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achazia Inviato il: Nov 7 2008, 03:06 PM


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Prima che decidessi di cambiare lavoro, in università ed al liceo dove lo stato mi pagava per ammazzare l'iniziativa di giovani virgulti tramite quell'infrollimento cerebrale chiamato storia della filosofia, ho studiato a fondo la mentalità parrocchiale e pastorale dei colleghi, la stomacante faccia tosta con cui insegnano il mondo rovesciato senza neppure arrossire e dire una volta per tutte: basta con questa tortura, "la scuola", come scriveva l'ottimo Giorgio Colli, "non va riformata, ma va combattuta". Né la scuola, né tantomeno l'università hanno il diritto di appaltare la cultura. Liberiamo la cultura dallo Stato.

Ma i giovani smidollati in transumanza davanti al ministero neppure sognano di combattere lo stato e di salutare il decreto Gelmini come l'inizio di una fine provvidenziale. Hanno paura dei privati questi scioccherelli... studiassero il mecenatismo che produsse i capolavori che il moderno stato mediocre ha potuto solamente restaurare. Studiassero meglio il marxismo che molti di loro professano, il quale non vuole forme assolute, men che meno la scuola pubblica.

Io amo citare dai pensieri leopardiani una vera perla di psicologia che non ho mai trovato neppure in Nietzsche, e citando a memoria fa pressappoco così : "L'educazione in Italia consiste in una colossale truffa perpetrata dalla vecchiaia ai danni della gioventù, si dice ai giovani "fuggite i piaceri, non fate come noi, studiate, rimandate il momento in cui vivrete e ne trarrete sicuro giovamento". Da ciò il mio disprezzo per quei genitori che si svenano per far studiare i figli e credono pure di sacrificarsi per loro. Quanto paternalismo, quante sabadine, e quanta volontà di controllo dietro a tutto ciò!! e quella del genitore non è forse come la mano che tiene il bisturi desiderosa di castrare?
Nella vita occorre lavorare e subito, e lo studio o è un mezzo per sopravvivere, un manuale pratico, o è un pistolotto pretesco degno delle madri di famiglia che affollano le nostre cattedre scolastiche.
  Forum: Novità a carattere culturale · Anteprima Messaggio: #7430 · Risposte: 16 · Visite: 11,513

achazia Inviato il: Sep 14 2008, 01:48 PM


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CITAZIONE(Sgubonius @ Sep 14 2008, 01:09 PM) *
Dissento. La cultura non migliora la predisposizione intellettuale dell'individuo ma gli da solo in mano un arma per fingersi capace. Oggi perdiamo tempo a insegnare ad emeriti imbecilli volumi e volumi di letteratura, filosofia e poesia quando gli stessi non ne sono minimamente all'altezza. E' questo che produce saggi come quello in questione, privi di una reale profondità di pensiero e portati avanti da persone con tanta cultura e poca intelligenza, che così continuano a creare spazzatura anzichè andare alle cose fondamentali. La cultura non è di tutti, perchè pochi hanno la sensibilità per capire veramente le grandi anime che hanno plasmato la cultura, e gli altri possono solo arrivare ad una conoscenza mediata, mai vissuta con l'autore, pur colla presunzione di avere com-preso, che è sempre un possedere. Questo è l'ennesimo trionfo della logica della tecnica, anche mascherata da umanesimo.
E credo che Nietzsche sarebbe all'incirca della stessa idea riguardo soprattutto alle massificazioni di ogni specie.


Sottoscrivo in pieno. L'università ripugna anche a me. Ormai l'unica forma di ricerca filosofica sembra essere divenuta il gossip. Un importante ed influente personaggio del panorama filosofico italiano un giorno mi disse "Non cerchi di fare filosofia come duecento anni fa', si limiti alla storia delle idee, oggi la ricerca filosofica consiste in questo".
  Forum: Nietzsche Link · Anteprima Messaggio: #6389 · Risposte: 30 · Visite: 28,667

achazia Inviato il: Sep 12 2008, 04:53 PM


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CITAZIONE(NIHILO @ Sep 10 2008, 03:40 PM) *
Benvenuto achazia, un altro ottimo conoscitore di filosofia e non solo che
si aggrega al nostro forum. Da quello che posso capire leggendoti, conosci
bene il tedesco, o mi sbaglio?


Me la cavo ma ho ancora molto da imparare. Un saluto e spero di avere occasione di intervenire in altre interessanti discussioni.
Ciao
  Forum: Nietzsche Link · Anteprima Messaggio: #6371 · Risposte: 75 · Visite: 205,149

achazia Inviato il: Sep 9 2008, 06:39 PM


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Secondo me Colli è oltre Wittgenstein, perché se questo distingue le proposizioni logiche in tautologie e contraddizioni il "teorema di Colli" afferma precisamente che non v'è alcuna differenza fra tautologia e contraddizione. Con ciò il valore di verità è distrutto come voleva il Nietzsche degli appunti postumi critico del principio di contraddizione e della nozione logica di verità (terza parte de La volontà di potenza).

