, accanto alla volontà, anche un principio razionale, che Hartmann (hegelianamente) definisce “idea”. Il mondo, scaturito dal concorso di tali due principi, è allora (schellinghianamente) un processo dinamico che si muove dall’inconscio verso la coscienza. Nel corso di tale processo l’idea, principio razionale, va gradualmente sviluppando negli esseri viventi la consapevolezza della vanità di tutte le cose, che Hartmann chiama anche “volontà di nulla”, fino a quando quest’ultima prevarrà sulla volontà di vivere e porterà a una decisione collettiva di “annichilamento” che porrà fine al mondo e, con esso, alle sofferenze. Affiancando l’idea alla volontà di vivere, e sostenendo la tesi cosmologica della finitezza temporale del mondo sia nel passato che nel futuro, Hartmann può così evocare il ritorno allo stato di assoluta indifferenziazione antecedente l’origine del mondo sfuggendo all’impasse schopenhaueriana di una volontà unica che nella Noluntas dovrebbe negare se stessa.
Poco più di un fantasioso mélange di alcuni dei più importanti sistemi metafisici dell’epoca, il testo di Hartmann non ha lasciato grandi tracce in ambito teoretico. Diverso discorso va fatto, invece, per ciò che riguarda la storia delle ricezioni: fin dalla sua uscita, nel 1869, Philosophie des Unbewußten ebbe un enorme successo e fu letto da moltissimi intellettuali, proprio perché sembrava poter risolvere le difficoltà dello schopenhauerismo rimanendo fondamentalmente schopenhaueriani. Per ciò che riguarda nello specifico Nietzsche, critico di Hartmann fin dall’inizio, la sua lettura (nonché le successive confutazioni di Dühring e Caspari, per non parlare dell’apporto di Mayer, Vogt etc.) resta comunque importante nella genesi del concetto di eterno ritorno. Per una ricostruzione dettagliata del ruolo svolto da Hartmann su questo tema torno a raccomandare Paolo D’Iorio, La linea e il circolo, Pantograf, Genova, 1993 (soprattutto il capitolo II).
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