Su Heidegger ho lavorato per poco più di un'annetto prima di abbandonare un progetto su "Heidegger e la mistica" che mi aveva fruttato una borsa di studio. Ricordo, anche grazie all'aiuto degli appunti, che il mio saggio preferito era contenuto in Holzwege ed era "L'epoca dell'immagine del mondo", un ritratto impeccabile della civiltà della tecnica e della sua ideologia. Quello che voglio dire è che in tempi di imperante neopositivismo è necessario "braccare" questo genere di argomenti con maggiore aderenza ai contesti attrezzandosi di conseguenza con lo stesso bagaglio concettuale che usava, per esempio, Carnap nel criticare l'autore di Sein und Zeit.

Come scrisse il nostro Antonio Gramsci: "La superstizione scientifica porta con sè illusioni così ridicole e concezioni così infantili che la stessa superstizione religiosa ne viene nobilitata".
Ciao
  Forum: Nietzsche Link · Anteprima Messaggio: #6342 · Risposte: 75 · Visite: 205,149

achazia Inviato il: Sep 8 2008, 12:32 AM


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CITAZIONE(Sgubonius @ Sep 7 2008, 07:39 PM) *
Credo che una serie di pensatori di peso maggiore si siano cimentati in dimostrazioni meno matematiche e più pregnanti. Basti pensare a Wittgenstein che da grande matematico e logico ha smontato tutto il sistema del suo tractatus o a Heidegger. Siamo talmente abituati alla razionalità da presupporne l'esistenza e da saldare così il legame causa-effetto all'infinito, ma è solo un eredità di stampo metafisico di cui fatichiamo a separarci.


Conosco Heidegger più di Wittgenstein. Non lo ritengo un pensatore di peso maggiore dell'incompreso Colli. Colli ha speso qualche parola su Heidegger parlando delle sue "fantasie etimologiche", e sappiamo bene che l'autore dell'edizione critica delle opere di Nietzsche non era a digiuno né di greco né di tedesco. Comunque è solo la mia opinione. Ciao
  Forum: Nietzsche Link · Anteprima Messaggio: #6325 · Risposte: 75 · Visite: 205,149

achazia Inviato il: Sep 7 2008, 04:36 PM


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Nella formula che ho scritto non compare a perché mi sembrava sottinteso il legame fra l'intorno di a e |y-L|, ad ogni modo è meglio scrivere:
L è limite di f(x) per x tendente ad a se:
per ogni coppia ordinata C(eps,delta) se x appartiene all'intervallo ]a-delta,a+delta[ allora f(x) appartiene all'intervallo ]L-eps,L+eps[
la quale è falsa perché esistono coppie che non soddisfano. Per questa ragione Colli trova k, cioè trova le altre coppie ordinate che non godono della tal proprietà.
Se si scrive invece, secondo la forma ortodossa: per ogni eps esiste almeno un delta tale che se x appartiene all'intervallo ]a-delta,a+delta[ allora f(x) appartiene all'intervallo ]L-eps,L+eps[
allora sembra che tutto fili liscio. Ma il problema resta che il quantificatore universale nella forma ortodossa della definizione di limite, come già detto, è tale solo in apparenza. Quando Colli scrive che la definizione di limite "offre un esempio grandioso di come la natura della ragione sia stata costretta e piegata nella direzione dell'utile" indica il fatto che non si chiamino le cose per nome ma, secondo un'interpretazione sbagliata, si conferiscano ad esse un significato che non hanno.

Aggiungo che i paradossi di Zenone non sono affatto stati risolti. Anche in questo caso bisogna intendersi su che cosa sia una soluzione. Mi limito per questioni di tempo a citare il Boyer, anche se la questione è molto complessa e meriterebbe ben altri sforzi: "Se si pretende che ai paradossi di Zenone sia data una soluzione adeguata al nostro senso di continuità come essenzialmente diverso dal discreto, occorre dire che non è stata elaborata una risposta più soddisfacente di quella di Aristotele" (Carl Benjamin Boyer, Storia del calcolo e il suo sviluppo concettuale, traduz. it. Alfredo Guaraldo e Saverio Tortoriello, Bruno Mondadori, Milano, 2007, pag.46.

A tutt'oggi Giorgio Colli è il pensatore che meglio di ogni altro ha criticato i dogmi della razionalità moderna. Mia opinione.
  Forum: Nietzsche Link · Anteprima Messaggio: #6319 · Risposte: 75 · Visite: 205,149

achazia Inviato il: Sep 7 2008, 10:39 AM


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CITAZIONE(phys- @ Aug 31 2007, 03:34 PM) *
Mah, dubito fortemente che risponderà a tono.
La sua tesi l'ho iniziata a leggere...

Qualche argomento io ce l'ho: qui ad esempio.

G. Colli, Filosofia dell’Espressione, Adelphi, pgg. 224–225.

<img src="http://primolevi1.interfree.it/errori.jpg" border="0" class="linked-image" />

Ci sono diversi errori:

- I valori assoluti di y - L non sono necessariamente > 0
Per esempio la funzione costante f(x) = C ha evidentemente y - L = 0 in ogni intorno indipendentemente dal fatto che a sia escluso

- Anche supponendo |y - L| > 0 non è vero che esista k minore di tutti i valori assoluti di y - L
E' un errore nell'ordine dei quantifcatori logici, infatti è vero che fissato |y - L| > 0 si può trovare un k minore di esso, ma questa relazione è vera solo in quel particolare caso, non certo per tutti; poiché nel caso generale invece si possono prendere valori arbitrariamente piccoli di |y - L| quando si può applicare la definizione di limite, nessun k positivo fissato soddisferà mai la disuguaglianza per tutti i |y - L|

- Pertanto non sussiste la disuguaglianza con i k, k1_, ..., k_n (che non si capisce a cosa servano peraltro, ne bastava uno)

- Altro errore di quantificatori logici nella parte finale: Colli presuppone di fissare |y - L| > k > 0 e poi prendere valori arbitrariamente piccoli di epsilon e ottenere così una contraddizone; ma la definizione di limite dice che per ogni epsilon fissato devono essere soddisfatte le condizioni successive, quindi di volta in volta prima si fissa epsilon e poi si verifica se esiste |y - L| < epsilon entro le condizioni della definizione
In pratica la definizione di limite si basa su questa struttura logica:
Per ogni ... esiste ... tale che se ... allora ...
Quindi non ha senso cercare di confutarlo se prima non si ha dimestichezza con argomenti come l'ordine dei quantificatori in una proposizione logica.
Mi spiace andarci giù così pesante con l'ottimo Colli, ma la dialettica è fatta così: chi ha argomenti li usa; poi si può rifiutare sdegnosamente la dialettica ma a mio parere è una china pericolosa.


Colli conosce talmente bene il procedimento mediante cui si vincola una variabile da fornirne una deliziosa satira nei quaderni de La ragione errabonda. "Il concetto di limite" dice più o meno "è dimostrato mediante un sofisma simile a quello del velato" "Conosci questo uomo?" "No" "Allora non conosci tuo padre". Analogamente "Prendi un eps a piacere" "Preso" "E invece non è a piacere ma più grande del valore che prendo io".

Se la definizione di limite fosse formulata in questa maniera: "L è limite di f(x) per x che tende ad a se per ogni coppia ordinata C(eps, |y-L|) vale la proprietà S: |y-L|<eps".

Essa sarebbe palesemente falsa perché esistono anche coppie ordinate C per cui non vale la proprietà suddetta e vale invece |y-L|>=eps. Si dovrebbe allora dire "Esiste almeno una coppia C per cui vale la proprietà S". Ma siccome "almeno uno" in questo caso esprime una particolarità in senso stretto (se si legge con attenzione le opere colliane per lui la particolarità è sempre in senso stretto, cioè tale che la particolare affermativa coimplica la particolare negativa), allora ne discende che "Esiste almeno una coppia ordinata C tale che non vale S". A questo punto il limite risulta indefinito perché l'affermazione risulta vera e non vera. Quest'ultimo caso rispecchia la condizione di un giudizio contingente (se ancora una volta si leggesse con più attenzione si scoprirebbe che Colli rifiuta l'uso dei quantificatori perché la sua logica è modale ed il quantificatore è per lui un trasposizione imperfetta di un operatore modale), ed in effetti Colli dice che il limite è un oggetto contingente.

Invece di considerare coppie ordinate C si crede di ovviare al problema scegliendo prima un membro della coppia poi l'altro per conservare la possibilità di dire "a piacere" e di usare il quantificatore universale. Ma si ottiene una variabile vincolata, un'ente matematico privo di valore logico perché non è né universale né particolare. Colli non contesta il procedimento algoritmico in sè, ma la sua traduzione logica. Non si può dire "a piacere" ciò che non è a piacere, non si può mettere insieme particolarità e universalità alla rinfusa e la doppia quantificazione si rivela un semplice sofisma come quelli di cui parla Aristotele nel capitolo 24 delle Confutazioni Sofistiche.
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